Il braccio politico dei separatisti curdi svende il petrolio siriano agli USA

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Il documento che segue, pubblicato dal giornale libanese Al-Akhbar, rivela come nelle zone della Siria controllate dalle milizie separatiste curde con il sostegno delle forze di occupazione americane, sia un corso un saccheggio delle materie prime di cui è ricco il sottosuolo siriano a favore delle multinazionali occidentali.

Spesso dipinte come “anti-capitaliste” o “rivoluzionarie” da certa sinistra europea, le organizzazioni etniche che operano in Siria sono state, fin dall’inizio della crisi siriana, utilizzate dall’imperialismo atlantico per balcanizzare il Paese arabo, uno dei pochi Stati laiche e socialisteggianti della regione.

Il documento spiega il ruolo di Ilham Ahmad, co-presidente del Consiglio Democratico Siriano, l’ala politica delle cosiddette Forze Democratiche Siriane che controllano l’organizzazione para-militare YPG attive nel cosiddetto Rojava, che nella narrazione dei media occidentali rappresenterebbe una romantica enclave autogestita da principi libertari. In realtà l’entità curda è sostenuta dagli Stati Uniti, nella cooperazione con l’ufficiale operativo dei servizi segreti israeliani del Mossad, Mordechai (Moti) Kahana, per vendere alle multinazionali occidentali il petrolio delle sponde orientali dell’Eufrate al mercato globale dopo averlo sottratto al controllo del governo del presidente Bashar al-Assad, leader del Partito Socialista Baath, e alle aziende petrolifere statali della Repubblica Araba Siriana.

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