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I ribelli siriani si accordano con la Francia: petrolio gratis!

Manifestazione popolare a favore di Assad

Mentre in Egitto o in Tunisia si è assistito a una rivolta popolare delle classi sociali diseredate, stanche di un regime nel contempo oppressivo e responsabile della subalternità del proprio paese alle potenze neo-coloniali, quelli che vediamo in Siria (o che abbiamo visti in Libia) sono movimenti di ben altra natura. Composte perlopiù dal ceto medio e medio-alto urbano arricchitosi grazie alle magre libertà economiche che il sistema guidato dal presidente Assad concedeva, tali rivolte sono situazioni eterodirette dall’esterno, nell’ottica di destabilizzare un governo che non si è piegato al volere delle multinazionali e dei poteri forti euro-americani. Basti pensare al fatto che il cosiddetto “Consiglio Nazionale di Transizione” siriano – il quale, stando a certi media “liberi”, sarebbe una sorta di organizzazione patriottica composta di partigiani in lotta per “democrazia”, i “diritti umani” e la “liberà” – ha promesso a Nicolas Sarkozy con tanta generosità (e senza certamente chiederlo al popolo) che la Francia potrà usufruire del 35% delle risorse petrolifere siriane, qualora decidesse di invadere militarmente il paese (alla faccia del patriottismo!), bombardando il popolo che ritengono voler difendere e ponendo fine al progetto politico del partito “Baath” al potere. La lettura possibile a questo punto è una sola: il neo-colonialismo europeo ed americano ha deciso di iniziare una nuova offensiva in Medio Oriente per conquistarsi nuovi mercati e si sta alleando per questo con la borghesia “compradora” siriana occidentalizzata nell’ottica di umiliare la sovranità nazionale della Siria e subordinarla alle leggi della globalizzazione capitalista.

Le cause della rivolta

Il Venezuela di Chavez è alleata con la Siria di Assad

Se la manovra sullo scacchiere geopolitico appare ormai chiara, non si può negare una maggiore complessità nel leggere l’origine dell’attuale situazione di instabilità. Gli eventi siriani hanno insomma cause interne ed esterne come ha bene indicato il Partito Comunista Siriano in un suo recente convegno. I comunisti, che – è bene ricordarlo – collaborano organicamente al governo di Assad, hanno criticato quest’ultimo per il degrado delle condizioni di vita delle fasce popolari dovute alle riforme di mercato adottate e ai tagli ai sussidi statali ai prodotti di prima necessità. Le timide liberalizzazioni economiche e la modernizzazione dell’industria hanno infatti creato dei disagi, fra cui un aumento della disoccupazione soprattuto fra i giovani, che sono poi stati facilmente strumentalizzati dalle forze reazionarie. Va detto che tali riforme sono state in gran parte frutto dei dictat del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e che il governo di Assad ha risposto positivamente a buona parte delle rivendicazioni dei lavoratori siriani che chiedevano miglioramenti sociali. Lo stesso presidente non ha esitato ad usare, però, il pugno di ferro non appena resosi conto che le rivolte stavano mutando la loro composizione fino a passare velocemente sotto la guida delle forze anti-governative di stampo filo-imperialista. Le ribellioni sono state infatti sostenute apertamente dal governo di Israele e alcune manifestazioni di protesta hanno visto in piazza nientemeno che l’ambasciatore di Francia e quello degli Stati Uniti assieme ai rivoltosi. Creare instabilità nel Paese fino allo scoppio di una guerra civile permetterebbe alla NATO di intervenire con una facile scusa, consentendo l’instaurazione di un regime favorevole all’Occidente.

Una sovranità che infastidiva gli USA

Siria e Libia: due forme di “socialismo arabo” odiate dagli USA

In Siria, a partire dal 1966 sotto la direzione del partito Baath e con la partecipazione del Partito Comunista, è stata portata al potere una rivoluzione nazional-democratica che ha assicurato l’indipenenza del Paese, una politica estera anti-imperialista, nonché delle riforme progressiste sia in ambito economico che sociale. Non mancarono – grazie al sostegno dell’allora Unione Sovietica – anche progetti infrastrutturali, quale la diga Thawra sul fiume Eufrate, che garantiva al paese l’autosufficienza energetica e un sistema efficiente di irrigazione agricola. La rivoluzione “baathista” favorì inoltre la democratizzazione dell’istruzione pubblica, prima appannaggio di pochi figli dell’élite. La scelta, poi, di subordinare l’economia agli interessi dello Stato fu determinante per l’innalzamento del tenore di vita dei lavoratori e dei contadini. Oltre a ciò la Siria divenne un paese laico e multi-religioso dalla politica estera molto coraggiosa e totalmente in contrasto con l’espansionismo dei sionisti. Una rivoluzione nazional-democratica è però di per sé fragile e transitoria: può portare, in determinate condizioni, ad una vittoria di tipo socialista, oppure anche a una regressione verso il capitalismo, soprattutto se si aprono brecce nell’apparato burocratico dello Stato. In questa situazione instabile l’imperialismo ha deciso di giocare la sua carta per abolire ogni ipotesi realmente rivoluzionaria: l’esito del conflitto è oggi ancora incerto, su una cosa però possiamo essere sicuri: l’eventuale sconfitta dell’attuale governo significherebbe però tutt’altro che libertà, pace e democrazia!

La sinistra e i sindacati operai sostengono il governo

Una delle sedi del Partito Comunista Siriano a Damasco

I comunisti siriani hanno conseguentemente riaffermato la loro posizione e si sono schierati, nonostante le legittime critiche che abbiamo visto sopra, con il governo di Assad. E ciò vale sia per il Partito Comunista Siriano, sia per il più “riformista” Partito Comunista Siriano Unificato, entrambi membri del Fronte Nazionale Progressista. Assad, peraltro, continua a godere dell’appoggio indiscusso del “Baath”, ossia il “suo” Partito Arabo Socialista che, per diritto costituzionale, è considerato “partito guida” della nazione. Al fianco del governo e quindi contro la rivolta si è schierata anche la Federazione Generale dei Sindacati (GFTU) che riunisce tutti i sindacati siriani, guidata da Shaaban Azzouz. La GFTU ha, come prevedibile, ottenuto la solidarietà del segretario generale della Federazione Sindacale Mondiale (FSM) Geroge Mawrikos, il quale ha diramato una nota con le seguenti parole: “gli attacchi pianificati degli imperialisti contro la Siria, contro la classe operaia e contro il popolo della Siria non sono un fenomeno nuovo. La vera ragione sta nel sostegno dei governi USA e dei loro alleati a Israele e all’occupazione dell’esercito israeliano dei territori arabi. Il loro obiettivo sono il petrolio e le risorse acquifere (…). Oggi tutti capiscono che questi attacchi organizzati contro la Siria mirano a imporre a quest’ultima un cambiamento nella sua politica estera, per renderla subalterna agli USA”. Intanto nel paese si iniziano a registrare numerosi cortei lealisti con il governo, a dimostrazione dell’ampia fiducia di cui il presidente può ancora contare.

Solidarietà ad Assad dalla vicina Turchia

Solidarietà internazionalista dalla Turchia

La Turchia è uno degli stati confinanti più colpiti dalla crisi siriana, a seguito degli ingenti flussi migratori di rifugiati. E proprio da qui che si registrano le iniziative di solidarietà internazionalista più interessanti. L’Unione Giovani di Turchia (TGB), una sorta di fronte unito anti-imperialista nonché una delle organizzazioni giovanili di massa più consistenti del Paese, si è infatti incontrata nei giorni scorsi con l’Unione Nazionale degli Studenti Siriani legati al pensiero “baatista” (vedi i servizi sulla stampa turca). Il seminario tenutosi a Damasco ha affrontato il tema dell’importanza dell’unità nazionale contro l’imperialismo e il separatismo etnico. La parte turca ha presentato agli omologhi siriani la raccolta omnia delle opere di Mustafa Kemal Atatürk, leader della rivoluzione turca del 1923 e autore del cosiddetto “Devlet Soysalizm” (“Socialismo di Stato”), una variante moderata rispetto al bolscevismo. Oltre ai giovani anti-imperialisti della TGB si è mosso anche il piccolo Partito dei Lavoratori di Turchia (IP), organizzazione della sinistra post-maoista guidata dal carcere (in cui si trova rinchiuso da circa tre anni senza essere stato ancora processato) dal presidente Dogu Perinçek che ha organizzato manifestazioni di piazza a favore del governo di Assad (vedi) e un convegno internazionale di solidarietà (vedi) a cui hanno preso parti diplomatici e militari dei due paesi, nonché militanti dei vari partiti politici. L’analisi di IP sulla situazione non lascia dubbi: gli USA stanno dirigendo la rivolte delle classi medio-alte contro il governo popolare siriano che non intende aprirsi al capitalismo globalizzato ad egemonia occidentale. Il tentativo inoltre di spaccare la Siria tramite il ruolo sempre più reazionario delle etnie assira e curda armate da Washintgon e da Tel Aviv è simile a quanto si vive in Turchia, dove non a caso IP è attivo a favore dell’unità nazionale sostenendo la fratellanza inter-etnica e contrastando la linea separatista dei gruppi armati come “PKK” e “MLKP” che hanno alcune delle loro basi economiche in Svizzera e che – guarda caso – non solo utilizzano armi in dotazione ai marines americani di stanza in Irak, ma sostengono la rivolta anti-Assad auspicando scenari di secessione.

E la Sinistra Europea?

Il segretario dei Comunisti Italiani a colloquio con Assad

Nei partiti della cosiddetta Sinistra Europea (SE), manca ancora una volta un’unità di vedute. Il presidente della SE, Pierre Laurent, a capo del Partito Comunista Francese (PCF) parla dei dimostranti come di “progressisti e democratici” e definisce quello di Assad un regime del “terrore”. Posizioni che non si discostano da quelle di un qualsiasi partito di destra felice di poter presto esportare in Siria nuove multinazionali e infatti hanno creato malumori nelle correnti marxiste-leniniste interne. La LINKE tedesca – anch’essa membro influente della SE – ha una posizione un po’ più equilibrata, riconoscendo che la caduta di Assad darebbe un vantaggio alle potenze neo-colonialiste, ma nel contempo chiede al governo siriano di cedere alle riforme volute dai manifestanti. La corrente comunista interna al taciturno Partito Svizzero del Lavoro, ancorata principalmente nel canton Ticino, non ha mai rinunciato al ruolo preponderante dell’anti-imperialismo nella sua analisi e riconosce nel Partito Comunista Siriano il proprio referente in loco. Non è poi un mistero che il direttore de “L’inchiostro rosso”, il giornale edito dai comunisti ticinesi, Davide Rossi, che in passato si era recato nel paese mediorientale, abbia scritto relazioni positive sulla situazione del particolare “socialismo arabo” attuato in Siria. Sulla stessa linea anche il Partito dei Comunisti Italiani (PdCI) che non ha rinnegato la visita cordiale fra il proprio segretario Oliviero Diliberto e il presidente Assad a Damasco nel 2007.

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28 Comments

  1. Dallo Zanichelli più aggiornato:
    Comunismo: Amazzare alcune frange del propio popolo, pur di difendersi dall’imperialismo. Preferire la morte di una persona ad un apertura democratica. Sparare ad un popolo disarmato, pur di non aprirsi al mercato.

    • Non capisco due cose: 1) cosa c’entra il comunismo con il baathismo (che è semmai una variante di socialismo e 2) quali sarebbero le aperture democratiche volute dai dimostranti (che manifestano assieme all’ambasciatore USA guarda caso!).
      Si può amare Assad o meno, ma dire che spara contro civili disarmati è falso: l’esercito siriano ha risposto al fuoco dei dimostranti che hanno prima assassinato poliziotti e reclute. Guarda questo video: http://www.youtube.com/watch?v=B_JijV7FTfU&feature=player_embedded#at=15 Il popolo siriano stia con Assad, che piaccia all’estrema sinistra o meno.

  2. Quadroni, so benissimo che il baathismo non è comunismo, ma un socialismo con le virgolette.
    Le aperture democratiche dei dimostranti sono l’apertura a elezioni democratiche. Come è possibile che nella costituzione c’è scritto che il partito baath è la guida vera del paese? Non me ne frega niente se c’era pure l’ambasciatore USA, poteva pure esserci babbo natale.

    Non metto in dubbio che ci sia, come sempre accade in manifestazioni del genre, chi attacca con armi, e costoro sono da condannare quanto Assad. Ma nel caso delle violenze nelle manifestazioni pacifiche, quelle sono da condannare senza riserve.
    Perché il popolo deve stare per forza con Assad? Il popolo deve decidere il proprio destino attraverso libere elezioni, che non ci sono in Siria (anche se Assad si sta aprendo a ciò) Attenzione, che libere elezioni non vuol dire per forza entrata dell’imperialismo nel paese, perché se viene eletto una specie di Chavez (antiimperialista), la situazione può migliorare.
    Fatto sta che in Siria abbiamo un regime -non sto a discutere qui, se è meno o più violento- perciò è compito di qualsiasi socialista/comunista combattere qualsiasi forma di dittatura, pure quando è rossa. Ma se è rossa ed è dittatura, non è veramente rossa.

  3. Poi state tranquilli, che io sono contro qualsiasi forma di imperialismo.

    Per me Assad deve avviare libere elezioni, e gli USA non devono assolutamente intervenire. Anche se c’è un problema da non sottovalutare: le forze armate tribali ad est.

  4. Inoltre, non pensate che l’occidente non sappia che pure nell’opposizione c’è chi attacca con le armi:
    Dal New York Times:

    “Even some activists, who long insisted colleagues chant “peaceful!” at their protests, warned of the shape any change might take. In Hama, Saleh al-Hamawi, an activist, said youths were insisting on taking up arms after the military’s assault.

    “ ‘Either they kill us or we kill them,’ I heard them saying the other day,” he said. ”

    Siamo tutti, chi più e chi meno, coscienti del pericolo della caduta del regime. Ma perché è una dittatura, essa deve desistere d’esistere.

  5. La Siria non è una dittatura, esiste solo un sistema di partecipazione popolare diverso dall’idea occidentale (e quindi liberale, sorta dall’illuminismo borghese) di “democrazia”. Il fatto che il Baath sia partito guida è tradizione diffusa per ogni paese di cosiddetta “transizione” nazional-popolare che ha un “padre della patria” (Assad) o come dicono in Venezuela un “libertador”, come peraltro ben spiega l’articolo che stiamo commentando (uno dei migliori che abbia mai letto per equilibrio e approfondimento!). Ciononostante il governo, legittimo, di Assad non nega il pluripartitismo e addirittura i due partiti comunisti siriani più radicati sul territorio (di cui uno particolarmente legato a Mosca fino al 1991) sono parte della coalizione di governo, cosa questa – la partecipazione dei comunisti al governo – che in Italia era vietata (!!!) fino al 1989. Chi è più dittatoriale allora? Sulle violenze: Assad ha risposto al fuoco. E’ brutto ma è una questione di vita o di morte!

    • Per me, il solo fatto che un partito unico si professi partito guida è antidemocratico, perché non è troppo distante dai partiti unici dei totalitarismi vari che abbiamo conosciuto. Padre della patria? Non è mica salito al potere perché figlio dell’Assad padre? Questa è un’azione monarchica, altro che partecipazione popolare. Il solo fatto che non possono scegliere il proprio leader fa si che ci troviamo di fronte a mancanza di democrazia. Inoltre non vedo grande libertà d’espressione e di informazione, visto che tutto è controllato dal regime. Perché i giornalisti stranieri possono solo accedere a determinati punti accompagnati dai soldati? Questa è libertà d’informazione?
      Pure sotto Salazar, nel parlamento, c’erano membri appartenenti ad altre aree politiche e organizzazioni: come i liberali, ma mica c’era democrazia, chi comandava tutto era Salazar, che era pure visto come la grande guida del popolo. All’inizio, quando si instaurò la dittatura militare, Salazar venne visto come la transizione perfetta per portare avanti il paese. In Siria la cosa è simile. Ma per molti comunisti e socialisti, Salazar era un grande fascio, mentre Assad un idolo. Complimenti per la coerenza.
      Io non metto in dubbio che da noi ci sono delle mancanze nella democrazia, però in Siria ci troviamo di fronte ad un regime repressivo. (In Italia i comunisti non furono fucilati perché volevano entrare nel governo).
      Assad ha risposto al fuoco oppure l’ha fatto partire lui per primo? Questione di vita o di morte! Sì, ma morte di centinaia di manifestanti.
      Siete incoerenti: giustamente, vi indegnate per i fatti del G8 a Genova, ma pure lì in mezzo ai manifestanti c’era gente violenta, che attaccò e ferì polizziotti, armati di spranghe, pietre ecc… E ripeto, giustamente, avete difeso i manifestanti manganellati.
      In Siria c’è gente che manifesta in modo pacifico, ma alcune volte c’è chi arriva ad usare il fucile, cosa arrivate a fare? Difendere Assad, un regime, una dittatura che uccide membri del proprio popolo. Ma lasciarli manifestare senza essere colpiti no? Se c’è da colpire, si colpiscano quelli armati, ma non il resto! Complimenti.

  6. E aggiungo questo articolo tratto da “L’Unità” online:

    “Le violenze degli ultimi giorni a Londra e in altre città inglesi impongono di rivedere il ruolo svolto dai social network. «Stiamo lavorando con polizia, intelligence e industria per capire se sia giusto bloccare le comunicazioni attraverso questi siti e servizi on line quando è chiaro che si stanno progettando violenze, disordini e atti di criminalità», ha detto il premier britannico David Cameron, citato dal Guardian, nel dibattito in corso in Parlamento.
    Protagonista delle violenze dei giorni scorsi è stato il BlackBerry, lo smartphone più usato dalla maggioranza (37%) dei teenager britannici, con cui si possono spedire messaggi all’intera rete dei contatti Blackberry. Durante i disordini, il BlackBerry ha garantito ai violenti un aggiornamento ‘live’ su spostamenti e punti d’incontro, con il vantaggio che i messaggini scritti attraverso il suo sistema di messaggeria istantanea (il ‘Bbm’) non sono rintracciabili dalla polizia, al contrario di quanto avviene con Twitter e Facebook.
    Il funzionamento del Bbm è molto semplice: per comunicare, gli utenti devono semplicemente scambiarsi il Pin (il numero d’identificazione personale), rendendo i messaggi strettamente privati, con la possibilità di diffonderli a centinaia di persone.”

    Ora: se è Assad a bloccare i social-network è “regime”, se è Cameron è “democrazia”.

    • Io denuncio quanto il regime di Assad, pure questa misura repressiva del governo Inglese.

      @duamdrita:
      Io non metto in dubbio che ci siano condizioni sociali buone, ma pure in molte dittature di destra e di sinistra c’erano condizioni sociali buone simili a quella da te descritte. Pure in Portogallo si viveva comunque bene sotto Salazar, con diritti simili a quelli riportati. Però era una dittatura repressiva che doveva cadere, come pure quella siriana deve cadere.
      Infine, per me non può esistere legittimità del potere, dal momento che quel potere reprime frange del proprio popolo.

  7. credo vi sia poco da aggiungere all’interessante articolo di sinistra.ch, tuttavia mi preme ribadire per conoscenza diretta, che la Siria di oggi è una nazione che garantisce i diritti sociali, ovvero, casa, scuola, lavoro, sanità gratuita e per tutti, accesso diffuso alla cultura, libertà e pluralità religiosa. per altro svolge un ruolo importante e delicato a sostegno dei movimenti di liberazione della regione. il consenso del sistema socialista siriano è sicuramente maggioritario tra la popolazione e le prossime elezioni, pluripartitiche, come in Siria lo sono sempre state, lo confermeranno. confondere egitto e tunisia con le altre situazioni della regione è grave e sbagliato, mi offro di tenere presso la LIUM di Bellinzona in autunno una ampia lezione storica sul ‘900 e gli ultimi avvenimenti.
    Davide Rossi

  8. Ognuno ha le sue idee, Metallicaro, tu sei liberale, io mi considero in qualche modo ancora marxista, anche se molti dicono sia un metodo vecchio. Tu consideri in primis i diritti civili, io invece credo che i diritti civili possono esistere come conseguenza dei diritti collettivi. Sono due impostazioni diverse di vedere la società, due ideologie diverse. Pazienza.

    Sappi solo che in Siria ci sono elezioni, non c’è un partito unico come invece tu vuoi far credere, e non esiste alcuna dittatura sanguinaria che reprime e fucila la gente (queste sono panzane delle agenzie stampa pagate da Washington e che danno le informazioni a Regione, Corriere e RSI… qui puoi parlare di controllo dell’informazione, dove tutti i media dipendono da poche agenzie messe in piedi da magnati vari). I due Assad sono eroi per il loro ruolo nell’emancipazione nazionale dei popoli arabi contro noi occidentali colonialisti e va considerato a giusta ragione un “padre della patria”. C’è poi uno stato sociale ampio e ci sono diritti per gli operai sui posti di lavoro che non esistono da noi, i partiti di opposizione sono in parlamento e addirittura due partiti comunisti sono al governo. Le manifestazioni pacifiche sono state fatte senza repressione e infatti in questo articolo lo si dice (e se vai sul sito della federazione sindacale mondiale di sinistra lo si ammette anche lì, se invece vai sul sito della confederazione sindacale internazionale liberale invece diranno il contrario), quando la loro composizione è cambiata e sono diventate armate il governo con il sostegno della sinistra e dei sindacati ha proceduto a reprimere giustamente l’avversario di classe. Gli imperialisti vogliono la morte di una nazione? I patrioti li respingeranno con le loro stesse armi!

    E un appunto su Salazar: che si vivesse bene e che ci fossero diritti operai elevati sono solenni menzogne indegne anche per dei liberali. Ad abbattere Salazar era il popolo guidato da un movimento progressista, a voler abbattere Assad sono classi sociali elevate guidate dai finanziamenti dei reazionari neo-coloniali. Ti sembra simile la situazione? Da liberali mi risponderai di sì, ma per chi è di sinistra non lo sarà mai: rassegnati, difendiamo interessi diversi!

  9. Inanzitutto non sono un liberale, bensì un militante di sinistra, vicino all’anticapitalismo (anche se non lo sono al 100%), che reputa straordinaria e attuale l’analisi marxista della società, dell’economia. Mi hai ovviamente, dunque, frainteso, perché io, come voi compagni, lotto contro il neoliberalismo e il liberalismo becero.

    Io credo che i diritti civili siano importanti quanto quelli collettivi, ma quelli collettivi, per funzionare, devono farsì che quelli civili siano rispettati, perché se un membro del collettivo non gode di diritti civili completi e giusti, soffrendo per ciò, automaticamente vengono recati danni al collettivo, alla società.

    Io non ho detto che nego l’esistenza di elezioni, ma il solo fatto che la costituzione prevede che il partito baath sia il partito guida del paese, e quindi regnante, fa sì che non si possa definire la Siria una democrazia a tutti gli effetti. Come può essere una paese popolare e democratico, se non c’è la pure e completa espressione popolare, che non può decidere chi deve tenere le redini del partito baath, che, forse, non ha neppure votato la propria approvazione all’inserire nella costituzione l’articolo sul partito guida? Troppo facile nascere figlio di papà e decidere a proprio piacimento le sorti del paese. Il popolo siriano ha votato Assad quando è nato per caso? Da quanto ho letto il popolo può votare attraverso un referendum il leader del partito Baath, ma il referendum è orchestrato dal partito, da chi governa, perciò non è imparziale. Come neppure il parlamento è veramente libero, e molto limitato, perché tutto il potere è in mano ad Assad, che puo emendare a proprio piacimento la costituzione. Inoltre i partiti che possono stare al potere e nel legislativo devono sottostare al partito Baath unendosi nel Fronte Nazionale Progressista. Qualsiasi organizzazione politica non controllata è vietata. È questa l’espressione popolare? Non è questa una sottile forma di oppressione, che ogni marxista dovrebbe combattere?
    Io non ho detto che c’è un partito unico a mò di fascismo, ho soltanto detto che la questione è simile.

    Guarda che neppure io voglio l’intervento imperialista in Siria. Io desidero che vengano fatte elezioni più libere, e che venga processato Assad per i crimini fatti verso il proprio popolo, oltre al fatto, come descritto nell’articolo, che pure ha fatto riforme che hanno aiutato solo certi rami dell’economia, colpendo strati sociali. Quindi è lui il primo che ha tradito il proprio popolo. Perlopiù, sono le ONG ha dare le notizie sulle uccisioni di manifestanti, ONG, non agenzie di stampa americane – anche se pure le notizie delle ong sono, in certi casi, da prendere con le pinze.

    Non nego assolutamente che i media occidentali seguano certi diktat, evidenziando cose a proprio favore, ma tu non puoi negare che in Siria non c’è libertà d’espressione. In Siria tutte le radio e televisioni che danno notizie sono di proprietà dello stato. Io non posso aprire una radio e dare mie notizie! Quelle “libere” possono passare solo musica e basta. Molti intellettuali e scrittori sono stati arrestati, perché scomodi al regime, e questi non sono fatti manipolati dall’occidente. Pure Internet è censurato, e questo lo si può facilmente dimostrare, utilizzando tecniche come l’utilizzo di ip stranieri ecc…
    Le ONG per potere esistere devono essere registrate dal governo, che non concede il nulla osta a ong dedicate alla difesa dei diritti umani.

    Questi sono fatti innegabili e non manipolati. Certo è che pure “certa sinistra” può manipolare a proprio piacimento le notizie, dicendo che c’è sempre dietro forze reazionarie pro USA. Tra l’altro, perché reazionarie, se vogliono rivoluzionare lo stato siriano?

    Per me, ribadisco, non ci può essere un popolo libero, nonostante ci siano degli aspetti buoni a livello sociale, se non vengono rispettati i diritti civili, perché queste persone sono oppresse, e questo non è per nulla accettabile da un marxista, da uno di sinistra.

    Non ho mai detto che in Portogallo c’erano diritti operai, e tra l’altro, in Portogallo la rivoluzione l’hanno fatta dei capitani d’esercito, non dei manifestanti, nonostante l’esercito fosse di milizia, quindi espressione, in parte, del popolo. Fatto sta che se non eri scomodo al regime, vivevi lo stesso, come pure in Siria, ma se sei scomodo, per te il carcere è assicurate, come in Siria.

    C’è in Siria espressione completa, pure di marxismo? No.

  10. Inanzitutto non sono un liberale, bensì un militante di sinistra, vicino all’anticapitalismo (anche se non lo sono al 100%), che reputa straordinaria e attuale l’analisi marxista della società, dell’economia. Mi hai ovviamente, dunque, frainteso, perché io, come voi compagni, lotto contro il neoliberalismo e il liberalismo becero.

    Io credo che i diritti civili siano importanti quanto quelli collettivi, ma quelli collettivi, per funzionare, devono farsì che quelli civili siano rispettati, perché se un membro del collettivo non gode di diritti civili completi e giusti, soffrendo per ciò, automaticamente vengono recati danni al collettivo, alla società.

    Io non ho detto che nego l’esistenza di elezioni, ma il solo fatto che la costituzione prevede che il partito baath sia il partito guida del paese, e quindi regnante, fa sì che non si possa definire la Siria una democrazia a tutti gli effetti. Come può essere una paese popolare e democratico, se non c’è la pure e completa espressione popolare, che non può decidere chi deve tenere le redini del partito baath, che, forse, non ha neppure votato la propria approvazione all’inserire nella costituzione l’articolo sul partito guida? Troppo facile nascere figlio di papà e decidere a proprio piacimento le sorti del paese. Il popolo siriano ha votato Assad quando è nato per caso? Da quanto ho letto il popolo può votare attraverso un referendum il leader del partito Baath, ma il referendum è orchestrato dal partito, da chi governa, perciò non è imparziale. Come neppure il parlamento è veramente libero, è molto limitato, perché tutto il potere è in mano ad Assad, che puo emendare a proprio piacimento la costituzione (stessa situazione accaduta in vari altri regimi). Inoltre i partiti che possono stare al potere e nel legislativo devono sottostare al partito Baath unendosi nel Fronte Nazionale Progressista. (Non è un partito unico, ma è troppo simile, in Portogallo si chiamava Uniao Nacional). Qualsiasi organizzazione politica non controllata è vietata.
    È questa l’espressione popolare? Non è questa una forma di oppressione, che ogni marxista dovrebbe combattere?
    Io non ho detto che c’è un partito unico a mò di fascismo, ho soltanto detto che la questione è simile.

    Guarda che neppure io voglio l’intervento imperialista in Siria. Io desidero che vengano fatte elezioni più libere, e che venga processato Assad per i crimini fatti verso il proprio popolo, oltre al fatto, come descritto nell’articolo, che pure ha fatto riforme che hanno aiutato solo certi rami dell’economia, colpendo strati sociali. Quindi è lui il primo che ha tradito il proprio popolo. Perlopiù, sono le ONG ha dare le notizie sulle uccisioni di manifestanti, ONG, non agenzie di stampa americane – anche se pure le notizie delle ong sono, in certi casi, da prendere con le pinze.

    Non nego assolutamente che i media occidentali seguano certi diktat, evidenziando cose a proprio favore, ma tu non puoi negare che in Siria non c’è libertà d’espressione. In Siria tutte le radio e televisioni che danno notizie sono di proprietà dello stato. Io non posso aprire una radio e dare mie notizie! Quelle “libere” possono passare solo musica e basta. Molti intellettuali e scrittori sono stati arrestati, perché scomodi al regime, e questi non sono fatti manipolati dall’occidente. Pure Internet è censurato, e questo lo si può facilmente dimostrare, utilizzando tecniche come l’utilizzo di ip stranieri ecc…
    Le ONG per potere esistere devono essere registrate dal governo, che non concede il nulla osta a ong dedicate alla difesa dei diritti umani.

    Questi sono fatti innegabili e non manipolati. Certo è che pure “certa sinistra” può manipolare a proprio piacimento le notizie, dicendo che c’è sempre dietro forze reazionarie pro USA. Tra l’altro, perché reazionarie, se vogliono rivoluzionare lo stato siriano?

    Per me, ribadisco, non ci può essere un popolo libero, nonostante ci siano degli aspetti buoni a livello sociale, se non vengono rispettati i diritti civili, perché queste persone sono oppresse, e questo non è per nulla accettabile da un marxista, da uno di sinistra.

    Non ho mai detto che in Portogallo c’erano diritti operai, e tra l’altro, in Portogallo la rivoluzione l’hanno fatta dei capitani d’esercito, non dei manifestanti, nonostante l’esercito fosse di milizia, quindi espressione, in parte, del popolo. Fatto sta che se non eri scomodo al regime, vivevi lo stesso, come pure in Siria, ma se sei scomodo, per te il carcere è assicurato, come in Siria.

    C’è in Siria espressione di marxismo? No.

    • @Metallicaro: scusami se ti ho frainteso, ma seriamente il modo con cui argomenti non mi pare molto marxista (ma non vuole essere una critica, non si è obbligati ad essere marxisti…) e anzi mi sembrava un ragionamento tipicamente “liberal-democratico” (a livello culturale, non partitico). Il marxismo, ad esempio, ritiene che i diritti di classe arrivino prima dei diritti civili, tu invece parti da una analisi di tipo individuale che influirebbe il collettivo, quindi rifiuti di fatto la concezione materialista dialettica marxiana. Posso allora chiederti se sei anarchico? perché sono loro di solito a rifiutare questa analisi…
      La Siria non è una democrazia a tutti gli effetti? Beh penso che nessun paese al mondo sia una democrazia perfetta: in Siria ci sono sicuramente mancanze, come ce ne sono qui da noi anche se sono di altro tipo. Il Partito Socialista Baath è il partito guida dalla rivoluzione baathista dal 1966 e governa tramite un Fronte popolare con i comunisti. Situazioni simili si sono viste in altri paesi socialisti (come la DDR) ma anche in paesi capitalisti (come l’Italia del 1945 o in Francia dove i comunisti e i socialisti si unirono del Fronte Popolare e in alcuni paesi i comunisti e i socialisti di sinistra chiedono per uscire dall’egemonia americana di creare un governo popolare di stampo “frontista”… saranno mica diventati tutti fascisti??!!).
      Il popolo siriano elegge il presidente della repubblica, mentre gli iscritti al Baath eleggono il loro segretario, quindi non capisco chi ti abbia dato l’informazione secondo cui non possono nemmeno “decidere chi deve tenere le redini del partito baath”. In Siria ci sono istituzioni partecipative e Assad non decide da solo, inoltre il popolo siriano ha eletto Bashar al-Assad alla morte del presidente precedente. Anche in India i Gandhi sono stati eletti di padre in figlio eppure è considerata la “democrazia più grande” del mondo. La Siria è una repubblica presidenziale e quindi notoriamente il presidente ha un potere enorme rispetto a quanto succede in Svizzera o in Italia. Peraltro il governo italiano che non mi pare qualcuno ritenga dittatoriale può procedere tramite decreti senza consultare il parlamento.
      Sulle ONG, la maggior parte di esse sono legate a Fondazioni molto ricche e influenti che hanno legati con le istituzioni dei paesi neo-coloniali che hanno interesse in quei paesi: ad esempio i giornalisti della ONG per la libertà di stampa “Réporter Sans Frontieres” sono guidati da Robert Ménard (che è un fascista vicino a Le Pen) ma i soldi li ricevono da un’agenzia del Congresso degli Stati Uniti.
      Anarchici e “anti-capitalisti” vari (cioè non marxisti) lo lodano perché difende i “diritti civili”, non sanno chi è e si lasciano ingannare. Inutile dire che questa ONG attacca la Siria e fornisce fotografie false ai media occidentali per “dimostrare” quando Assad sia sanguinario.
      In generale, scusami se te lo dico ma, forse complice la tua età (sei giovanissimo penso) e i tuoi docenti borghesi (penso), non conosci molto del marxismo (se mi dici che chi vuole “rivoluzionare” qualcosa non può essere reazionario, dovresti rileggere le basi della concezione marxista dello Stato ad esempio) e forse non hai mai letto le pagine durissime (e molto poco democratiche secondo i tuoi standard, penso) di Marx.
      La Siria sarà invasa, vi sarà una contro-rivoluzione che spaccherà il paese in più staterelli etnici che si faranno la guerra e nel contempo il petrolio finirà in occidente che si prepara alla guerra contro la Cina. A grandi linee questo è lo scenario. Il fatto che nella vicina Turchia poi il governo abbia detto di voler difendere i siriani che scappano e nel contempo il capo dell’esercito ha dato le dimissioni per evitare di attaccare Assad significa che l’Occidente ha deciso di scatenere l’infermo. L’unica speranza è che Cina e Russia mettano un blocco chiaro contro l’imperialismo e difendano Assad e i patrioti siriani.

  11. Non nego che il mio pensiero sia molto influenzato dal liberalismo-democratico, poiché trovo, ad esempio, lo stato federale svizzero con direttorio, un esempio grandioso di democrazia (comunque non ritengo corretto, pensare di esportare modelli di democrazia in altri paesi, perché bisogna conoscere la realtà sociale e storia ci un territorio), e inoltre hai ragione nel dire che io, nonostante non lo sia in modo convinto, sono vicino al pensiero anarchico e al socialismo libertario.
    Io sono ben cosciente delle mancanze della nostra democrazia demoliberale, però riconosco che perlomeno da noi il diritto ad esprimersi è maggiore e godiamo di un po’ più di libertà d’azione, chiaro che il rovescio della medaglia sono gli effetti devastanti del capitalismo, e le lobby che distruggono la democrazia. Ma non è questo il punto. Io penso che un paese che segua un’impostazione marxista, debba procedere per gradi ad aumentare sempre di più la partecipazione democratica del popolo, Marx non credeva che ad un certo stadio non fosse più necessario neppure lo stato? A cosa serve che un operaio abbia grossi diritti operai, se non ha la possibilità di creare con altri un’organizzazione politica senza che lo stato intervenga senza metterci paletti e blocchi?
    In Siria ci troviamo davanti, come ben tu dici, a un Repubblica presidenziale, ma ci troviamo davanti a uno stato in cui tutto è controllato e manipolato dal governo, dal presidente, dallo stato. Tutto dev’essere controllato dallo stato: The Big Brother is watching You!
    È una contraddizione questa, perché i marxisti, i socialisti, i comunisti, ovunque, hanno lottato nella clandestinità per operare, lottando contro la mancanza di democrazia, dando del fascista a chi non la concede, e quando prendono il potere cosa fanno? Si comportano esattamente come quelli che prima li opprimevano!
    Inoltre, se ci sono proteste in Siria, è poiché c’è qualcuno che è oppresso, anche se comprato dall’occidente, se credesse che il suo stato è buono, non si lascerebbe facilmente comprare, oltre a ciò tra i manifestanti ci sono studendi unversitari, professori, operai ecc…, tra cui vari militanti di sinistra, quelli che vogliono che il paese non si fermi ad un pseudo socialismo reale che non avanti, ma che regredisce. Se questi manifestano vuole dire che si sentono oppressi, ergo si manifesta così il ciclo storico studiato da Marx sulla lotta perenne tra oppressi e oppressori. Perlopiù organizzazioni marxiste, che non hanno contatti con l’occidente, stanno manifestando, e non sono ONG finanziate dall’occidente. Ci troviamo davanti a dispotismo, e non c’è marxismo che tenga davanti al dispotismo, e ciò non è un punto di vista, che dipende dall’essere libertari o meno.

    C’è sicuramente lo zampino occidentale nel mezzo delle ONG e delle notizie, ma ci possiamo fidare delle notizie delle agenzie di stato siriane più corrotte che le ONG? Ci possiamo fidare del parere dei comunisti siriani che stanno al governo con Assad? Cercare imparzialità è difficile, però io ritengo validi i pareri della sinistra siriana non attiva nel governo, che si tira fuori sia dai giochi di potere di Assad che da quelli imperialisti.

    Il mio commento sul reazionario parte dalla definizione comune di reazionario, cioè di colui che si oppone a riforme di vario genere, non della sua definizione in ottica marxista.

    Sì sono giovane, nel pieno della mia formazione politica e culturale, che sta scoprendo poco a poco Marx, che ha quasi terminato di leggere il Manifesto del Partito Comunista, che conosce già le varie interpretazioni e inclinazioni del marxismo, che ha la fortuna di avere al liceo professori sempre critici quando ci spiegano ogni fatto storico, lasciando a noi decidere da che parte stare, sempre però dicendo cosa c’è di buono e sbagliato in ogni cosa, dall’imperialismo al marxismo. Inoltre, ho la fortuna di avere come prof. di Lam uno storico cresciuto con l’analisi del marxismo, tanto che la sua mini biblioteca che tiene in un armadio dell’aula farebbe paura a qualsiasi liberale o capitalista convinto: da Bakunin a Marx, da Trotzky a Lenin, da John Reed a Mao Tste Tung.
    Il fatto che tu hai più conoscenze di me, non ti pone in una posizione tale da pensare che tutta la verità sta nelle tue mani. L’arroganza puoi risparmiartela con altri.

    So benissimo degli effetti nefasti che ci sarebbero dalla caduta completa di Assad. Per tale motivo sono dell’idea che il leader deve smetterla con le persecuzioni di manifestanti, apra di più alla democrazia, quindi abbandoni il presidentalismo, che la smetta con le persecuzioni politiche e con il controllo totale di ogni organo della nazione. Non sto chiedendo assolutamente di procedere col socialismo abbattendo lo stato. Le mie sono richieste condivisibili da qualsiasi marxista e ben pensante.

  12. “con il controllo totale di ogni organo della nazione.”

    Mi sono espresso male, intendo dire: con il controllo totale di ogni organizzazione, di ogni cosa presente sul suolo Syriano.

  13. Ho letto tutta questa discussione metallicaro, ma trovo i tuoi post un po’ confusi: insomma, o sei liberale o sei marxista o sei anarchico! Se sei anarchico e rifiuti lo Stato è legittimo, ma allora non venirmi a lodare lo stato federale svizzero che è concepito sul modello del corporativismo privo di opposizione. Se sei invece marxista sai che la cosiddetta “democrazia liberale” si chiama marxianamente anche dittatura borghese e scomparirà solo dopo una lunga fase di dittatura proletaria (o “democrazia socialista”) in cui le forze produttive si svilupperanno. Poi dici che Assad fa schifo e che deve cedere, ma nel contempo dici che la sua caduta “completa” (?) sarebbe dannosa. Purtroppo la dura realtà delle cose (la guerra civile siriana) non permette questi sofismi, ma impone di schierarsi.

    Tu dici che in Siria tutto è in mano ad Assad… ma anche i due partiti comunisti sono nelle mani di Assad? E pure i sindacati che non hanno mancato di criticare alcune impostazioni sociali ed economiche del governo sono succubi di Assad? Insomma tutto fa schifo, solo noi della sinistra “anti-capitalista” occidentale (che fra l’altro è la più fallimentare di tutte) sappiamo come deve essere il “vero” socialismo o la “vera” democrazia.

    Tu dici poi che le proteste nascono sempre dal bisogno… ma non raccontiamoci balle. Allora anche le proteste dei nazisti che reclamano spazi sono legittime! Purtroppo queste cose sono vere sono nelle fiabe. Ho letto quello che dicono i comunisti siriani: le proteste iniziali avevano rivendicazioni sociali giuste e il governo Assad ha iniziato a varare riforme per andare incontro ai lavoratori. Esse sono però state strumentalizzate dalle potenze imperialiste che hanno due modalità (vedi le varie “rivoluzioni colorate” di stampo neo-liberista nei paesi dell’Est Europa: 1) armare il “sub-proletariato” (quello che Marx destava) che spinto dal bisogno viene invitato a commettere attentati e omicidi per favorire l’instabilità (e che viene represso, creando quindi scandalo sui media) e 2) rendere egemonica la borghesia “compradora” del luogo creando un dualismo di potere (in Siria questo famigerato Consiglio Nazionale che ha già ipotecato il petrolio), la quale borghesia nascente protesta non perché “ha fame” ma perché vuole maggiore libertà economica per poter estendere i propri commerci e profitti con l’occidente. Questo ti pare uno scenario progressista che un marxista dovrebbe sostenere solo perché la TV ci dice che Assad è cattivo? Dì ai tuoi professori “critici” che dicono che c’è del bene e del male in tutto (quindi sono di cultura liberale!) di informarsi meglio.

  14. La confusione, a livello ideologico, c’è e la riconosco, perché sinceramente non ho ancora trovato un’ideologia, una forma di stato perfetta in tutto, per questo motivo preferisco definirmi un militante di sinistra vicino alle posizioni anticapitaliste, perché condivido l’analisi riguardanti gli effetti nefasti del capitalismo, però riconosco, allo stesso tempo, che vi sono comunque degli aspetti positivi nella nostra società come un livello di benessere e di sociale buono, perlomeno qui in sivzzera. Il superamento dello stato, una società anarchica non mi dispiacerebbe, visto il controllo più democratico della propria società, la maggiore libertà, ma riconosco le grosse difficoltà nella sua attuazione. Stessa cosa vale per uno stato socialista, ne sarei favorevole, se non fosse per i problemi economici quali mancanza di evoluzione dei prodotti a causa della mancanza di concorrenza, abbassamento del potere d’acquisto del popolo (vedi i vari problemi accaduti in URSS, nella DDR ecc…) il grosso debito statale che si forma, lo stato troppo invadente in tutto, l’ideologia che si infiltra in tutto. Chiaro sono confuso. Sarà, forse, dovuto al fatto che sono in piena formazione politica. Sarà perché sono critico con tutto e ho le fette di salame ideologiche negli occhi. Chiaro, alla fine non si può avere tutto, non ci sono solo aspetti positivi, e perciò starò dalla parte del “sistema” che riterrò più condivisibile nella maggior parte dei punti.

    Sulla questione Assad, io sarei favorevole alle sue dimissioni da presidente, in modo da procedere a nuove elezioni, più democratiche, visto che lo stesso ha detto che stanno varando riforme elettorali in questo senso, per eleggere un nuovo governo. Così non c’è il pericolo della guerra civile, a mio modo di vedere.
    Inoltre, desiderei che ci fosse più libertà d’opinione, d’associazione. Perché trovo errato che tutto debba essere controllato dallo stato siriano, censurato. Parlate dell’UDC che tenta di censurare i comunisti svizzeri, e difendente lo stesso operato fatto da “socialisti”? Oltre a ciò, bisognerebbe pure finirla con la corruzione dello stato.

    Non metto in dubbio che i partiti comunisti possano criticare il governo, ma non venirmi a dire che io posso aprire un giornale e criticarlo, perché non posso farlo, senza che sia controllato dallo stato. Cioè possono criticarlo solo quelli che sono dalla sua parte, mentre gli altri no? Gli altri son tutti da reprimere? Coerenza.

    Non nego che le rivolte sono state strumentalizzate dai media occidentali, ma pure voi strumentalizzate, al fine di difendere Assad, alcune notizie dicendo che molti manifestanti sono stati comprati dall’occidente, fate lo stesso gioco.

    Sulla questione della borghesia che vuole più libertà economica, io direi che bisogna lasciarli parlare, e rispondere con delle tesi, a parole, non con la repressione, definendoli tutti dei terroristi pro occidente, perché se Assad manda in giro i carri armati, ahimè fa il gioco degli occidentali imperialisti che aspettano l’occasione per entrare in Siria.

    Vi consiglio la lettura di quest’articolo, che non è stato scritto nè da comunisti amici di Assad, nè da occidentali strumentalizzatori: http://alencontre.org/?p=3275

  15. Interessante l’articolo postato. Comunque non è vero che tutti i media occidentali nascodano le armi dell’opposizione:
    http://www.nytimes.com/2011/08/11/world/middleeast/11syria.html?pagewanted=2&_r=1&hp.

    Ritorna il problema della veridicità dei media in generale. I media occidentali prendono stangate perché ricevono informazioni da terzi manipolate, quelle del regime vengono poco tenute in considerazione, per via della sistematica manipolazione dell’informazione tipica di un paese dove tutta la stampa è controllata dal governo, che fa sì che si dia poca credenzialità alle notizie ufficiali dello stato, anche se esse dicono la verità.

    Perfettamente condivisibile: “Da un lato, dice, i manifestanti pacifici devono essere consapevoli dell’esistenza di questi elementi marginali. Questo dovrebbe incoraggiare più persone a rifiutare sia il regime che questo tipo di aggressione armata, e conservare gli obiettivi di una protesta pacifica.”

  16. […] Si è tenuto l’8 luglio scorso a Damasco una seduta del Comitato Centrale del Partito Ba’ath Arabo Socialista della Siria. Ne parliamo perché nessun media occidentale lo ha riportato, ma l’esito dell’incontro è probabilmente strategico per il futuro della Siria. Si è trattata di una riunione d’urgenza richiesta dalla base dell’importante partito, che ha contesto la rigidità dei vertici politici nel corso della crisi siriana iniziata nel 2011 e ancora in corso, che rischia di sfociare in una guerra neo-coloniale voluta dagli Stati Uniti in modo particolare, come abbiamo già spiegato in questo articolo (leggi). […]

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