I comunisti ticinesi vogliono uscire dalla “Sinistra Europea”!

in Ticino e Svizzera di

Si è tenuta lo scorso week-end a Bellinzona la Conferenza Cantonale del Partito Comunista Ticinese che ha preparato il Congresso Nazionale del Partito Svizzero del Lavoro (PSdL) che si svolgerà a Zurigo il prossimo 14/15 maggio 2011. Alla presenza di una sessantina di militanti, l’assemblea è stata aperta da Francesco Vitali, giovanissimo esponente del movimento giovanile del Partito, il quale ha ricordato il 36° anniversario della fine della guerra in Vietnam e la proclamazione dell’unità nazionale sotto le bandiere del socialismo nel paese asiatico, uno dei miti del movimento progressista dei decenni passati.

Dopo una accesa discussione la sezione ticinese dei comunisti svizzeri ha deciso di proporre al PSdL di non continuare l’esperienza all’interno del Partito della Sinistra Europea (SE). Una decisione forte, molto severa, che sarà ora posta alla decisione definitiva del partito nazionale, il quale non per forza, però, seguirà l’indicazione dei ticinesi: è noto come nella Svizzera francese non manchino le simpatie per un’organizzazione che rinunci al marxismo e che favorisca l’adesione della Svizzera all’Unione Europea. Di tutt’altro avviso la sezione ticinese che vuole essere moderna nei metodi, flessibile nella tattica, ma coerente e rigorosa con il marxismo, strumento di analisi ritenuto ancora quanto mai attuale per elaborare proposte politiche convincenti a sinistra.

Come il nostro portale aveva scritto (vedi: http://www.sinistra.ch/?p=657) i comunisti svizzeri già da qualche mese erano in subbuglio per le ultime decisioni del loro partito europeo di riferimento: se la scelta di accogliere al suo interno un partito filo-atlantico come quello bielorusso aveva fatto arricciare il naso a non pochi militanti anti-imperialisti, la decisione di alcuni deputati della Sinistra Europea di votare a favore della guerra neo-colonialista in Libia è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. A onor del vero la SE aveva assunto una posizione contraria alla guerra, ma al di là delle parole, i fatti hanno dimostrato che i suoi deputati hanno agito diversamente. Molti giovani del PSdL guardano positivamente alla linea leninista del KKE greco, partito guida delle lotte operaie di masse contro la crisi dell’autunno scorso, e hanno recepito con entusiasmo l’appello dei comunisti greci affinché chi ancora crede nel socialismo abbandoni la posizione di subalternità all’interno di una Sinistra Europea e ne esca protestando per la sua linea incapace di ottenere risultati.

Leonardo Schmid, giovane membro della Direzione nazionale del PSdL, ha espresso le tesi a favore dell’uscita dalla SE, mentre Norberto Crivelli, presidente del Partito e membro dell’Esecutivo della Sinistra Europea, ha invece difeso la linea politica dell’organizzazione contestata. Il segretario politico in Ticino Massimiliano Ay si è schierato con Schmid ritenendo la via intrapresa dal partito europeo come una linea eurocentrica, opportunista e priva di progetto politico: “la SE ha rotto con la tradizione di transizione al socialismo e ha adottato un riformismo abbastanza esplicito” – ha detto, rincarando ulteriormente la dose: “se noi diciamo no all’UE possiamo aderire solo a un partito europeo che si dichiari contrario all’UE, e invece la Sinistra Europea è organicamente legata all’UE, quella di oggi non quella dei sogni di qualche idealista di sinistra”. Sulla medesima linea d’onda il consigliere comunale di Losone Mattia Tagliaferri che ha preso la parola sostenendo che non si può stare nello stesso partito con persone che sostengono i bombardamenti su un paese sovrano per saccheggiarne le risorse. Critico anche Davide Rossi che inizialmente credeva nel progetto della SE: “ma a oggi ha solo saputo escludere partiti comunisti importanti e radicati, e ha creato più spaccature che altro nel mondo della sinistra del continente”. Di tutt’altro avviso Sonja Crivelli e Gian Piero Bernasconi, la “vecchia guardia” del partito, che hanno difeso la necessità di discutere con tutti e di non dire subito No all’Unione Europea.