Bielorussia: molto rumore per nulla. Lukašėnko alleato ai comunisti.

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Quando negli anni ’90 ucraini e russi sono stati ridotti alla fame e alla miseria dalla libertà chiamata liberismo e le ricchezze nazionali di quei paesi sono state depredate da oligarchi in combutta con l’Occidente, Aljaksandr Lukašėnko ha garantito all’economia bielorussa, principalmente agricoltura e alcune filiere dell’industria come ad esempio la produzione di trattori, di salvarsi, garantendo con esse ai cittadini una vita civile e decorosa, in cui casa, scuola, lavoro e salute sono stati tutelati dallo Stato. Di più, Lukašėnko non ha posto vincoli allo sviluppo di una piccola industria privata, in particolare nei settori del commercio, della ristorazione e dell’informatica.

Gli USA ammettono: “In Bielorussia vivono meglio di noi!”

Bloomberg, nota agenzia statunitense ha recentemente scritto: “La Bielorussia è l’ex repubblica sovietica dove ci sono le migliori condizioni di vita, il prodotto interno lordo pro-capite è il doppio di altre ex repubbliche dell’URSS come la Georgia, la Moldavia o l’Ucraina, la diseguaglianza è più bassa che nelle nazioni scandinave, la percentuale di persone che vivono in povertà è inferiore a quella di metà delle nazioni europee e anche degli Stati Uniti.”

Bloomberg offre anche una colorita spiegazione di tutto ciò: “la transizione dall’economia pianificata verso l’inserimento nel mercato globale è avvenuta alla velocità di un trattore su un prato fangoso.” Ci sarebbe da aggiungere un prato e un campo che sono statali perché Lukašėnko ha vietato la compravendita dei terreni agricoli. Un modello sociale alternativo, così smaccatamente orientato ai diritti sociali, ha tanto indispettito l’Unione Europea che a più riprese ha provato a inventare candidati “democratici” che si proponessero di portare anche a Minsk la libertà, ovvero gli interessi delle multinazionali speculative.

La dissidenza filo-UE strumentalizza le donne ad uso delle TV occidentali

Ultima rappresentate di questa ingerenza politica aggressiva e per nulla democratica, ben più considerevole delle presunte mail russe a sostegno di Trump nel 2016, è Svjatlana Cichanoŭskaja che insieme ad altre due donne, Maria Kolesnikova e Veronika Tsepkalo, si è fatta dettare, a tutto uso dei media occidentali, una campagna elettorale in cui, pur con qualche ridicola dimenticanza immortalata dalle televisioni, le tre eroine si sono distinte, non per le proposte, una sola, la solita, “libertà”, ma per i simboli fatti con le mani, un cuore, un pugno chiuso e l’ultima la V di vittoria con due dita, poco importa che in bielorusso tale parola si scriva con la P di Pobeda, è evidente che i destinatari del messaggio non erano i loro concittadini, ma le televisioni e i fotografi occidentali.

Chi è contro l’UE diventa automaticamente “dittatore”!

Le elezioni presidenziali si sono risolte, come prevedibile, con la netta conferma di Lukašėnko, ma il voto dei cittadini sta tanto a cuore agli Stati Uniti e all’Unione Europea che subito hanno promosso manifestazioni di piazza, poco importa se quelle a sostegno del presidente son state più partecipate, l’importante è stato mostrare gli arresti di alcuni dei manifestanti dell’opposizione per confermare che Lukašėnko è un “dittatore”, qualcuno ha anche aggiunto “comunista”.

Che gli arrestati fossero in alcuni casi ucraini, che molti avessero la bandiera nazista nello zaino e che tutti fossero armati con spranghe e altri oggetti contundenti non è risultata una notizia di qualche interesse per i solerti difensori della libertà d’informazione.

Rovesciare Lukašėnko per far avanzare la NATO e il neo-liberismo

Con tutta evidenza il vero motivo di questo accanimento anti-bielorusso nasce da una duplice necessità, eliminare un Capo di Stato – e conseguentemente la politica da lui attuata – che senza ombra di dubbio si pone in continuità con l’impegno russo e cinese per un mondo multipolare e di pace, dall’altro tentare di distruggere un governo legittimo con l’ennesima finta rivoluzione colorata al fine di portare i carri armati della NATO, stabilmente presenti in Polonia (come da noi spiegato in questo articolo), sul confine russo, al momento impossibile proprio per l’esistenza di una Bielorussa sovrana e indipendente che mai ha accettato di collaborare con l’Alleanza Atlantica.

Putin e Lukašėnko non sempre sono andati d’accordo, ma ricamare sui loro dissidi è privo di fondamento. La Bielorussia non potrebbe attuare politiche sociali senza l’aiuto energetico russo, la Russia non potrebbe tenere la NATO lontana dai propri confini senza l’attuale dirigenza di Lukašėnko e del Partito Comunista di Bielorussia (come abbiamo scritto in questo articolo), tutto le altre considerazioni e speculazioni appartengono al regno della fantasia che scambia ipotesi non fondate con fantasmagorici e inconsistenti scenari geopolitici.

L’Occidente tenterà ancora per qualche giorno di sovvenzionare gli oppositori bielorussi, poi tutto tonerà come prima. Direbbe William Shakespeare: molto rumore per nulla.

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