Compito dei giovani comunisti è costruire la pace e l’amicizia fra le nazioni

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Da qualche settimana è tornata in Svizzera una delegazione di sette militanti della Gioventù Comunista Svizzera, sezione giovanile del Partito che dirigo da dieci anni. Sono molto orgoglioso di questa delegazione di giovani guidati da Samuel Iembo: dieci giorni fa erano partiti alla volta di Istanbul, poi di Pechino e infine di Pyongyang. Una “vacanza” molto impegnativa in realtà, perché i militanti comunisti sanno che anzitutto c’è la politica, e che occorre lavorare e studiare per intensificare la strategia stabilita dal Congresso del nostro Partito di aprirsi ai paesi emergenti e all’area euroasiatica.

Durante il volo hanno ristudiato vari documenti politici che avevamo fornito loro e in loco hanno tenuto incontri di alto livello, alcuni dei quali non facili anche solo per motivi protocollari e gerarchici, sia con i rappresentati giovanili del Partito Comunista Cinese sia del Partito del Lavoro di Corea.

A Pechino c’è stato un passo avanti considerevole con l’apertura di canali diretti fra la Lega della Gioventù Comunista Cinese e la Gioventù Comunista Svizzera. Importantissimo anche nel contesto dell’integrazione del nostro Paese nello straordinario progetto di Nuova Via della Seta. A Pyongyang invece si sono consolidate delle relazioni che denotano già un livello maturo di fiducia reciproca. Dopo un bilaterale con il presidente della Lega della Gioventù coreana, i nostri giovani delegati hanno potuto visitare la zona demilitarizzata di Panmunjom sul 38° parallelo, dove Donald Trump e Kim Jong Un si sono stretti la mano, dopodiché hanno sostenuto una riunione di lavoro con il Dipartimento Esteri del Partito coreano, in cui hanno discusso anche di progetti di cooperazione relativi all’offerta turistica ma anche atti a mettere in contatto agronomi svizzeri e coreani per sopperire alle problematiche agricole e alimentari del paese asiatico.

Sorprendentemente a Pyongyang hanno potuto incontrare anche il Consigliere nazionale Claude Béglé del PPD che, in visita privata nel paese socialista, ha espresso giudizi equilibrati sulla Corea del Nord suscitando l’isterica reazione di certi suoi colleghi che a Berna si riempiono la bocca del concetto di “neutralità” per poi ubbidire però ciecamente ai giudizi preconfezionati dell’ideologia atlantista. In loco vi era anche la segretaria generale della Federazione Internazionale delle Società Nazionali di Croce Rossa e di Mezzaluna Rossa e il presidente dell’Istituto Cubano di Amicizia fra i Popoli, Fernando Gonzalez, uno dei cinque eroi cubani dell’anti-terrorismo rimasti per 15 anni ingiustamente incarcerati negli Stati Uniti. In alcune occasioni i nostri delegati erano assieme poi ai massimi vertici del movimento giovanile del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), fra cui il figlio del presidente Nicolas Maduro, anche loro ospiti in quello che giornalisti poco informati e politici ubbidienti al duo UE/USA continuano a definire il “regno eremita” ma che tanto eremita forse non è.

Incrementare il turismo svizzero verso questi paesi, al fine di migliorare la conoscenza reciproca è importante. Come comunisti faremo la nostra parte a favore della pace e dell’amicizia fra le nazioni. Fra noi e le controparti cinesi e coreane vi sono chiaramente varie differenze, ma restiamo convinti che il dialogo, il multipolarismo e il principio di non ingerenza rappresentino l’unica via per evitare la guerra e costruire delle relazioni internazionali basate sulla giustizia e il diritto. Anche questo è il Partito Comunista: dare la possibilità di fare esperienze uniche e arricchenti dal lato politico, culturale e umano a tutti i militanti affinché diventino quadri politici capaci di essere al servizio del proprio Paese.

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Massimiliano Ay è segretario politico del Partito Comunista della Svizzera Italiana, dal 2008 al 2017 è stato consigliere comunale di Bellinzona e dal 2015 è deputato al parlamento della Repubblica e Cantone Ticino.