Il dolori del giovane Cereghetti: il PS sarebbe troppo …socialista!

Intervistato dal portale “TicinoLibero” il deputato socialista al Granconsiglio ticinese Bruno Cereghetti parla liberamente sul suo Partito: secondo lui il PS sarebbe troppo a sinistra, occorre finalmente spostarlo a destra e prendere come modello il liberismo dei laburisti inglesi.

 

Chi è Bruno Cereghetti?

Bruno Cereghetti è un “giovanotto” della politica cantonale. Dopo una proletaria carriera (evidentemente in quota socialista) come capo dell’Istituto Assicurazioni Sociali (IAS) del Canton Ticino, una volta pensionato dallo Stato, Cereghetti è stato premiato dal suo partito eleggendolo deputato in Granconsiglio nell’aprile 2011 (dopo una breve parentesi nel medesimo parlamento nel 1992). Non sappiamo bene quale gavetta militante al fianco dei lavoratori e degli ultimi abbia mai fatto questo esponente del socialismo locarnese, ma se il PS l’ha promosso sicuramente avrà molti meriti. Peraltro non è un mistero che ai socialisti piace promuovere i pensionati (possibilmente statali) piuttosto che i giovani squattrinati (a cui il PS vorrebbe negare anche l’abbonamento gratuito per i trasporti pubblici: leggi qui). Cereghetti è un sessantaduenne socialista (o socialdemocratico? o social-liberale? o solo liberale?) che vuole guardare al futuro, come dice lui; che insomma vuole essere un socialista moderno. Lo ripete continuamente nell’intervista a “TicinoLibero”. E per lanciarsi verso l’avvenire Cereghetti sceglie nientemeno che il presidente del PS di solo …50 anni fa: Gueglielmo Canevascini! Quest’ultimo sarebbe per il granconsigliere “una figura del socialismo che ha saputo rompere con il passato, che ha saputo essere vincente, che ha saputo fare molto per il Cantone”. Varrebbe la pena ricordare che Canevascini portò il PS ticinese ad allearsi organicamente con il Partito Liberale Radicale (PLR) preparando così la scissione dei socialisti in PST e PSA che è durata quasi trent’anni. Proprio una rosea prospettiva!

 

La retorica per giustificare la fine del socialismo

Secondo Bruno Cereghetti “il socialismo deve assolutamente abbandonare ogni retaggio ideologico per avere il coraggio di lanciarsi verso l’avvenire”. Perché bisogna “affrontare i temi di attualità con lo sguardo di oggi”. La frase in sé suona davvero molto bene, peccato che tradotta dal politichese nel concreto non significhi assolutamente niente. E’ proprio questo tipo di frasi, vaghe e generiche, che ondeggiano in un’indefinito idealismo, che rendono i politici socialisti odierni incomprensibili. Di fronte a un Giuliano Bignasca – ci piaccia o meno, e a noi certo non piace – che dice pane al pane e vino al vino, dall’altra parte della barricata troviamo Cereghetti che parla beato di “lanciarsi verso l’avvenire”… come se ci fosse un partito in Ticino che invece ammetta di avere uno sguardo passatista. Il concetto di “lanciarsi verso l’avvenire” vuole dire tutto e niente, e “abbandonare ogni retaggio ideologico” significa di fatto vivere alla giornata e non avere più un obiettivo strategico (cioè anche filosofico e, appunto,  ideologico) di superamento della società capitalista. Tale obiettivo non solo è quanto si trova scritto nel programma del partito che Cereghetti rappresenta, ma è anche il significato stesso del termine “socialismo”, appunto come società “non capitalista”. Ma se “socialismo” invece diventa la stessa cosa di “capitalismo”, allora c’è un problema: ancora prima che ideologico, di tipo banalmente linguistico!

 

Gli stranieri, problema numero uno del Paese

Ma Cereghetti non si ferma alle frasi fatte e spiega meglio cosa intende. Il PS non guarda all’avvenire, secondo lui, perché il “tema degli stranieri” non è stato “mai affrontato con determinazione dal Partito socialista in Svizzera”. Lungi dalla nostra redazione difendere il PS, ma ci pare che Cereghetti sbagli di grosso: i socialisti svizzeri hanno affrontato spesso e nel modo più etico e umano possibile il tema dell’immigrazione, favorendo attivamente l’integrazione degli stranieri, lavorando nei sindacati per i diritti della manodopera migrante, operando nelle associazione per i sans-papiers, ecc. o forse Cereghetti vorrebbe un PS che inizi a porre limitazioni all’immigrazione in pieno stile leghista e razzista, solo perché questo sarebbe sinonimo di “abbandonare ogni retaggio ideologico” e sarebbe un modo per raccattare (ipocritamente) qualche voto in più?

 

I socialisti devono essere capitalisti

E non è tutto: “se noi vogliamo redistribuire ricchezza, la ricchezza deve essere prodotta” afferma Cereghetti con un’espressione tanto cara ai politici della destra liberista che la usano spesso per sostenere che non si può estendere la socialità perché prima bisogna aumentare semmai la produttività. E come si fa a produrre ricchezza? Cereghetti risponde: “la ricchezza la si produce attraverso la libertà imprenditoriale”! Ma che differenza c’è fra questa risposta e quella che avrebbe dato, ad esempio, un Sergio Morisoli di turno, leader del nuovo partito neo-liberista “Area Liberale”? Il socialismo dice che la ricchezza la producono i lavoratori e gli imprenditori ottengono profitti accaparrandosi il plusvalore prodotto dal lavoro. Si può naturalmente non essere d’accordo con questa visione delle cose, ma allora si approva un’analisi economica di tipo capitalista. E’ legittimo, ma non è più socialismo (e questo lo dice il vocabolario, ancor prima che qualche teorico marxista trinariciuto mangia bambini).

 

Il PS deve adottare il modello “blairiano”

Secondo Cereghetti l’ex-premier inglese “Tony Blair ha promosso una nuova visione di affrontare la realtà che a quel momento si stava sviluppando, con un’ottica socialista”. L’ottica socialista di cui Cereghetti farnetica consisteva nella privatizzazione totale dei servizi pubblici della Gran Bretagna, nel sussidio pubblico alle scuole private con l’intento di rendere gli isitituti pubblici delle scuole di serie B destinate a casi sociali e ai figli degli immigrati, e nella liberalizzazione economica anche dei settori strategici dell’economia nazionale. Un liberista non avrebbe saputo fare meglio! Qualcuno ci può allora spiegare cosa c’è di socialista in tutto questo?

 

La guerra? Sì, nel solco di un socialismo forte!

Tony Blair è stato anche colui che di tanto in tanto, con il suo amico George W. Bush (chissà se Cereghetti considera anche lui un socialista modernista?) ha lanciato un paio di guerre d’invasione di stampo neo-colonialista (Afghanistan, Irak, ex-Jugoslavia). Non ci risulta che l’internazionalismo socialista si possa tradurre in azioni guerrafondaie di tipo imperialista, ma Cereghetti non se ne preoccupa e ammette solo che Blair ha commesso degli “errori di valutazione sull’intervento in Iraq”. In pratica il deputato ticinese del PS non rinnega la guerra, ma ammette solo alcuni “errori di valutazione”, i quali oltre ad essere costati la vita a migliaia di civili, hanno portato l’Irak e tutto il Medio-Oriente nel caos, nella guerra civile, nel saccheggio del petrolio e nelle mani dell’integralismo islamico. Ma tutto ciò Cereghetti lo liquida così: “sono problemi contingenti, nel solco di un socialismo forte”! Socialismo forte? C’è da rimanere sconcertati!

 

Tutta colpa dei …comunisti!

Cereghetti passa poi alla palese disinformazione: “Tony Blair, così come in Germania Schröder, è stato fatto cadere anche da un’opposizione di estrema sinistra, che pur di riuscire a primeggiare ha tolto l’appoggio a un governo socialista illuminato e modernista”. Tutto ciò è pura fantasia: iniziamo col dire che sia Blair che Schröder non sono “caduti”, ma hanno terminato il loro mandato di legislatura. In seconda battuta ricordiamo che il loro rispettivo governo non è mai stato in coalizione con una presunta “estrema sinistra”! Basti pensare che in Gran Bretagna non c’è neanche un deputato comunista o di sinistra combattiva in parlamento che potesse essere determinante in un eventuale voto di sfiducia a Blair. In Germania, poi, quando Schröder era premier, non esisteva nemmeno la LINKE che potesse togliergli l’appoggio, come invece immagina il granconsigliere ticinese. E se questa presunta “estrema sinistra” (peraltro, perlomeno in Gran Bretagna, fortemente marginale) si fosse mossa nel senso descritto da Cereghetti per “riuscire a primeggiare” non ci risulta abbia avuto molto successo: o forse l’ex-direttore dello IAS vede il rischio di un’invasione bolscevica a Londra guidata dal “Socialist Labour Party” di Arthur Scargill o dal “Communist Party of Great Britain (Marxist-Leninist)” di Harpal Brar? Francamente questa fobia anti-comunista dovrebbe appartenere più a Berlusconi che non a un deputato socialista che quando gli fa comodo elettoralmente non disdegna le alleanze con i comunisti ticinesi di Massimiliano Ay. Semmai va detto che Schröder ha promosso dei tagli nelle assicurazioni sociali così drastiche che i sindacati si sono ribellati in quanto stava mandando in rovina intere famiglie e numerosi lavoratori, che la socialdemocrazia ritiene di voler difendere. Cereghetti sperava forse – naturalmente da vero socialista – che i sindacati accettassero licenziamenti e riduzioni dei diritti? Chissà cosa dirà l’ex-sindacalista e ora presidente del PS Saverio Lurati di queste uscite del suo deputato…

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