Un colonnello della Direzione per la politica di sicurezza dà ragione ai comunisti

in Ticino e Svizzera di

Con alle spalle circa duemila giorni di servizio nelle forze armate rossocrociate, il colonnello a riposo Roger Schärer non è certamente un anti-militarista: “Conosco l’esercito e la situazione della sicurezza in questo Paese” – esordisce l’ex-ufficiale. L’esercito svizzero “non avrà più bisogno di aerei da combattimento, contro chiunque”. In vista della votazione popolare sull’acquisto dei nuovi aerei da guerra del prossimo 27 settembre, insomma, ora anche alcuni graduati hanno il coraggio di intervenire contro i diktat dello Stato Maggiore Generale e della NATO che tanto insiste per questa corsa al riarmo da parte della Confederazione.

“Non siamo minacciati da aviazioni nemiche ma dagli hacker”

“Non abbiamo minacce imminenti, è decisamente improbabile che la Svizzera venga attaccata da un’aviazione nemica” afferma Schärer, anche perché le aviazioni confinanti sono tutte nostre alleate e se l’attacco arrivasse da più lontano, il velivolo nemico dovrebbe anzitutto passare sullo spazio aereo della NATO prima di raggiungerci, il che presuppone che venga fermato prima del suo arrivo sui nostri cieli.

L’ex colonnello, che è stato pure consigliere personale del consigliere federale Johann Schneider Ammann è stato comandante di truppa e colonnello presso la Direzione per la politica di sicurezza nel Dipartimento federale della difesa del governo svizzero. Da questo osservatorio privilegiato Schärer è convinto: “ci sono altre minacce più preoccupanti. Dovremmo investire i soldi nella costruzione di una forza informatica efficace, ad esempio. Il rischio che un attacco informatico paralizzi la nostra filiera alimentare ad esempio è molto più alto di quello di un attacco aereo”! E quello della filiera alimentare è peraltro uno dei grossi temi sorti con il lockdown causato dalla recente pandemia.

“Anche nell’esercito vi sono altre priorità su cui investire”

Secondo Schärer i fautori dell’acquisto dei caccia militari fanno propaganda allarmista e ciò non è professionale se a farlo sono ministri e alti ufficiali delle nostre forze armate: “non è professionale dire che l’intero esercito non funzionerebbe più senza aerei da combattimento. Se mettessimo da parte i soldi per i jet, potremmo investirli nelle aree dell’esercito dove sono effettivamente necessari. Se ora investiamo 20 miliardi nella manutenzione di nuovi aeromobili, perderemo ogni margine di azione” ad esempio nella tecnologia missilistica per la contraerea.

“La NATO può disattivare i nostri aerei!”

Edoardo Cappelletti, membro della Direzione del Partito Comunista, nel luglio 2019 aveva polemizzato durante un dibattito televisivo con il divisionario Claude Meier, formatosi negli USA e oggi a capo dello Stato Maggiore dell’Esercito svizzero. In quell’occasione – da noi riportata in questo articolo – il militare aveva provato a negare quanto invece oggi il colonnello Schärer ammette: “durante la seconda guerra in Iraq, la NATO ha violato lo spazio aereo svizzero centinaia di volte, ma nessuno ne ha parlato”. Qualcuno in realtà ne ha parlato, anche dopo: il Partito Comunista svizzero!

Inoltre l’ex-colonello spiega che, in particolare l’F-35 e il Super-Hornet, “questi velivoli potrebbero essere disattivati ​​a distanza dal paese di produzione in caso di emergenza”. In pratica qualora la Svizzera in piena indipendenza decidesse di agire contro gli interessi di una potenza estera, gli aerei non potrebbero più entrare in funzione. Ecco che anche qui l’ufficiale a riposo conferma quanto il Partito Comunista svizzero – voce fuori dal coro – ha ribadito fin dall’inizio della campagna: questi nuovi aerei diminuiscono la nostra sovranità nazionale perché impongono un vincolo tecnologico, rendendo la nostra sicurezza dipendente dalla NATO.

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