Sulla 76esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

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Assoluto capolavoro “La llorona” di Jayro Bustamante che ripercorre le violenze perpetrate dalla dittatura e dai militari contro i maya del Guatemala nei primi anni ’80, tuttavia con uno sguardo poetico vivificato dalla pregevole interpretazione di María Mercedes Coroy nella parte di Alma. “Ema” del cileno Pablo Larraín con una strepitosa Mariana Di Girolamo nella parte della protagonista racconta come la furibonda e totale passione per il fremito della carne così come l’amore per il proprio figlio siano due sentimenti capaci di muovere a compimento dei propri sogni una giovane danzatrice. “La candidata perfetta” della saudita Haifaa Al Mansour racconta di un medico in una cittadina lontana dalla capitale e dei suoi genitori musicisti, capaci, tutti insieme di scardinare le assurde rigidità del sunnismo wahabita e costruire, anche attraverso la candidatura alle elezioni amministrative, spiragli di futuro. “J’accuse, l’ufficiale e la spia” di Roman Polanski ripercorre a un secolo di distanza, con un andamento classico, con buoni attori, ottima sceneggiatura e perfetta ricostruzione storica, le tragiche vicende del maggiore Alfred Dreyfus accusato ingiustamente di spionaggio a favore dei tedeschi nel quadro, drammatico, di una violenta campagna di antisemitismo. “Il sindaco del rione Sanità” di Mario Martone è l’esatta trasposizione cinematografica dello spettacolo teatrale messo in scena in questi anni dal regista, capace con intelligenza di attualizzare la celebre commedia scritta dal grande Eduardo De Filippo, senatore a vita aderente al gruppo comunista, nominato da Sandro Pertini. “Qiqiu – Il palloncino” di Pema Tseden offre uno spaccato della vita in Tibet un quarto di secolo fa, tra campi sterminati per la pastorizza, giovani scolari e monaci, mostrando per intero come antiche tradizioni religiose e attaccamento allo stato socialista cinese convivano serenamente, senza le artefatte e artificiose contrapposizioni inventate dall’Occidente che fomenta il separatismo etnico della regione. “Adulti nella stanza” di Costa-Gavras narra la tragedia della Grecia affamata dall’Unione Europea, ma in realtà molto di più, spiega come l’Unione Europea di oggi sia una organizzazione schiacciata dagli interessi del liberal-liberismo della grande speculazione internazionale e come agisca in totale sintonia con la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale con la dichiarata finalità di distruggere ogni sovranità nazionale ed eliminare i diritti dei cittadini, una organizzazione nefasta che ha tradito nella forma più totale i principi originari di cooperazione e solidarietà. Aberrante “Citizen K” di Alex Gibney che racconta in forma totalmente falsificata ed elogiativa la vita del criminale oligarca russo Michail Chodorkovskij, prima banchiere con la Menatep, poi protagonista del furto di imprese statali nel settore minerario e della società petrolifera Yucos, consulente finanziario di Eltsin che lo nomina nel 1992 presidente del Fondo per la promozione degli investimenti nel settore dei combustibili e dell’energia, ma investimenti ce ne saranno pochi, arricchimenti privati molti. Arrestato per evidenti colpe ai danni dello Stato e per svariate attività corruttive, dopo dieci anni viene rilasciato e va a vivere a Berlino, dove tiene la prima conferenza stampa presso l’ex Checkpoint Charlie, simbolo, a suo dire, della libertà contro il comunismo, è oggi un promotore di azioni sovversive contro Cina e Russia attraverso il suo gruppo Open Russia. Con “Evoluzioni” il tunisino Nouri Bouzid ci regala un’altra pagina di cinema profondamente riuscita, in cui fotogramma dopo fotogramma la bellezza dei colori si stempera nel dramma umano di due donne partite per la Siria, là violentate nel corpo e nell’anima, poi rifiutate e respinte come terroriste al loro ritorno a casa. “Questo non è Burial, è una resurrezione” di Lemohang Jeremiah Mosese, coniugando un approccio molto ispirato alla videoarte e al contempo rispettoso delle ancestrali tradizioni del popolo del Lesotho descrive l’edificazione di una diga e l’obbligo per gli abitanti della valle di Nasareta di abbandonare, con immenso dolore, le loro case e le loro terre. Mediocre nel suo barocchismo conservatore “Il nuovo papa” di cui sono state portate due puntate a Venezia, la nuova serie di Paolo Sorrentino che segue il pessimo, debordante e mediocre “Il papa giovane”. Riuscita commedia sulla complessità del “Vivere”, questo il titolo del film di Francesca Archibugi, capace di narrare tutta la fragilità delle relazioni al tempo della precarietà. Tra i classici restaurati emergono la meritoria riscoperta di “Maria Zef” di Vittorio Cottafavi del 1981 tragica storia della miseria umana ed economica del Friuli d’inizio Novecento, “Viburno rosso”, ultima opera di Vasiliy Shukshin, grande regista sovietico che nel 1974 firma un’opera girata nella regione di Vologda piena di colore, nelle case e negli abiti dei sovietici, contrastando il grigiore con il quale venivano descritti in Occidente, “La strategia del ragno” di Bernardo Bertolucci del 1970 un’elegia visionaria sul contrasto nel quadro della lotta antifascista tra mito e realtà, in una splendida fotografia che immortala le mantovane Sabbioneta e Pomponesco nel sole dell’estate. “Nella corrente” di István Gaál Ungheria del 1964 è un film certamente particolare perché coniuga una sublime fotografia con temi di carattere esistenziale all’epoca fortunatamente estranei alla produzione cinematografica dei paesi socialisti. “Hava, Maryam, Ayesha” di Sahraa Karimi è la storia della solitudine e della subalternità di tre donne afgane, schiacciate da una società irrispettosa dell’universo femminile, poco cambia se esse siano giovani o mature, povere o ricche, le dinamiche sociali prevalenti relegano le ragioni e i sentimenti dell’altra metà del cielo in un inferno qui, sulla terra. Il messicano “Sanctorum” di Joshua Gil racconta la relazione tra la terra e i popoli indios, legame ancestrale di segni e sentimenti, violentato dalle forze militari prima dell’avvento dell’attuale presidente Lopez Obrador. Assolutamente sconclusionato e deludente “Martin Eden” di Pietro Marcello, trasposizione non riuscita di Jack London.

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