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Xi Jinping convoca 58 partiti: urgente rilanciare il marxismo contro la nuova guerra fredda

Il presidente cinese Xi Jinping è intervenuto con un messaggio al Simposio Mondiale dei Partiti politici marxisti promosso giovedì 28 maggio in forma online dal Partito Comunista Cinese. Tramite la piattaforma Zoom si sono riuniti i leader di 58 partiti comunisti da varie parti del pianeta, per un totale di 48 paesi rappresentati. Ciascuno è intervenuto con una relazione politica provando ad apportare una riflessione originale sulle innovazioni nel campo dell’ideologia e del pensiero marxista. Fra i presenti vi erano partiti al potere come il Partito Comunista di Cuba e il Partito Comunista del Vietnam; partiti che stanno al governo del proprio Paese come il Partito Comunista del Sudafrica, il Partito Comunista del Nepal, nonché quello spagnolo e siriano, ma naturalmente anche partiti che stanno all’opposizione come il Partito Comunista della Federazione Russa, il Partito Comunista degli Stati Uniti d’America, ecc.

Basta con l’esitazione: ci vuole più cooperazione fra i partiti

Xi Jinping, che è anche segretario generale del Partito Comunista Cinese, ha affermato che il marxismo non solo è “pieno di vitalità nella Cina del 21° secolo”, ma ha sottolineato come esso sia una “teoria scientifica che rivela i modelli alla base dello sviluppo della società umana” e che rappresenta “il formidabile strumento teorico che usiamo per capire il mondo ed effettuare il cambiamento”. Quello che manca, e a cui Xi Jinping ha fatto espressamente appello, è una più stretta collaborazione fra i partiti comunisti, rafforzando il dialogo e gli scambi, e a tal proposito – ha confermato il leader cinese – “il PCC è pronto a promuovere congiuntamente la causa del progresso umano e la costruzione di una comunità con un futuro condiviso per l’umanità con i partiti politici marxisti di tutto il mondo”. E questo seconodo i principi “di indipendenza, uguaglianza, rispetto reciproco e non ingerenza negli affari interni altrui” ha sottolineato il dirigente cinese che ha esplicitamente invitato i presenti a “unirci e opporci insieme alla nuova guerra fredda: il mondo vuole giustizia, non egemonia”. Xi Jinping – che ha ribadito di rifiutare una nuova divisione del mondo in campi geopolitici contrapposti – ha chiosato: “chi cammina da solo va più veloce, ma con gli amici va più lontano”. Da Pechino insomma sembrano dire che, nel contesto della nuova guerra fredda in corso e dell’accresiucta sinofobia, il momento è giunto affinché chi si riconosce nel marxismo e aspiri a un mondo multipolare e di pace abbandoni ogni esitazione e ogni distinguo intellettuale e si organizzi politicamente nei partiti comunisti per rafforzarli.

Abbiamo resistito alle pressioni e proseguito sulla via socialista

Il responsabile delle relazioni internazionali del Comitato Centrale del PCC, Song Tao, nel suo discorso introduttivo ha spiegato che lo squilibrio a livello internazionale sta crescendo e ha allertato i presenti sui rischi della “nuova guerra fredda” voluta dagli USA ai cui diktat anche l’UE si appiattisce, ma nel contempo ha fornito un messaggio di speranza: “il socialismo è uscito dal sogno ed è diventato realtà”! In effetti nonostante le pressioni internazionali sempre più forti – ha continuato Song Tao – “la Cina ha persistito nel socialismo e ha avuto successo: nei 70 anni sotto la guida del Partito Comunista Cinese, una media di oltre 10 milioni di persone ogni anno sono state sollevate dalla povertà. La povertà viene insomma affrontata in un modo che non ha precedenti nella storia”.

Dal conflitto sino-sovietico alla Nuova via della seta

Il presidente del KPFR russo Gennady Zyuganov, dopo aver assicurato che “la Cina continua a sviluppare creativamente il marxismo-leninismo imparando dai nostri errori durante il periodo dell’Unione Sovietica”, ha dichiarato: “il mondo ha bisogno di cambiamenti radicali e le persone di tutti i paesi hanno bisogno di un ordine e di un sistema internazionali nuovi di zecca”. Gli ha fatto eco il rappresentante del Partito Comunista della Bielorussia, che ha individuato nella “Belt and Road Initiative”, cioè la Nuova via della seta, “la piattaforma più efficace per consentire la collaborazione a livello mondiale”. Sulla stessa linea d’onda anche i comunisti latinoamericani: “dopo il crollo dell’Unione Sovietica, gli USA hanno rafforzato la loro egemonia, ma con l’ascesa della Cina sulla scena internazionale, l’imperialismo statunitense sta gradualmente scomparendo” ha dichiarato il rappresentante del Partito Comunista del Cile, divenuto di recente il secondo partito per numero di voti alle elezioni comunali del paese.

L’eurocentrismo è finito: rinnovare il marxismo partendo dalla Cina

Il presidente del Vatan Partisi conclude i dibattiti del simposio marxista

Fra i contributi più originali del dibattito vi è stato quello del Vatan Partisi turco, a cui infatti il PC cinese ha deciso di concedere l’onore di concludere il simposio, lodandolo esplicitamente: il suo presidente Dogu Perinçek ha sottolineato come il socialismo scientifico debba forzatamente rinnovarsi poiché Marx e Engels sono morti nel 19° secolo e già a inizio ‘900 Lenin ha saputo apportare una notevole innovazione rendendo il marxismo adeguato all’epoca dell’imperialismo, oggi osservando l’esperienza rivoluzionaria della Cina occorre fare altrettanto: un approccio molto “maoista” verrebbe da dire, secondo il metodo “teoria – prassi – nuova teoria”. Ai tempi dei fondatori del socialismo scientifico il discorso rivoluzionario era infatti eurocentrico: “è solo con il 20° secolo che il socialismo scientifico ha abbracciato l’intera umanità e il fulcro della rivoluzione si è spostato verso le nazioni oppresse” ha spiegato Perinçek facendo sorgere così nuove forme di rivoluzione di tipo principalmente “nazional-democratico”. Oggi, pur con una prospettiva di apertura al socialismo, siamo ancora in questa fase, ha concluso il dirigente turco, dove la forza motrice sono gli stati nazionali che lottano contro l’imperialismo.

Invitati anche i comunisti svizzeri: “siamo in una fase nuova”

I comunisti svizzeri: “Neutralità e indipendenza favoriranno la cooperare sino-svizzera”

Dalla Svizzera l’unica organizzazione invitata era il Partito Comunista guidato da Massimiliano Ay. Da noi raggiunto Ay commenta: “è un evento a cui ci sarebbe piaciuto intervenire e i compagni cinesi ci avevano effettivamente invitato, purtroppo motivi organizzativi ci hanno impedito di partecipare, ma fra poche settimane da Pechino ci hanno già chiesto di prendere parte a un altro simposio”. Essere rivoluzionari – diceva Fidel Castro – significa comprendere il momento storico e le relazioni fra comunisti cinesi e svizzeri – ci conferma Ay – sembrano nettamente cresciute negli ultimissimi tempi: “il nostro ultimo Congresso del 2016 ha individuato la contraddizione fondamentale della nostra epoca e cioè quella che vede opposto l’imperialismo atlantico al nascente multipolarismo: la politica e l’economia, anche quella svizzera naturalmente, si declina oggi su questa nuova base. Noi ci siamo collocati correttamente in questa contraddizione e ciò suscita da un lato l’interessamento dei comunisti cinesi, ma dall’altro anche la rabbia dei giornalisti europeisti”. Ay rileva in conclusione che questi simposi convocati dal Partito Comunista Cinese “sono una boccata di aria fresca” poiché riescono a unire partiti comunisti che solo pochi decenni fa si insultavano vicendevolmente a causa delle conseguenze dello scisma fra i marxisti-leninisti degli anni ‘60.

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