Congresso “liberal” per il Partito Socialista

Si è svolto a Chiasso, domenica 23 gennaio 2011, il Congresso elettorale del Partito Socialista Ticinese, a neanche un anno dall’ultima assise tenutasi a Locarno. Il tema centrale è stato sicuramente la presentazione dei cinque candidati per il rinnovo del Consiglio di Stato, ma non è mancata una breve parte politica, che avremo modo di analizzare di seguito, ma possiamo già anticipare che il motivo ricorrente in quasi ogni discorso ascoltato è stato un non meglio specificato “patto sociale”, concetto filosofico che sostituisce ormai definitivamente ogni concezione di lotta fra le classi: il PS abbandona così quindi anche la più velata concezione marxista e si adegua alla visione del mondo di cultura liberal-democratica.

Una fifa matta di disperdere voti

Fra il pubblico, seduti nella seconda fila della platea, gli invitati delle altre forze politiche: oltre a Nadia Ghisolfi e Maurizio Agustoni per il PPD, si sono visti il coordinatore dei Verdi Sergio Savoia, il segretario del Partito Comunista Massimiliano Ay e l’esponente dell’MPS Matteo Pronzini. Presente anche fra gli ospiti il coordinatore del SISA Janosch Schnider. Ed è proprio alla presenza di questi ultimi che la vicepresidente del PS Pelin Kandemir Bordoli ha tuonato contro la dispersione dei voti alludendo alla “concorrenza nel fronte progressista”. La Kandemir-Bordoli si è poi rivolta di fatto all’ala sinistra del PS per scongiurare di “illudersi che mettendo il becco in casa d’altri le cose cambino radicalmente”. Una paura – quella della capacità attrattiva degli ecologisti e della lista unitaria dei comunisti e dei troskisti – che si è sentita anche in altri interventi dei vertici socialisti, i quali più volte hanno esortato alla compattezza e alla disciplina di voto. Ma ancora più dei comunisti, il PS non ha lesinato critiche al partito di Sergio Savoia, preso di mira non solo dalla relazione del capogruppo uscente Raoul Ghisletta, che ha sferrato un attacco ai Verdi a cui “non bisogna dare cambiali in bianco” dopo la loro approvazione del salario al merito per i dipendenti pubblici, poi bocciata in consultazione popolare. Ha rincarato la dosa Werner Carobbio che ha esaltato la purezza del PS nel non aver alcuna relazione con la Lega, forse a differenza degli ecologisti. Ancora più esplicita la posizione di Saverio Lurati: “il lavoro lo difenfono i socialisti, non i verdi!”, ha esclamato il sindacalista. Sergio Savoia, visibilmente infastidito, ha abbandonato la sala.

Socialdemocrazia sì, ma con sguardo a destra

La ministra della sanità uscente, Patrizia Pesenti, ha difeso il governo dell’ultima legislatura: “se questo governo non è stato di centro-sinistra, di certo non è stato di centro-destra!”. Addirittura l’ha definito un governo “keynesiano”. Dimenticando evidentemente le misure anti-sociali di cui anche lei è stata firmataria, la Pesenti ha rappresentato ancora una volta la sua cultura poco socialista: se all’ultimo Congresso del PS esaltava il Ticino con toni quasi campanilisti, oggi ha citato i dati OCSE (che non è proprio un ente super partes!) sostenendo che la Svizzera garantisce le stesse chances di partenza per tutti i bambini e in ciò il Ticino addirittura “eccelle”. Forse alla Consigliera di Stato andrebbero fatti leggere i dati pubblicati dagli uffici di statistica del nostro Paese, in cui si evidenzia come la selezione sociale nelle scuole pubbliche elvetiche e anche ticinesi non è per nulla sparita. Pesenti, poi, dimostrando un pressappochismo poco dignitoso in ambito economico, ha di fatto negato la crisi economica: si tratterebbe infatti solo di una passeggera crisi finanziaria. Da ultimo ha lanciato una proposta di riforma fiscale, scambiando l’attuale politica delle deduzioni con una modifica delle aliquote.

Candidati al governo: una squadra non profilata

La squadra di governo che il Congresso del PS ha approvato entusiasticamente è composta dal presidente del partito, Manuele Bertoli; dall’ex-procuratore pubblico Mario Branda; dall’alto funzionario del Dipartimento Socialità e Sanità Roberto Sandrinelli; dalla dirigente del Soccorso Operaio Svizzero Chiara Orelli e dall’attuale municipale di Lugano Nicoletta Mariolini, già membro del Consiglio di amministrazione della Cassa pensioni cittadina.

Manuele Bertoli ha motivato la sua scelta di correre per l’esecutivo con la sua decennale esperienza parlamentare che ora vorrebbe portare in Consiglio di Stato, che “è anche uno dei motori delle riforme di cui un Paese ha bisogno”. Il presidente socialista ha poi ricordato il suo handicap fisico sostenendo di poter rappresentare chi è confrontato con le diverse disabilità e che riescono, nonostante ciò, a farsi strada nella vita grazie alle assicurazioni sociali.

Branda, che gode del sostegno della corrente di sinistra “Prospettive Socialiste” (coordinata da Franco Cavalli e da Adriano Venuti), ha ammiccato invece clamorosamente a destra: se già pochi giorni fa aveva ammesso di aver sostenuto il controprogetto all’iniziativa UDC per l’espulsione degli stranieri che delinquono, durante il Congresso odierno, l’ex-procuratore pubblico ha citato il defunto leader socialdemocratico svedese Olof Palme e lo scrittore Claudio Magris (già senatore italiano di cultura repubblicana, liberale di sinistra e filo-atlantista in politica estera). Branda ha spiegato come il Ticino negli ultimi decenni sia migliorato di molto accrescendo il benessere della popolazione, e sulle problematiche del lavoro si è chiesto se “la responsabilità è dei frontalieri?”, rispondendo “in parte, forse”, lasciando sgomenti i sindacalisti in sala. Ha poi perorato la necessità di ristabilire il “patto sociale” e di dare più mezzi alla Polizia.

Mariolini ha iniziato il suo discorso di presentazione raccontando le origini contadini e umili della sua famiglia immigrata: “ho la Svizzera nel cuore” – ha spiegato – dipinto come un paese che permette a tutti di affermarsi nella vita. Ha spezzato una lancia a favore di migliori condizioni fiscali per le imprese e, citando Robert Kennedy e il poeta Saramago, ha rivendicato un Ticino “attraente e concorrenziale”.

Sandrinelli, dal canto suo, dopo aver ripetuto come gli altri la necessità del “patto sociale”, si è dimostrato senza dubbio il candidato assolutamente più a destra della compagine: “il PS deve aprirsi al tema fiscalità” – ha affermato – “promuovendo l’attività economica”. “Le forze politiche più responsabili devono lavorare assieme superando le ideologie”, ha perorato la causa di maggior legame fra scuola ed economia e ha lodato la formazione professionale duale in collaborazione con il padronato per gli apprendisti. Il “partenariato coi privati” da parte dell’ente pubblico pare essere un suo principio cardine: “lo Stato – ha spiegato – deve essere il creatore di un quadro in cui le aziende possono operare”. L’idea, quindi, è quella di uno Stato slegato dalle classi e “mediatore fra partner sociali”. Secondo Sandrinelli “anche alle Officine FFS ha prevalso la negoziazione”, quasi sminuendo il ruolo determinante dello sciopero e dell’occupazione operaia della fabbrica. E poi la chicca: “i giovani non sono preoccupati dalla flessibilità” ha chiarito.

La sorpresa è stata, invece, Chiara Orelli: citando Bertrand Russel, Antonio Gramsci e Naom Chomsky, ha parlato del rischio che il nostro sistema politico si trasformi in una “democrazia totalitaria” e ha individuato come non secondaria la lotta per maggiore democrazia sul posto di lavoro. Ha criticato la lottizzazione partitica, eguagliando qui il segretario del Partito Comunista, che per primo ha portato questo tema in campagna elettorale il giorno precedente, e non ha mancato di esprimere la sua anima femminista chiedendo di “rompere i monopoli maschili” nel mercato occupazionale. Ha concluso il suo intervento attaccando la Lega e ricordando la lettera di un giovane partigiano italiano fucilato dai fascisti. Unica nota fuori dal coro di un discorso ben schierato è stata l’apertura alla meritocrazia.

Anche un po’ di discussione

La parte politico-programmatica è stata relativamente scarsa: il Congresso – presieduto dal giornalista Fabrizio Fazioli – era volutamente costruito per fungere da evento mediatico pre-elettorale. Ciononostante i delegati hanno discusso brevemente della Carta dei Valori, in particolare in riferimento ad alcuni emendamenti proposti dalla base.

Contro la volontà della Direzione l’ha spuntata il giovane Filippo Contarini, da poco nel PS,  che ha proposto una riformulazione di un paragrafo, ritenendo vuoto il significato della parola  “progressismo”.

Più sostanziali le proposte di emendamento successive, tutte incentrate sul tema dell’esercito, vacca sacra che anche nel PS dimostra essere ancorata. La proposta di Ivan Lepori di stralciare la frase “L’esercito svizzero non ha più ragione di esistere” è stata sonoramente sconfitta dalla base, che ha quindi difeso la linea pacifista. Stesso esito, ma meno netto, è toccato a un altro emendamento simile, firmato da Marco Zanetti e da Fabio Canevascini. Zanetti ha spiegato che “l’esercito è composto di cittadini, ci sono cose buone e vanno mantenute”, dunque occorre solo riformarlo integrando i suoi compiti con quelli della Protezione Civile e della Polizia. Il Congresso non l’ha pensata allo stesso modo. I giovani candidati socialisti Gionata Zufolo e Ariele Conforti hanno poi inscenato un breve spettacolo teatrale per sostenere l’iniziativa per la protezione delle armi militari. Zufolo, in particolare, ha chiesto l’abolizione della milizia.

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