Le parole d’ordine di Xi Jinping: sovranità, comunità e multipolarismo

Si è svolta agli inizi dello scorso mese di luglio su invito del Partito Comunista Cinese (PCC), la riunione di numerosi rappresentanti di partiti politici (comunisti e non) di tutto il mondo: il summit internazionale online era organizzato in occasione del centesimo anniversario della fondazione del PCC. All’evento hanno preso parte esponenti di partiti al potere, come il Partito Comunista di Cuba o il Partito Comunista del Vietnam, ma anche di partiti all’opposizione e di dimensioni più ridotte, come il Partito Comunista della Svizzera o il Partito del Lavoro dell’Ungheria. Durante il summit, introdotto dal presidente Xi Jinping (Segretario Generale del PCC), sono intervenuti politici di spicco come Miguel Díaz-Canel (Primo Segretario del PC di Cuba), Evo Morales (Leader del Movimento al Socialismo boliviano), Nguyen Phu Tong (Segretario Generale del PC del Vietnam) così come pure diversi esponenti politici europei, come José Luis Centella (Presidente del PC di Spagna) e il socialdemocratico greco George Papandreou (Presidente dell’Internazionale Socialista).

Il presidente del PCE spagnolo José Luis Centella ha preso la parola durante l’incontro.

L’umanità ha un futuro condiviso: no alla nuova guerra fredda

La liberazione dallo stato di povertà di milioni di cinesi è sicuramente un risultato di cui Xi Jinping va fiero. Ma nel corso della sua relazione introduttiva, egli ha affrontato anche altri temi: non solo ha ribadito che “la Cina non cercherà mai l’egemonia” nel senso di costruire sfere di influenza, ma ha sottolineato più volte che Pechino non può raggiungere i suoi obiettivi senza il supporto anche degli altri Paesi e degli altri Partiti del mondo. Tutti i partiti – ha spiegato il leader cinese – dovrebbero dunque collaborare per il bene dell’umanità, il cui destino e futuro sono condivisi su valori comuni come la pace, lo sviluppo, la democrazia e la libertà. Dalle parole di Xi Jinping è emerso dunque l’impegno della Cina nella costruzione di un mondo multipolare basato su relazioni multilaterali.

Xi Jinping, che ha fatto cenno anche alla necessità di restituire valore alle scienze e alla protezione della natura (con un esplicito riferimento alla volontà di raggiungere la neutralità climatica), ha ribadito più volte la necessità di ridurre le differenze sociali fra Paesi poveri e Paesi ricchi e ha sottolineato l’importanza che a tutte le nazioni sia riconosciuto il diritto a uno sviluppo indipendente, non essendo questo un privilegio destinato a pochi Stati. Sottintesa qui è la tradizione anti-coloniale della Repubblica Popolare e una critica sottile all’imperialismo atlantico.

Riferimento divenuto esplicito poco più tardi, quando il Segretario Generale del PCC ha parlato di democrazia: quest’ultima è sì un diritto per tutti i Paesi ma – ha sottolineato Xi – esistono diverse vie per raggiungere un sistema democratico e il “giudizio sul fatto che uno Stato sia o meno democratico spetta al proprio popolo e non a una manciata di altri paesi” occidentali, quelli che esportano i loro modelli politici con la guerra e che sanzionano i paesi che non obbediscono a una visione liberale del mondo.

Il Presidente cinese ha anche sottolineato che non esiste alcun paradigma univoco per la modernizzazione, per la quale anzi ogni Paese (che in tale processo merita il rispetto degli altri Stati) deve trovare la propria strada senza ingerenze estere, e in tal senso ha affermato la necessità di lottare contro tutti gli embarghi che colpiscono i Paesi non allineati e ha ribadito la volontà del PCC a sviluppare una cooperazione internazionale.

L’Africa guarda alla Cina con sempre più rispetto anche grazie ai vaccini

Dopo il rappresentante cinese hanno preso la parola numerosi altri capi di Stato. La maggior parte degli interventi si sono concentrati sulla lotta contro la pandemia (che ancora colpisce duramente molti Paesi e che può essere sconfitta soltanto con la cooperazione e non con accuse reciproche come fa invece il presidente americano Joe Biden) e sulla necessità di sviluppare delle relazioni multilaterali, affinché si possa costruire un mondo multipolare e di pace, basato sul rispetto della sovranità reciproca.

Cina e Africa sono da tempo legate da forti legami di cooperazione.

Emmerson Mnangagwa, Presidente dello Zimbabwe, ha ad esempio ringraziato la Cina per aver messo a disposizione di molti Paesi africani i propri vaccini, a differenza di quanto fatto dalle potenze occidentali. Gli ha fatto eco Cyril Ramaphosa, presidente sudafricano che ha contestato il “nazionalismo vaccinale” dei paesi occidentali e ha speso parole di stima per il ruolo avuto dai comunisti del suo Paese nella lotta all’apartheid. Hage Geingob, Presidente della Namibia e Presidente dell’Organizzazione del Popolo dell’Africa del Sud-Ovest, ha invece sottolineato la volontà di costruire il “socialismo dai colori namibiani” che ha finora saputo, anche prendendo spunto del metodo di lavoro del Partito Comunista Cinese, investire ampiamente in sanità ed educazione. Denis Sassou Nguesso, Presidente della Repubblica del Congo e Leader del locale Partito del Lavoro, ha messo in evidenza l’importante ruolo svolto da Pechino nella lotta contro la povertà e nella lotta contro i cambiamenti climatici.

Dagli interventi di questo summit è dunque nuovamente emersa l’importanza delle relazioni d’amicizia fra la Cina e numerosi Paesi africani, che grazie a queste forme di cooperazione riescono a promuovere i rispettivi processi di sviluppo, emancipandosi dal giogo neo-coloniale cui le multinazionali europee li hanno costretti dopo la prima fase della decolonizzazione. Al contrario di quanto sostiene la propaganda occidentale, il ruolo cinese in Africa è infatti di straordinaria importanza e si basa sul rispetto della sovranità nazionale e dell’indipendenza politico-economica dei Paesi, principi peraltro espressi già dall’allora presidente cinese Jiang Zemin nel 1996.

Il futuro è l’Eurasia

Nursultan Nazarbaev, ex-leader kazako, ha contestato la corsa agli armamenti e le guerre commerciali, insistendo sulla necessità di sviluppare relazioni internazionali basate sulla “coesistenza pacifica” (facendo riemergere antichi ricordi sovietici). Una coesistenza fra sistemi diversi che aiuterebbe anche ad affrontare le gravi conseguenze sociali che la pandemia da COVID-19 ha provocato alle classi popolari, ai paesi poveri e – ha aggiunto – ai rifugiati. Ha preso poi la parola il primo ministro russo Dimitri Medvedev che per l’occasione ha ricordato le strette relazioni fra Mosca e Pechino, aiutandosi con cenni di storia dell’Unione Sovietica, citata come sostenitrice della Rivoluzione maoista. Medvedev ha persino ricordato come il 6° Congresso del PC cinese (che ha definito “una forza politica potente orientata al socialismo”) si svolse proprio vicino a Mosca. Dai Balcani è intervenuto anche il presidente della Serbia Alexander Vucic che oltre ad aver lodato l’impegno anti-colonialista dei cinesi ha sottolineato l’importanza del principio di “una sola Cina” che fra le righe e riportato alla realtà serba denota come il problema del secessionismo kosovaro (mai riconosciuto nemmeno dai cinesi) resta un problema per Belgrado. In generale si denota una sempre maggiore integrazione eurasiatica anche grazie al progetto della Nuova via della seta.

L’ex presidente kazako Nazarbaev è intervenuto al summit online.

I comunisti svizzeri presenti al summit: multipolarismo è pace!

Al summit ha partecipato anche una delegazione dalla Svizzera: il nostrano Partito Comunista era rappresentato dal suo segretario politico Massimiliano Ay e da Luca Frei, coordinatore della Gioventù Comunista. La partecipazione dei comunisti svizzeri dimostra che la dimensione di un partito non ha una grande importanza nell’internazionalismo promosso dai cinesi. Le relazioni fra il Partito Comunista della Svizzera ed il Partito Comunista Cinese stanno crescendo peraltro in modo notevole nel corso degli ultimi mesi, come dimostrano i numerosi inviti a summit internazionali documentati dagli stessi comunisti svizzeri sui social. Il PC svizzero, infatti, era già stato invitato in maggio al Simposio Mondiale dei Partiti politici marxisti (leggi qui) e in giugno a un’assemblea sui risultati conseguiti sul piano economico e sociale a Shanghai (leggi qui). I comunisti svizzeri, dal canto loro, continuano a promuovere in Svizzera un’intensificazione delle relazioni fra il proprio Paese e la Cina, che ha un ruolo fondamentale nello sviluppo di un mondo multipolare e pacifico, libero dal dominio unipolare degli USA e dei loro alleati dell’UE.

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