Nuova provocazione contro Pechino: gli USA tolgono i separatisti uiguri dalla lista dei terroristi

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È da poco stato reso noto che Mike Pompeo – l’attuale Segretario di Stato degli Stati Uniti – ha revocato il Movimento islamico del Turkestan orientale – il nome con cui sono noti i separatisti di etnia uigura nello Xinjiang – dalla lista delle organizzazioni che, al pari di Al-Qaeda et ISIS, sono considerate come terroristiche dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti1.

Il Movimento islamico del Turkestan orientale, altresì conosciuto come Partito islamico del Turkestan, è un’organizzazione militare il cui carattere terroristico è stato riconosciuto dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite l’11 settembre 20022 e dagli USA il 29 aprile 2004 (ai tempi dell’amministrazione Bush)3.

Gli USA legalizzano il terrorismo anti-cinese

La reazione di Pechino non si è fatta attendere. In tutta risposta, Wang Wenbin, portavoce del Ministero degli affari esteri della Repubblica popolare cinese, ha dichiarato durante la settimanale conferenza di stampa del 6 novembre 2020: “Il terrorismo è terrorismo. Gli USA dovrebbero immediatamente correggere il loro errore e astenersi dallo ‘sbiancamento’ delle organizzazioni terroristiche, o dall’arretrare nella cooperazione internazionale al controterrorismo”4.

La reazione cinese è certamente comprensibile e giustificata. Uno degli effetti di questa decisione sarà di permettere donazioni e contributi legali a questa struttura criminale5. È chiaro che la mossa di Pompeo si inserisce nel quadro dell’intensa battaglia (geo)politica ed economica degli Stati Uniti contro la Cina. Quest’ultima è infatti accusata di reprimere i cittadini musulmani e di attuare una pulizia etnica contro la minoranza uigura. Ci chiediamo quindi se l’azione del capo della diplomazia statunitense sia premonitrice di altre più insidiose…

I paesi islamici negano che la Cina reprima i musulmani

Nonostante la campagna promossa da Washington per infangare i nemici cinesi, sono numerosi i paesi, in particolare proprio quelli di religione islamica, ad aver più volte espresso il proprio sostegno al trattamento che le leggi della Repubblica popolare garantiscono agli uiguri nella regione dello Xinjiang e che hanno lodato lo sforzo cinese per contrastare l’estremismo e il terrorismo radicale; possiamo citare per esempio il Bahrein, l’Egitto, l’Iran, l’Oman, la Siria, il Sudan, il Pakistan, la Palestina, e lo Yemen6.

Inoltre, la Turchia, che ha per tempo supportato il movimento etnico-separatista dello Xinjiang, ha recentemente invertito marcia e inserito nel 2017 il Partito islamico del Turkestan nella sua lista delle organizzazioni terroristiche7.

In Svizzera il deputato Molina si schiera con gli USA

La Svizzera sembra essere accondiscendente nei confronti dell’approccio occidentale. Nel 2010 sono stati accolti nel Canton Giura due dei 22 combattenti uiguri che erano stati detenuti a Guantanamo dopo essere stati catturati dall’esercito statunitense durante un’operazione contro Al-Qaeda in Afghanistan nel 20018. I Consiglieri nazionali Fabian Molina (Partito socialista) et Yves Nidegger (Unione democratica di centro) hanno peraltro aderito all’“Alleanza inter-parlamentare sulla Cina”9, entità che conta fra i suoi membri principalmente dei parlamentari occidentali – del calibro, per esempio, di Marco Rubio (Senatore degli Stati Uniti) – e che ha già lanciato delle campagne di stampo sinofobico in relazione al separatismo dello Xinjiang e di Hong-Kong10. Una delle poche voci alternative è quella del Partito Comunista svizzero che condanna invece fortemente il separatismo etnico nello Xinjiang, così come le ingerenze imperialistiche occidentali e invita il Consiglio federale a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale della Repubblica popolare con cui la Svizzera ha delle ottime relazioni diplomatiche che non devono venir compromesse per favorire interessi americani.

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Cem Celik, classe 1995, è uno studente in master alla Facoltà di diritto dell’Università di Ginevra ed è membro del Partito Comunista.