Il Sudafrica piange Nelson Mandela. Ma di lui ormai si stravolge tutto…

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I sindacati salutano Madiba

Tanta è la disinformazione e l’ignoranza, ma tanta è anche l’ipocrisia di fronte alla morte dell’ex-presidente del Sudafrica Nelson Rolihlahla Mandela, detto Madiba. Trasformato da un lato in una sorta di “santone” pacifista (soprattutto da una parte della sinistra occidentale), e dall’altro descritto come un eroe “trasversale” e annacquato (dalla destra che si scorda invece il carattere di classe del leader sudafricano). Mandela non era questo, nel modo più assoluto: era partigiano, non appartiene alla cultura di tutti gli uomini “di buona volontà” (come si suol dire), al contrario appartiene solo e soltanto al movimento di liberazione dal colonialismo, cioè alla sinistra anti-imperialista. Egli fu l’artefice dell’unità fra i socialisti neri dell’ANC, i comunisti del SACP e la Confederazione Sindacale COSATU, non unì la destra e non rinnegò le sue origini.

Il ruolo della Svizzera

Iniziamo col dire che sentire dal governo di Berna esprimere commozione per la dipartita del rivoluzionario sudafricano è già piuttosto ridicolo, visto che ancora oggi il Consiglio Federale impedisce agli storici di accedere agli archivi elvetici che nascondo la verità sulle relazioni fra Berna e Pretoria ai tempi in cui Mandela era incarcerato e altri suoi compagni venivano massacrati con le armi svizzere, copiosamente esportate verso quel regime. Lo dice, senza mezzi termini, il consigliere nazionale PS Carlo Sommaruga, al tempo funzionario del movimento svizzero anti-apartheid, il quale attacca la Confederazione: “da un lato il ministro Didier Burkhalter saluta il grande uomo che fu Mandela. Dall’altro la Svizzera rifiuta di fare un’introspezione completa delle sue relazioni sporche con l’apartheid. Meno di 30 anni fa la Svizzera ufficiale considerava Mandela come un terrorista. In Sud Africa l’esame critico dell’apparato repressivo è stato fatto; in Svizzera questo lavoro di analisi resta incompleto”.

La destra svizzera che si confonde…

Libia: Gheddafi, per quarant'anni sulla scena internazionale / speciale
Gheddafi e Mandela, alleati e amici

A piangere Mandela troviamo il vicepresidente dei Giovani del Partito Liberale Radicale (PLR) Fabio Käppeli all’unisono con la ministra dell’economia ticinese Laura Sadis, sempre del PLR. Il primo afferma su Facebook  un vago “sono davvero i migliori ad andarsene”. La seconda, invece, rispondendo a un’intervista al portale Ticinolibero, afferma che Mandela è stato un “emblema di impegno per i diritti e la dignità delle persone”. Alla nostra redazione fa piacere, naturalmente, che questi due vertici liberali ticinesi ritengano che un dirigente di ispirazione comunista (eh già!) come Mandela meriti tutto questo rispetto. O forse non sapevano che Nelson Mandela – come ha ricordato proprio il Presidente della Repubblica Jacob Zuma nell’orazione funebre – ha ricoperto il ruolo di membro del Comitato Centrale del Partito Comunista del Sud Africa (SACP) quando ancora era un partito che agiva nella clandestinità? Il SACP, partito marxista-leninista, non a caso, attualmente è uno dei partiti nel governo del Paese, una coalizione costruita proprio da Madiba. Verrebbe però da chiedere ai liberali rossocrociati se lo sanno che il regime che teneva prigioniero Mandela era sostenuto dall’esercito svizzero in cui militano tutti i boss del PLR e che dal loro partito – quando serviva (non quando Mandela vinse) – non è mai arrivato un minimo sostegno alla causa della lotta alla dittatura? Ma tutti questi amici dell’ultima ora di Mandela perché non lo sono anche di Muammar Gheddafi, il leader socialista libico, che Madiba aveva chiarito in più occasioni essere uno dei suoi migliori amici e alleati nella comune lotta rivoluzionaria contro l’imperialismo?

Un terrorista “uomo di pace”

ANC010Le dichiarazioni dei politici del partito della borghesia egemone del nostro Paese (quella che stabilisce cosa i giornalisti devono raccontare e cosa i docenti insegnare) sono incredibili,  certo, però almeno sono tutto sommato moderate, in confronto alle dichiarazione vergognose del segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen che ha definito l’ex-leader nero come “un uomo di pace e una figura ispiratrice, un simbolo di libertà” per tutto il mondo. Di fronte a questi complimenti c’è da rimanere straniti: proprio Madiba, che aveva condannato tutte le ultime guerre imperialiste della NATO, viene ora osannato da Rasmussen? Mandela aveva definito addirittura “una minaccia per la pace mondiale” l’attitudine di Washington, vero padrone della NATO, e ancora aveva affermato: “se c’è un paese che ha commesso atrocità inenarrabili al mondo, questi sono gli Stati Uniti. Loro non si preoccupano degli esseri umani”, ma queste parole Barak Obama le farà censurare dai manuali di storia… Peraltro ci sarebbe da chiedersi come può essere “uomo di pace” un Mandela, esponente di spicco dell’African National Congress (ANC), che proprio la NATO e gli USA fino al 2008 consideravano come una “organizzazione terroristica”?

I comunisti svizzeri mettono i puntini sulle i…

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Mandela è stato pure dirigente del SACP

Da quanto ci risulta l’unico partito politico ticinese ad aver espresso cordoglio ufficialmente per la scomparsa di Nelson Mandela è stato il Partito Comunista della Svizzera Italiana. Il segretario politico Massimiliano Ay lo conferma: “abbiamo subito preso contatto con i nostri compagni del SACP, dell’ANC e del COSATU per esprimere loro la nostra vicinanza”. Ay continua: “c’è un’idea edulcorata dell’opera di Mandela, quasi la sua fosse una mera battaglia etica, addirittura nonviolenta, contro il razzismo: egli invece sapeva che il razzismo era una conseguenza dell’imperialismo”. Nella nota dei comunisti svizzeri si legge come Madiba fu “leader dell’emancipazione del Sud Africa contro il regime razziale e oppressivo dell’Apartheid, con cui – fra l’altro – l’esercito della Svizzera cosiddetta ‘neutrale’ collaborava vergognosamente”. Non si scorda però neppure il fatto che molti governi europei lo considerarno un terrorista fino alla sua liberazione. Il comunicato continua poi ricordando le onorificenze con cui Mandela fu decorato: “oltre al premio Nobel per la pace che tutti ricordano, è stato pure insignito dell’Ordine della Stella dell’Amicizia tra i Popoli dalla Repubblica Democratica Tedesca (DDR) e dell’Ordine José Marti della Repubblica di Cuba. Onorificenze che testimoniano i suoi sentimenti progressisti, anti-imperialisti e pacifisti. Merito di Mandela è stato pure quello di essere riuscito a unire il popolo sudafricano nel progetto politico più avanzato della sua storia: egli ha infatti gettato le basi per il governo di coalizione fra l’African National Congress (ANC), la Confederazione Sindacale COSATU e il Partito Comunista Sudafricano (SACP) che dura tutt’oggi, iniziando un innegabilmente difficile, lento e a volte fortemente contraddittorio processo di riscatto democratico per il proprio popolo che ha molto sofferto anche a causa delle scelte politiche scellerate dei partiti borghesi e dei vertici militari del nostro Paese”.

Un amico di Cuba e dei comunisti

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Totale comunanza di veduta fra Mandela e Castro

Il legame fra Nelson Mandela e il “lider massimo” cubano Fidel Castro è noto, tanto da dichiarare pubblicamente: “Fin dai suoi primi giorni, la rivoluzione cubana è stata fonte di ispirazione per tutte le persone che apprezzano la libertà. Noi ammiriamo i sacrifici del popolo cubano per mantenere la sua indipendenza e sovranità di fronte alla campagna orchestrata dall’imperialismo per distruggere la forza incredibile della rivoluzione cubana. Viva la rivoluzione cubana! Viva il compagno Fidel Castro!”. Il legame di Mabida con i comunisti non si estingue con la sua militanza attiva all’interno del SACP e con la sua amicizia con il Partito Comunista di Cuba, anche una volta eletto presidente della Repubblica per conto dell’ANC Mandela dimostrò sempre totale affiatamento con i suoi stretti alleati marxisti-leninisti: “i comunisti – scrisse – sono stati per decenni l’unico gruppo politico in Sud Africa che erano stati preparati per trattare gli africani come esseri umani a loro eguali. A causa di questo, ci sono molti africani che, oggi, tendono a equiparare libertà con il comunismo”. E in un’altra occasione affermò: “i comunisti lottano per un mondo senza disoccupazione, povertà, fame e ignoranza. In un mondo del genere non ci saranno più capitalisti, imperialisti e fascisti. Non ci saranno più né colonie né guerre. Nel nostro Paese la lotta del popolo oppresso è guidata dal Partito Comunista del Sud Africa ed è ispirata dalle sue politiche”.

Non un banale pacifista

hang-mandelaMandela che lottò in ogni modo per la pace, non è definibile facilmente come “pacifista” come vorrebbe una retorica moralista: proprio lui che, al contrario, fu comandante del braccio armato dell’ANC e che ancora a metà degli anni ’80, quando si prefigurava una sua possibile liberazione, la rifiutò pur di non rinnegare la lotta armata. Alla faccia anche dell’opinionista Luigi Bonanate sul domenicale ticinese “Il Caffè”, che identifica Mandela addirittura non solo come “uno dei più puri protagonisti del pacifismo di tutta la storia, ma addirittura come una sorta di ideologo della nonviolenza. Mandela certamente lottò per la pace, ma riteneva corretta la lotta armata contro il regime dell’apartheid e fu questa sua determinazione a creare le basi per il rovesciamento del sistema, non certo il buonismo retorico di chi lo osanna ora quasi fosse un innocuo idealista apprezzato da tutti. E che dire del primo ministro di Londra David Cameron che oggi ha scoperò che “Mandela è un eroe dei nostri tempi” quando invece, al momento in cui Mandela necessitava del suo aiuto, proprio Cameron, allora esponente della Federazione Studentesca Conservatrice britannica, rivendicava che Mandela venisse impiccato (come dimostra il manifesto qui a lato).

I fascisti contro Mandela

sacp_rivistaFrancesco Bartolo, consigliere di zona della Lega Nord di Verona, sul suo profilo Facebook in un post ora cancellato si riferiva proprio a questo aspetto della biografia del rivoluzionario sudafricano e ha scritto: “finalmente il terrorista Mandela, belva assetata di sangue bianco, trasformato in eroe dalla propaganda mondialista, si troverà di fronte a tutta la gente che ha fatto ammazzare con le bombe nelle chiese o con i copertoni incendiati attorno al collo”. Bartolo, da fascista quale è, ha ragione e non cade nell’ipocrisia: lui con il comunista Mandela non c’entra niente, perché Mandela è saldamente schierato da una parte, non è un eroe “di tutti”! A modo suo è “onesto” anche il leader della destra populista svizzera Christoph Blocher che ritiene che Mandela sia “sopravvalutato”, non è un caso se il leader ultra-nazionalista zurighese è stato uno dei maggiori sostenitori svizzeri del regime dell’apartheid.

Israele, campione d’ipocrisia

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Mandela e Arafat, contro l’apartheid israeliana

Peggio di tutti, infatto di ipocrisia, ha fatto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che ha affermato senza ritegno: “Non è mai stato altezzoso. Ha lavorato per ricucire gli strappi nella società sudafricana ed è riuscito a prevenire uno scoppio dell’odio razziale”. Il dirigente sionista si è scordato del pensiero di Mandela, il quale riteneva non solo che la liberazione dei neri sudafricani potesse completarsi “solo con la liberazione dei palestinesi”, ma anche che “l’apartheid è un crimine contro l’umanità. Israele ha privato milioni di palestinesi della loro proprietà e della loro libertà. Ha perpetuato un sistema di gravi discriminazione razziale e disuguaglianza. Ha sistematicamente incarcerato e torturato migliaia di palestinesi, contro tutte le regole della legge internazionale. In particolare, esso ha sferrato una guerra contro una popolazione civile, in particolare bambini”. Nelson Mandela aveva poi dichiarato che uno dei suoi pochi amici a livello internazionale era il leader rivoluzionario palestinese Yasser Arafat, avvelenato dal regime che rappresenta proprio Netanyahu. Chiare anche le rivendicazioni di Madiba sul conflitto mediorientale: “Israele deve ritirarsi da tutti i territori che ha preso dagli arabi nel 1967 – aveva esplicitato – e, in particolare, Israele dovrebbe ritirarsi completamente dalle Alture del Golan, dal sud del Libano e dalla Cisgiordania”. Netanyahu e i suoi amici sionisti, però, se ne sono scordati…

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