Serebrennikov promuove la propaganda antirussa e antisovietica

in Cultura, arte e letteratura/Cultura+Eventi/Editoriali/Opinione di

Bastardi comunisti uccidetemi”, può riassumere perfettamente questa battuta, gridata da un giovane ubriacone su un treno contro i controllori, il senso profondo del film “Estate” di Kirill Serebrennikov, regista che è finito nelle galere russe e ancora è ai domiciliari per svariate malversazioni e che l’Occidente anti-russo fomenta trasformandolo in immeritato paladino della libertà, quando in verità è solo un livoroso anticomunista e un mediocre oppositore del governo del suo paese, chissà, forse Serebrennikov preferiva quegli anni ’90 in cui la Russia grazie a Eltsin è stata depredata dagli occidentali delle sue materie prime.

In superficie il film è il racconto per musiche e parole, giocato con forzati giovanilismi, della vita di due cantautori Viktor Robertovič  Tsoi, classe 1962, e Mikhail Vasiljevič  Naumenko, classe 1955, e della moglie di questi, Nataša Korableva, innamorata di entrambi. Le immagini scorrono tra il 1979, estate dell’incontro tra i protagonisti, e i due anni successivi, con un epilogo in epoca gorbacioviana. Il bianco e nero del film restituisce in oltre due ore con precisione gli interni, dalla komunalka ai luoghi di lavoro, agli esterni, dalle strade pietroburghesi al treno elettrico.

Il film cerca di mostrare la rigidità del sistema sovietico, siamo nel crepuscolo brezneviano, ma la libertà di questi giovani che vivono solo di musica occidentale e non hanno alcuna coscienza politica e sociale è totale, sebbene non solo abbiano studiato grazie alla patria socialista, ma siano tutti mantenuti dallo stato che paga loro uno stipendio, anche se da bravi “eroi della libertà”, brillano per assenteismo, dedicandosi principalmente alle loro chitarre e alla vodka. Tuttavia i funzionari della gioventù comunista e gli adulti con una coscienza civica sono tutti trasformati dal regista in macchiette repressive, il che rende ancora più ridicolo il film, perché poi la repressione è sempre paventata e mai praticata.

Il film non ci racconta l’epilogo dei due musicisti, ci offre verso i titoli di coda solo le date di nascita e di morte, Tsoi si spegne in un incidente automobilistico nel 1990, Naumenko nel 1991 per i postumi di un trauma cerebrale dopo un’aggressione. I loro amici “uligani”, termine sovietico per i giovani squinternati che si trascinavano perdendo tempo, scompaiono nei gorghi drammatici degli anni ‘90. I due oppositori spariscono insomma con il mondo che contestavano.

Il risultato è un filmetto propagandistico, con obiettivi molto chiari, denigrare il passato sovietico e l’attuale governo russo, la musica e la vita dei due artisti è con tutta evidenza solo e soltanto un inutile pretesto.