La rivolta degli studenti cileni arriva a Locarno. Al “Paravento” va in scena la solidarietà!

in America latina/Ticino e Svizzera di

Esplode di nuovo nelle strade del Cile il malcontento sociale, con decine di migliaia di studenti liceali ed universitari (100mila secondo gli organizzatori, 60mila per le autorità) che accompagnati da insegnanti, genitori e varie altre categorie di lavoratori, nel giorno dello sciopero nazionale, sono tornati a mettere sotto pressione il governo del presidente Sebastian Pinera, finito al livello più basso di consensi dall’inizio del suo mandato, nonostante un recente sostanzioso rimpasto dell’esecutivo. Pinera è fra l’altro il fratello di José Pinera, membro del governo militare del dittatore Augusto Pinochet. José Pinera era stato ospite dell’Associazione Liberisti Ticinesi a Lugano nel 2009, ma una durissima campagna antifascista della Gioventù Comunista locale, guidata allora da Beat Wyss, riuscì a smascherare lo squallido personaggio.

La nuova sfida degli studenti del Cile, nella nona mobilitazione in tre mesi, ha dato luogo ad alcuni sporadici scontri. Intanto i manifestanti hanno allestito delle barricate a vari incroci della capitale, rimosse dalle forze dell’ordine, intervenute con l’utilizzo di getti d’acqua e gas lacrimogeni. Scontri e momenti di tensione si sono registrati anche quando alcuni giovani si sono staccati dal corteo ed hanno cercato di raggiungere il palazzo presidenziale, allestendo alcune barricate con del materiale edile. Intanto nei giorni scorsi 38 studenti hanno raggiunto la loro terza settimana di sciopero della fame, mentre manifestazioni di protesta si sono registrate anche in altre città cilene. Il braccio di ferro tra studenti e governo era arrivato al suo culmine giovedì scorso, quando scontri e atti di vandalismo si erano ripetuti nel corso di tutta la giornata. Oltre 800 persone erano state fermate e una quarantina di queste denunciate. Mercoledì 10 agosto si è svolta una ‘cacerolazos’, una forma di protesta che i cileni idearono durante la dittatura fascista di Pinochet, che consiste nel fare rumore usando pentole e altri utensili da cucina. Gli studenti hanno iniziato questa mobilitazione a metà di maggio per chiedere che sia il Governo ad amministrare l’educazione primaria e secondaria, che si proibisca alle istituzioni private di arricchirsi con l’istruzione e che venga garantito costituzionalmente il diritto ad un’educazione pubblica, gratuita di qualità. Il governo di Pinera ha risposto – nel migliore stile militare – con il coprifuoco, gravissima misura che dopo la fine della dittatura fascista non era più stata attuata.

La bancarella del SISA

Per queste ragioni il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), l’Associazione Ticino-Cile, la Gioventù Comunista Ticinese e il teatro “Paravento” di Locarno hanno indetto unitariamente una serata in solidarietà con i giovani cileni durante l’ultimo giorno del Festival del film. Alla serata al “Paravento” – cui hanno preso parte anche alcuni fra gli esponenti più in vista del comitato di sciopero delle Officine FFS di Bellinzona, il segretario del Partito dei Comunisti Italiani di Firenze Bernardo Croci, alcuni giovani del Movimento per il socialismo e il coordinatore di Prospettive Socialiste Adriano Venuti – fra i concerti, hanno preso la parola Edo Carrasco, il noto calciatore figlio di rifugiati politici cileni con Janosch Schnider (coordinatore del SISA) e Aris Della Fontana (coordinatore della Gioventù Comunista).

Frizzo e Simoneta del comitato di sciopero delle Officine

Il primo ha ringraziato i giovani ticinesi delle due organizzazioni per il loro lavoro militante e solidale, Schnider ha in seguito analizzato con cognizione di causa la situazione di disagio sociale che vivono gli studenti cileni ma anche, sempre di più, in Svizzera, dove vige una fortissima selezione di classe negli studi superiori e dove la maggior parte degli universitari non riesce a mantenersi agli studi con le borse di studio. Il coordinatore del SISA ha poi terminato, fra gli applausi, citando il democristiano (!) cileno Rodomiro Tomic esclamando che “fra giustizia e ingiustizia non esiste il centro”, invitando quindi tutti a schierarsi e a non nascondersi nella neutralità. Ha poi preso la parola il responsabile dei giovani comunisti ticinesi Aris Della Fontana che ha ricordato il “vero” 11 settembre, quello del 1973, quando il governo americano e le multinazionali svizzere (chiaro qui il riferimento alla Nestlé) hanno sponsorizzato il golpe fascista di Pinochet per eliminare il governo socialista di Salvador Allende, un’esperienza di democrazia e giustizia che oggi continua ad ispirare il pensiero “bolivariano” che sta rinnovando l’America latina. Della Fontana ha infine ricordato – esclamando “Viva Unidad Popular” – due storici dirigenti comunisti che subirono la repressione pinochetista: Gladys Marin e Luis Corvalan suscitando l’emozione dei rifugiati cileni presenti. Intanto all’esterno del teatro quasi una decina di militanti del SISA allestiva un gazebo raccogliendo firme per l’iniziativa per abolire l’obbligo di prestare servizio militare, un’altra proposta per la pace e l’amicizia fra i popoli.

Janosch Schnider (SISA) conversa coi giornalisti cileni

Ma l’impegno internazionale e sociale si era già riscontrato nei giorni precedenti. Locarno è sempre stata meta di spiriti liberi, anche se forse non di gradimento al presidentissimo Marco Solari: come non ricordare l’edizione del Festival del 2001 quando i no-global protestarono in modo eclatante a poche settimane dall’uccisione di Carlo Giuliani a Genova; oppure nel 2006 quando il SISA, il CSA “Il Molino” e il Partito Comunista animarono uno stand contro l’invasione militare dell’esercito sionista in Libano con tanto di spettacolo teatrale in strada? Quest’anno è stata la volta del Cile, come forse non si faceva più dai tempi della lotta per dare asilo politico a chi scappava dalla barbarie fascista. A iniziare a sollevare la questione sono stati Davide Rossi, direttore de “L’inchiostro rosso” e Ugo Brusaporco, critico cinematografico de “laRegione Ticino”, nonché membri della giuria del premio del film indipendente “Il Boccalino”, i quali hanno diffuso un volantino durante le proiezioni. Dopo la prima mondiale del film “1 due 100 Officine” di Danilo Catti, il secondo lungometraggio sullo sciopero dei ferrovieri di Bellinzona, venerdì 12 agosto, mentre i ragazzi e le ragazze del sindacato studentesco distribuivano il loro volantino che invitava tutti alla serata del giorno successivo, è arrivato a Locarno anche un giornalista cileno, Eduardo Martinez Fuentes, che con la sua videocamera ha intervistato non solo i leader operai Gianni Frizzo e David Simoneta, ma anche il leader studentesco Janosch Schnider e il segretario del Partito Comunista Ticinese Massimiliano Ay.

Max Ay (PC) alla Tv cilena

Intanto non si fermano le attestazione di solidarietà ai giovani cileni: la Federazione degli Studenti di Cuba e alti funzionari del governo di Raul Castro hanno stigmatizzato le scelte neo-liberiste e repressive del governo cileno e in tutta Europa di fronte alle sedi consolari e diplomatiche del Cile gruppi di studenti e di militanti di sinistra hanno protestato in varie città.

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