Legge COVID: il PC propone la scheda bianca in segno di protesta

Dopo che il popolo svizzero era già stato chiamato ad esprimersi sulla Legge COVID (con cui vengono disposte la maggior parte delle misure per contrastare la pandemia) lo scorso giugno, il testo viene nuovamente posto alla prova delle urne il prossimo 28 novembre. Un nuovo referendum sulle modifiche apportate in marzo alla legge federale, lanciato da varie organizzazioni che contestano la gestione governativa della situazione sanitaria, è infatti riuscito grazie alle circa 75’000 firme raccolte durante l’estate. Il Partito Comunista (PC), che lo scorso giugno – nonostante alcune criticità – aveva espresso il proprio sostegno alla prima versione della legge (vedi qui), ha maturato una differente posizione sulle modifiche legislative poste ora in votazione. In una nota stampa, il PC invita infatti a boicottare questa votazione e a votare scheda bianca. Vediamo qui di seguito il perché.

Per i comunisti, occorre “un sussulto di senso critico”

Il Partito Comunista è preoccupato innanzitutto per il fatto che, anche a sinistra, si sia fatto strada “un approccio di approvazione automatica e acritica delle continue revisioni di questa legge speciale“: per i comunisti, invece, non bisogna dare nulla per scontato e ritengono dunque “necessario un sussulto di senso critico di fronte a una gestione della pandemia decisamente incoerente“. Ricordiamo che, come avvenuto anche nel resto d’Europa, anche il PC svizzero si era interrogato sulle misure adottate per fare fronte alla situazione sanitaria e più in particolare alla richiesta del “certificato COVID” per accedere a numerosi spazi, esercizi e servizi pubblici. Il Comitato Centrale del partito aveva adottato a fine settembre una ampia risoluzione in cui veniva criticata l’estensione di questo strumento, in particolare in caso di lesione dei diritti fondamentali (come l’istruzione) o di libertà di licenziamento dei lavoratori non vaccinati (leggi qui).

Il Comitato Centrale del PC del 27 settembre aveva criticato l’estensione del certificato COVID.

Aiuti economici garantiti fino al marzo 2022

Nel comunicato inviato alle redazioni degli organi di stampa, il PC ricorda che “gli aiuti economici urgenti alle aziende e ai lavoratori sarebbero comunque garantiti fino al 19 marzo 2022 e il parlamento potrà ancora rinnovarli“. Non vi è dunque il rischio – paventato dai sostenitori della legge – di un abbandono a sé stessi dei settori più colpiti dalla pandemia. I comunisti precisano che “ovviamente sosteniamo un’estensione degli aiuti finanziari e non ci sfuggono alcune importanti conquiste da noi sempre difese ed effettivamente contenute nell’attuale Legge COVID“, come il divieto per le aziende beneficiarie di aiuti pubblici di devolvere dividendi ai propri azionisti, oppure ancora le deroghe sull’assicurazione per la disoccupazione, ecc.

Basta con i pacchetti “prendere o lasciare” che fomentano l’antipolitica

Eppure, malgrado queste note positive, per il PC “questa legge porta con sé dei limiti che reputiamo gravi sul piano democratico e procedurale“. In primo luogo, è “vergognoso” secondo i comunisti che la legge subisca “continue modifiche in corso d’opera senza nemmeno informare i cittadini” (come avvenuto in occasione della votazione di giugno: la legge votata non corrispondeva infatti a quella spedita a tutti i fuochi). In secondo luogo, il PC segnala un importante problema di unità della materia: “è democraticamente scandaloso che, su un tema così divisivo che sta polarizzando la società, si votino assieme da un lato i necessari aiuti economici e sociali con il certificato COVID, la cui estensione ad esempio a scuole e posti di lavoro sta infuocando il dibattito nel Paese e spaccando la società in modo non indifferente“. Si tratta di una questione di metodo che per i comunisti assume un’importanza cruciale, in quanto rischia di divenire un pericoloso modello per il futuro: “quella dei pacchetti ‘prendere o lasciare’ è una forma di ricatto istituzionale intollerabile che dimostra la pavidità di governo e parlamento federali, che crea precedenti pericolosi e che fomenta ulteriormente il già grave sentimento anti-politico fra la cittadinanza, comprensibilmente disorientata“.

A fronte di questa analisi, il Partito Comunista conclude dunque occorra “un segnale di rottura” e ha deciso di boicottare questa votazione su una modifica di legge “priva di sufficiente legittimità democratica“. I comunisti invitano quindi a votare scheda bianca “come segnale politico di sfiducia a un Consiglio federale caotico e non all’altezza della situazione“.

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