La salute diseguale

in Editoriali/Opinione/Ticino e Svizzera di

Oggi potremmo affermare di stare bene di salute come mai nella storia. Viviamo in un’epoca, e in una delle regioni del mondo, dove vige un regime di cure mediche all’avanguardia: la medicina, pur nelle contraddizioni dell’economicismo capitalista nei regimi di ricerca, ha fatto grandi progressi. Oggi ci si ammala meno e si curano patologie di vario genere che una volta lasciavano invalidi, «storpi» e sofferenti: pensiamo a qualsiasi infortunio a un arto motorio (rottura di ossa o legamenti): oggi facilmente risolvibile, un tempo gettava nell’infermità per il resto della vita. Nell’ambito della salute, un ritorno alla semplicità della vita moderna e premoderna, spesso ventilate come epoche di maggior semplicità e benessere, sarebbe deleterio. La prevenzione delle malattie ha fatto grandi passi avanti, così come le modalità di diagnosi precoce e di cura, e questo permette a molte persone di condurre una vita serena a livello di salute. Ma non è tutto oro quello che luccica. Se da un lato viviamo in un regime in grado di curare efficacemente la patologia (pur avendo una medicina sempre più appiattita sulla prestazione specialistica, e un sistema di cura efficientista incapace di prendere a carico davvero la persona), dall’altro fatichiamo a prevenire l’insorgere di una lunga altra serie di malattie che possono essere gravi e invalidanti: la sofferenza psicologica causata da condizioni di precarietà sul lavoro e di incertezza esistenziale rispetto al futuro, gli infortuni che quotidianamente avvengono a causa della minore attenzione e tutela dei lavoratori, lo stress per gli ultrasessantenni costretti a non smettere di lavorare fino al logoramento, gli orari settimanali che sfiorano spesso e volentieri le cinquantasessanta ore, un’alimentazione malsana e una qualità degli alimenti problematica a livello ambientale, l’aumento dell’inquinamento da parte delle grandi aziende e de grandi commerci su strada, nei cieli e su barche, un’incertezza nell’alloggio che mette in difficoltà soprattutto giovani, anziani e le persone sole in generale, l’impoverimento delle reti sociali di sostegno e supporto, pur nelle loro contraddizioni. Si tratta di patologie sociali non diffuse uniformemente. Il connotato di classe emerge prepotente in ogni fenomeno descritto: chi dispone di maggior capitale economico, sociale e culturale può godere di condizioni di salute e di benessere molto maggiori di coloro che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Un cortocircuito grave, che viene però offuscato nel discorso comune: si mettono sullo stesso piano ricchi e poveri: anzi, questi ultimi vengono colpevolizzati maggiormente per il loro stile di vita. Si pensi ai discorsi relativi ai trasporti più economici e meno ecologici, o agli acquisti di alimentari a basso costo, spesso meno sani e di provenienza estera. Contro la vulgata neoliberista della responsabilità individuale, senza tuttavia scivolare nel menefreghismo o nel qualunquismo, si tratta di riformare l’intero sistema economico e sociale e di garantire condizioni di benessere per tutti. Se l’Organizzazione mondiale della sanità nel 1948 sosteneva che l’obiettivo è «il raggiungimento, da parte di tutte le popolazioni, del più alto livello possibile di salute», definita come «uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale» e non semplicemente «assenza di malattie o infermità». Se questa definizione è certamente riduttiva, con questa idea di totale benessere – evidentemente irraggiungibile – che finisce per gettare tutti nella malattia, non si può però abdicare al progetto di costruire una società dove il benessere sia maggiore per tutti, ma soprattutto meglio redistribuito. Non si tratta dunque di sanzionare i malsani, come le assicurazioni mirano a fare attraverso la gestione dei dati, ma di rendere in grado ogni cittadino di condurre una vita di benessere tramite una revisione del sistema di produzione economica.

Simone Romeo, classe 1993, si è laureato in scienze dell’educazione. Giovanissimo, è stato consigliere comunale di Locarno per il Partito Comunista. Collabora con Sinistra.ch fin dalla fondazione nel 2010.