MPS prova a infangare il PC: “sembra quasi giustificare la violenza contro le donne”. Ma i comunisti vincono un’altra volta!

Come abbiamo raccontato in quest’altro articolo (leggi qui) durante la scorsa sessione del Gran Consiglio ticinese è stata approvata a pieni voti la mozione del Partito Comunista intitolata #HeForShe: contro la violenza sulle donne, lavorare con gli uomini e firmata nel marzo 2018 dal granconsigliere comunista Massimiliano Ay. La stessa, come ha spiegato il mozionante in aula, è stata depositata “partendo dalla consapevolezza che fosse necessario un lavoro culturale e peculiare su entrambi i generi, tenendo sempre ben in chiaro la finalità comune dell’eguaglianza dei diritti tra i sessi a livello sociale, economico e culturale”. Insomma per il Partito Comunista, a differenza di un certo neo-femminismo liberal promosso dai trotzkisti, la lotta per la parità di genere e contro le violenze domestiche non si fa certo mettendo le donne contro gli uomini e viceversa.

Il segretario del PC Massimiliano Ay, autore della proposta discussa dal Parlamento.

Ci vuole una presa a carico anche per gli uomini in difficoltà

Mentre in Ticino vi sono associazioni che svolgono ruoli importanti nell’offrire giustamente alle donne maltrattate un luogo sicuro e un supporto, non esiste invece una adeguata presa a carico degli uomini. Ad ammetterlo è stata anche la Commissione Sanità e Sicurezza sociale del Gran Consiglio, nel cui rapporto stilato dalla deputata socialista Gina La Mantia, si riconosceva che il tema era ancora troppo poco tematizzato e che quindi si invitava il governo a studiare la fattibilità di creare delle strutture di sostegno e accoglienza temporanea per persone a rischio di diventare autori di violenza” come già esiste a Berna, Lucerna e Zurigo con il progetto “ZwüscheHalt”. Nel suo rapporto di attività 2019, anche l’associazione Armònia (attiva nella difesa delle donne vittime di violenza) spiegava come “a differenza della donna, l’uomo per diversi motivi ha una notevole difficoltà a chiedere spontaneamente aiuto e a dare parola al proprio vissuto interiore”. Inoltre l’Associazione notava che “nel periodo di allontanamento non è presente una presa a carico immediata del partner violento” e a ciò si aggiungeva ancora che “sul territorio non è presente un servizio specifico che accoglie e accompagna l’autore di violenza domestica in un percorso di comprensione su quanto accaduto e sta accadendo a livello personale e a livello di coppia”. Esattamente quanto aveva rilevato il Partito Comunista nel suo atto parlamentare depositato un anno prima: il deputato Massimiliano Ay ha sottolineato infatti come l’obiettivo della sua mozione fosse quello di “fornire un luogo per l’accoglienza da una situazione precaria, prima che divenga disperata”.

MPS contro la mozione del PC: “sminuisce il problema”

La deputata trotzkista Angelica Lepori-Sergi, esponente del Movimento per il Socialismo e fra le animatrici del collettivo neo-femminista “Io l’8 ogni giorno” ha però contestato la scelta della Commissione Sanità e Sicurezza sociale di affrontare in un dibattito unico il tema della violenza contro le donne (cioè le sue mozioni) con “la mozione del collega Ay” poiché ciò sarebbe atto a “sminuire l’importanza del fenomeno” e addirittura l’affondo: “sembra quasi in parte giustificare azioni violente da parte di uomini”. L’intento è chiaro: anzitutto non si cita il Partito Comunista ma personalisticamente solo il suo autore, così da favorire la costruzione di una narrazione diffamatoria contro colui che è anche il segretario del PC e che MPS di fatto dipinge, essendo un maschio, come insensibile a un tema tanto delicato. Insomma: la vecchia calunnia dell’estrema sinistra trotzkista secondo cui i comunisti sono “stalinisti”, “misogini” e “patriarcali”. Ay in aula, come suo solito, evita la polemica sterile e preferisce presentare la sua mozione che, come abbiamo visto, ha raccolto l’assenso degli addetti ai lavori e di tutte le forze politiche. Poi però sbotta: “è femminista decidere di occuparsi anche degli uomini” rivolgendosi evidentemente alle neo-femministe di MPS, e specifica: “con ‘femminista’ mi riferisco alla sua accezione vera, unitaria di classe”. Non insomma  le caricature ribelliste e liberal che purtroppo questo termine talvolta assume nell’odierna società dello spettacolo. Ay infine sottolinea come: “questo nostro discorso ha una valenza preventiva oppure di recupero, di certo non banalizza quello che resta un reato penale”.

Angelica Lepori-Sergi ha imputato al PC la giustificazione della violenza contro le donne.

Unire lavoratori e lavoratrici per una comune emancipazione di classe!

Come valuta Ay il fatto che la deputata di MPS abbia voluto far intendere che il PC banalizzasse i reati contro le donne? Sui social il parlamentare comunista così commenta: “A questo livello disgustoso siamo arrivati: a me non piace entrare in polemica, so che le persone per bene non solo sanno riconoscere le sparate atte solo a infangarci, ma riconoscono a noi comunisti serietà e coerenza. Noi lavoriamo per unire donne e uomini per una comune emancipazione di classe, altri invece predicano bene ma razzolano male!” Gli fa eco l’altra granconsigliera comunista a Palazzo delle Orsoline: Lea Ferrari spiega: “occuparsi anche degli uomini non deve intaccare il sostegno finanziario agli strumenti di aiuto alle donne, anzi vuol dire avere ancor più considerazione della condizione delle utenti delle case delle donne. Inoltre occuparsi degli uomini non deve portare a sviluppare i due discorsi in maniera separata: infatti bisogna riconoscere che sono due facce dello stesso problema, da seguire ed approfondire nelle loro specificità con adeguati approcci”. Come Partito Comunista – concludono i due parlamentari – “siamo soddisfatti di aver dato l’indicazione che permetterà di tematizzare, prevenire e intervenire contro la violenza in tutte le sue forme: psicologica, stalking, fisica, ecc. Nel 2021, a 12 anni di distanza dalla fondazione del primo rifugio per uomini in Svizzera nel 2009, anche in Ticino abbiamo la possibilità di superare un tabù”!

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