Concluso in Messico il 16° Seminario Internazionale “I Partiti per una nuova società”. Obrador sarà il candidato della sinistra!

in America latina/Internazionale di

Dal 21 al 24 marzo di quest’anno si è svolto a Città del Messico il XVI Seminario Internazionale organizzato dal Partito del Lavoro (PT) messicano. Il PT è un’organizzazione marxista-leninista di ispirazione maoista sorta agli inizi dagli anni ’90 e oggi è la forza di tendenza comunista più diffusa sul territorio messicano e nelle istituzioni. La sua linea di massa riesce a unire il patriottismo di stampo anti-imperialista per la conquista della vera sovranità nazionale del Messico con la strategia maoista della “Nuova Democrazia” nel processo di costruzione popolare del socialismo.

Interventi di alta caratura

L’evento, a cui hanno partecipato rappresentanti di oltre 100 organizzazioni e partiti politici da tutto il mondo, si è svolto sotto lo slogan “I partiti per una nuova società”. I delegati hanno affrontato un programma variegato che comprendeva anzitutto un’analisi della crisi economica capitalistica. Presieduto dal senatore marxista Alberto Anaya (membro proprio del PT), i partecipanti hanno ascoltato le relazioni di personalità come Rigoberta Menchu (Guatemala), Piedad Cordoba (Colombia), Nidia Diaz (del Fronte Farabundo Martì di El Salvador), Valter Pomar (del Partito del Lavoro al governo del Brasile), nonché i portavoce del Partito Socialista Unito del Venzuela (PSUV), del Movimento al Socialismo (MAS) boliviano cui fa riferimento il presidente Morales, del Fronte Ampio dell’Uruguay, del Partito dei Lavoratori (IP) di Turchia e dei vari partiti comunisti, come quelli di Cuba e di Russia, nonché dei rappresentanti diplomatici della Repubblica Socialista del Vietnam, della Repubblica Popolare di Cina, della Corea del Nord, ecc.

Risoluzioni approvate

Dopo aver ascoltato le relazioni durante la tre giorni di discussioni, i partecipanti hanno approvato varie risoluzioni di sostegno: una in solidarietà alla lotta per l’indipendenza del popolo Sahrawi e una che attesta il rifiuto di una guerra imperialista contro la Repubblica Araba di Siria. Un altro documento approvato esprime solidarietà alla campagna per la rielezione di Hugo Chavez alla presidenza della Repubblica Bolivariana del Venezuela e un’altra carta rivendica la libertà per il patriota turco Dogu Perinçek (e con lui degli altri dirigenti comunisti dell’IP turco) e per i kemalisti ingiustamente imprigionati dal governo filo-americano e islamista di Ankara.

Obrador, candidato presidente del Messico

Uno è stato il momento clou dell’evento. Riguarda la proclamazione di Andres Manuel Lopez Obrador (AMLO) come candidato di un fronte elettorale di sinistra messicana (che comprende il Partito Rivoluzionario Democratico, il Partito del Lavoro e il Movimento dei cittadini). Obrador ha in seguito personalmente partecipato al seminario. Nel suo discorso il candidato comune della sinistra messicana ha chiarito gli assi della sua campagna elettorale attraverso lo slogan: “Per la giustizia, l’onestà e l’amore”. AMLO, così è chiamato Obrador dai suoi simpatizzanti, ha legato la questione dell’onestà con il problema della corruzione e del fatto che il Messico ha 15 milioni di persone in condizioni di estrema povertà, mentre i bilanci pubblici vengono sperperati in lussi e stipendi faraonici a funzionari svettanti. Ha dichiarato: “Nessun governo può essere sia per i ricchi sia per i poveri”. Il tema della giustizia è stato invece posto in relazione alla giustizia sociale e all’equità. Obrador ha riferito che, mentre le piccole e medie imprese, insieme con i salariati, devono pagare le tasse, le aziende internazionali, in particolare minerarie, di fatto riescono a non pagare un centesimo. AMLO ha chiarito che il suo governo non cancellerà i contratti, ma favorirà il loro riesame; così come non annullerà le precedenti privatizzazioni, ma non ne farà di nuove. In merito alla repressione dei movimenti sociali il candidato presidenziale ha aggiunto che il problema della violenza sociale non può essere risolto con più violenza da parte dello Stato, e che è necessario prioritariamente risolvere le situazioni di disuguaglianza.

Il PT si distanzia da PCM ed EZLN

Il PT messicano si distanzia così dal Partito Comunista Messicano (PCM) e dall’EZLN, accusati di avere un atteggiamento purista e, di fatto, estremista, visto che considerano AMLO troppo poco incisivo, senza invece riconoscere come lui rappresenti l’unico candidato con reali possibilità di vittoria, capace di parlare anche agli elettori non comunisti e che propone un programma concreto evidentemente orientato a sinistra. I partecipanti al seminario hanno chiarito una volta per tutte che “In Messico ci sono quattro candidati, ma solo due alternative: la prosecuzione di politiche neoliberiste e il vero cambiamento”! Il marginale PCM, dal canto suo, ritiene che il Messico sia un paese già pronto alla rivoluzione socialista (?) ed è arrivato persino a etichettare quali “borghesi” i comunisti del PT, i quali nel frattempo guadagnano consensi fra le masse popolari.

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