La Posta è in pericolo

in Ticino e Svizzera di

La ristrutturazione della Posta Svizzera non è altro che l’ennesimo attacco ai lavoratori e ai servizi dei cittadini. Da un lato si assiste all’inasprimento dei rapporti con i dipendenti, dall’altro a un peggioramento generalizzato dell’offerta per gli utenti. Ci stiamo forse dimenticando che la Posta è di proprietà della Confederazione? Essa è un’azienda pubblica solida, poiché riesce a conseguire degli utili (728 mio) anche durante periodi di crisi economica.

Il mondo sta svoltando sempre più freneticamente verso l’informatizzazione; sempre meno individui usano lettere a favore di e-mail e sms: è questa una giustificazione per ridimensionare i servizi? Con 728 milioni di utili non sarebbe invece più sensato aumentare la gamma d’offerta alla popolazione, mantenere aperti gli uffici postali anche nelle zone periferiche, aumentare l’occupazione con condizioni di lavoro stabili, allo scopo di essere un fattore di rilancio dell’economia nazionale?

Nei suoi proclami Berna sembra avere a cuore gli esiti delle zone periferiche: perché dunque non dimostrarlo mantenendo attivi i servizi necessari, come gli uffici postali? Com’è possibile riequilibrare le disuguaglianze regionali se si tolgono le basi a questo livellamento? Riteniamo necessario e dovuto un riequilibrio in termini di trattamento tra la realtà cittadina e la realtà montano-rurale, affinché si riesca a raggiungere maggiori standard di equità.

Sempre più spesso si denota una mancanza di coerenza da parte di certi vertici aziendali, come quello della Posta, i quali allontanano parte di quel personale che ha contribuito con fatica al successo economico dell’impresa. In questo senso dovrebbe essere vietato o fortemente punito, con multe o tasse aggiuntive, qualsiasi licenziamento da parte di aziende, specialmente se pubbliche, che conseguono utili.

Tali manovre di ristrutturazione non sono altro che la fase di preparazione per il cambio di gestione dell’azienda: da mani pubbliche ad azienda privata. Esse, infatti, cercano di rendere più competitiva l’azienda al fin d’inserirsi con maggior slancio nel libero mercato. Ma pure in un economia globalizzata, la Confederazione deve difendere la propria sovranità, allo scopo di raggiungere quello che ogni Stato che si consideri democratico dovrebbe prefiggersi: la comune prosperità e non solo quella degli azionisti!

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Alessandro Lucchini, economista, è vice-segretario del Partito Comunista (Svizzera) e membro della World Association of Political Economy (WAPE). Dal 2012 è consigliere comunale, attualmente nella città di Bellinzona.