Accordi bilaterali: la sinistra li vuole tenere …con forse un’eccezione?

in Ticino e Svizzera di

Che il Partito Socialista, notoriamente europeista, si opponga all’iniziativa dell’UDC che mira a far saltare gli accordi bilaterali con l’Unione Europea (UE) il prossimo 27 settembre non stupisce. Lo stesso dicasi dell’Unione Sindacale Svizzera che, conscia delle debolezze del movimento operaio elvetico, preferisce tenersi le garanzie, per quanto misere, date dalle cosiddette misure accompagnatorie. Ma come si muovono le altre sigle della sinistra della Svizzera Italiana?

Il FA contro i “nemici del popolo”!

Il Forum Alternativo (FA), il movimento socialista di sinistra coordinato da Giancarlo Perfetti si oppone all’iniziativa UDC – “un No contro i nemici del popolo” apre in copertina la loro ultima rivista! “Dietro alla promessa di abolire la libera circolazione”, i promotori dell’iniziativa “celano in realtà l’obiettivo di sopprimere quei pochi diritti che i lavoratori di questo paese hanno conquistato con le misure di accompagnamento”. Secondo il FA, il dumping salariale “è cominciato ben prima dell’entrata in vigore della libera circolazione con l’UE: quest’ultima ha solo accelerato un fenomeno purtroppo già ben radicato”. La soluzione perorata dal FA è “costruire un fronte politico e sindacale forte in grado di invertire i rapporti di forza con il padronato, che oggi agisce indisturbato e ci impone dumping salariale e precarietà”, nel frattempo bisogna votare No alla “subdola” iniziativa dell’UDC e quindi di fatto mantenere in vigore gli accordi bilaterali con l’UE.

Il POP: “l’UDC fa solo propaganda”

Il Partito Operaio Popolare (POP) diretto da Leonardo Schmid afferma nella pagina “Chi siamo?” sul proprio sito che dal 2003 vi è stata una forte accelerazione nel peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori “dopo che con il sostegno di Plr, Ppd e Ps è stata introdotta la Libera circolazione delle persone, assieme a tutti gli altri Accordi bilaterali, con l’Unione Europea, permettendo lo sviluppo di una feroce concorrenza al ribasso tra lavoratori residenti e frontalieri. Sindacati e Ps si sono venduti per delle ‘misure d’accompagnamento’ che avrebbero dovuto salvaguardare il mercato del lavoro, ma in realtà non sono servite a niente”. Se ne dovrebbe dedurre che il POP è contro gli accordi bilaterali e reputa inutili le misure di accompagnamento (“non sono servite a niente”), e invece l’indicazione di voto è contro l’iniziativa. Il POP ammette che “non è evidente lottare contro questa iniziativa poiché noi siamo contro l’UE” e conferma che “se la libera circolazione con l’UE dovesse cadere, gli accordi bilaterali firmati fra la Svizzera e gli Stati dell’UE, cadrebbero anch’essi”. Accordi bilaterali che, ribadisce il POP, “favoriscono unicamente i padroni, permettendo loro di approfittare di un mercato liberale e senza diritti”. Tuttavia si deve votare No e mantenere in piedi questi accordi tanto detestati perché l’iniziativa dell’UDC “non è nient’altro che mera propaganda provocatrice” e poiché “i lavoratori svizzeri hanno bisogno di diritti nei luoghi di lavoro e non di una retorica razzista”.

Il PC: “la libera circolazione è fuori controllo!”

Il Partito Comunista diretto dal deputato Massimiliano Ay non si è ancora espresso: la decisione sarà presa durante la seduta di comitato fissata per il prossimo 6 settembre. Nel frattempo dal Partito ci confermano che si sta concludendo l’ampia consultazione delle sezioni e del movimento giovanile: la Gioventù Comunista pare essere la più critica verso l’UE. Ci si deve attendere una scelta tattica inaspettata da parte del PC? Le bocche sono cucite: il “centralismo democratico” impedisce ai comunisti di esprimersi prima che la discussione si sia conclusa negli organi del Partito. Durante la campagna per le elezioni cantonali dello scorso anno i comunisti avevano più volte ribadito la necessità di rinegoziare gli attuali accordi bilaterali con l’UE. Politicamente non vi sarebbero però gli equilibri, né in parlamento né in governo, perché questo accada: solamente se la popolazione facesse saltare gli accordi in votazione, Berna e Bruxelles sarebbero costrette a tornare al tavolo delle trattative e ridiscutere il tutto.

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