Una nuova “baia dei porci”? Il Venezuela respinge l’aggressione promossa dagli USA

in America latina/Internazionale di

L’imperialismo atlantico colpisce ancora in Sud America, con un nuovo grave attacco ai danni della Repubblica Bolivariana del Venezuela, fortunatamente respinto dalle forze armate del paese latinoamericano. L’ostilità statunitense verso il governo del presidente Nicolas Maduro, dopo aver fomentato i tumulti interni (le famose “guarimbas”) della primavera dello scorso anno e aver sostenuto i tentativi golpisti promossi dalla destra venezuelana e dal suo leader Juan Guaidò, si è tradotta in un’aggressione di stampo terroristico che riporta alla memoria i periodi più bui dello scorso secolo, al punto che lo stesso Washington Post ha parlato di “un fiasco delle proporzioni della baia dei porci” (leggi qui), facendo riferimento al fallito tentativo insurrezionale promosso dal governo americano contro la rivoluzione cubana nell’aprile del 1961. Ma andiamo con ordine.

I fatti: disertori venezuelani e mercenari americani tentano di sbarcare alle porte di Caracas

Il 3 maggio scorso, alcune imbarcazioni sono state fermate dalla Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB) sulle coste del porto della Guaira, a une ventina di chilometri dalla capitale Caracas. Le imbarcazioni bloccate dall’esercito trasportavano vari gruppi mercenari forniti di ampi armamenti e vario materiale bellico, che avevano l’obiettivo di organizzare azioni di matrice terroristica contro lo Stato venezuelano. I mercenari arrestati, interrogati dalla FANB e dalle forze di polizia, hanno ammesso di aver pianificato e organizzato l’operazione in territorio colombiano e di avere l’obiettivo di rovesciare il governo di Nicolas Maduro. Il gruppo era composto da numerosi disertori venezuelani, da vari mercenari e da alcuni ufficiali americani, identificati grazie ai documenti trovati in loro possesso.

Le responsabilità dietro l’incursione: lo zampino di USA e Colombia

La conferma della responsabilità americana dell’attacco è giunta anche da fonti esterne: Jordan Goudreau, ex “berretto verde” e proprietario del gruppo di sicurezza privata statunitense Silvercorp, ha diffuso un videomessaggio in cui afferma di aver diretto l’operazione da fuori del paese (vedi qui). L’incursione sembra essere stata concordata con l’autoproclamato presidente Juan Guaidò (che attualmente si trova in Colombia), con cui la Silvercorp avrebbe firmato un vero e proprio contratto con tanto di tariffa, ammontante a oltre 200 milioni di dollari (leggi qui).

I responsabili dell’operazione in loco, arrestati e identificati dalla FANB, sono ex militari e membri delle forze speciali dell’esercito USA, come Luke Denman, che ha confermato come l’obiettivo dell’operazione fosse rapire e aviotrasportare negli Stati Uniti il presidente Maduro (leggi qui). Nell’attacco sembra che sia implicata la stessa agenzia federale antidroga (la DEA), che attraverso un suo agente (il narcotrafficante José Alberto Socorro Hernández, alias “Pepero”) avrebbe fornito supporto logistico all’operazione (vedi qui).

L’operazione volta a destabilizzare il governo venezuelano si è svolta in un contesto di crescente escalation nel mar dei Caraibi, dove da mesi si registra un importante spiegamento di mezzi militari NATO, a cui si sono aggiunte le recenti accuse di alimentare il narcotraffico rivolte al governo venezuelano, numerose violazioni territoriali e addirittura alcuni attacchi ad imbarcazioni dell’esercito venezuelano. Non stupisce dunque che la Silvercorp risulti legata a doppio filo con l’amministrazione americana e il presidente Donald Trump, della cui sicurezza personale si è occupato lo stesso Goudreau (leggi qui).

Ferma condanna da parte di Maduro: “attacco alla pace, alla democrazia e alla sovranità”

Immediata e ferma la reazione del governo venezuelano, che in un comunicato (leggi qui) ha denunciato “l’aggressione mercenaria e terrorista, organizzata in territorio colombiano e pianificata da agenti americani, contro la pace, la democrazia e la sovranità del Venezuela”. La nota inviata ai media non manca di indicare i mandanti dell’incursione: “la repubblica bolivariana del Venezuela ritiene responsabili i governi di Donald Trump e Ivan Duque per le imprevedibili e pericolose conseguenze di questa ondata di provocazioni e aggressioni mercenarie contro il popolo venezuelano”. In conferenza stampa telematica, il presidente Maduro ha ringraziato la FANB, le forze di polizia e il “poder popular” che, grazie all’unione civico-militare che lega forze armate e popolazione civile, continuano ad assicurare la difesa della patria.

A fronte di questa chiara indicazione di responsabilità, l’amministrazione Trump si è immediatamente smarcata affermando di non avere nulla a che fare con l’operazione (leggi qui). Reazioni di ferma condanna sono giunte invece da Russia e Cina, che hanno richiamato al rispetto del diritto internazionale e hanno fatto appello alla comunità internazionale affinché condannasse con chiarezza l’accaduto, garantendo la pace e la stabilità nella regione.

Ma l’emergenza è tutt’altro che rientrata e la tensione rimane alta, prova ne sono le minacce proferite dal governo statunitense nei confronti delle navi iraniane che stanno trasportando combustibile verso il Venezuela, duramente colpito dal blocco economico americano che mette a dura prova l’economia e i servizi essenziali del paese caraibico (leggi qui). L’ennesima prova di come per l’imperialismo americano sia semplicemente inaccettabile che paesi sovrani abbiano relazioni da pari a pari e si sostengano vicendevolmente nella resistenza all’oppressione a stelle e strisce.

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Zeno Casella, classe 1996, è coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA). Dal 2016 è consigliere comunale a Capriasca per il Partito Comunista, di cui è pure membro del Comitato Centrale.