Sulle scuole che verranno …

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Già in una indagine del Provveditorato di Modena nel 1991 (riportato in G. Stella, “In classe con un allievo con disordini dell’apprendimento”, Milano, Fabbri, 2001), condotta attraverso 8000 questionari rivolti ad insegnati di scuole elementari e di scuole medie, si osserva come il percento degli allievi bisognosi di un aiuto esterno, secondo le opinioni dei docenti (nota bene si tratta di opinioni e non di diagnosi) aumentava costantemente: dal 12,88 % di allievi della scuola elementare si arrivava al 23,4 % della scuola media.

INVECE: il numero di bambini che presentavano una difficoltà di apprendimento specifico – (con una indagine svolta con strumenti diagnostici a valore oggettivo) sono molto più ridotti: da 1,8 % al 6 %, a seconda del disturbo specifico.

Questa differenza fra dati oggettivi e segnalazioni dei docenti, si spiega ricordando il senso che assume il disturbo specifico di apprendimento (DSA): si tratta di una difficoltà endogena, indipendente dagli influssi ambientali. Difficoltà che può poi essere ampliata (o mitigata) da un approccio pedagogico in/appropriato.

Le difficoltà oggettive, cioè i DSA, non aumentano con l’età, a differenza delle difficoltà crescenti, rilevate con l’indagine presso i docenti.
I DSA sono indipendenti dal contesto scolastico e dal livello evolutivo raggiunto.

QUINDI?
Il gap, fra le prove “oggettive” e quelle relative all’indagine presso i docenti, interroga QUALCOSA D’ALTRO che non le difficoltà dei bimbi. INTERROGA l’insegnamento, la qualità del’insegnamento, le difficoltà dell’insegnamento, le difficoltà di gestione delle classi. L’onere di lavoro, eccetera.

L’indagine indica che il disagio scolastico manifestato dagli allievi non coincide con delle vere e proprie difficoltà di natura specifica, ma è espressione di un disagio più ampio, di natura diversa: un disagio della scuola.

Post scriptum:
se ho riportato dei “vecchi” dati modenesi del 1991 è solo per sottolineare da quando (già) si conosce la reale natura dei disagi.
Avrei potuto aggiornare questo pensiero con dati più recenti e locali. Ma nulla cambia.
Anzi, no. Il disagio dei docenti non è diminuito.