L’UE impone i suoi diktat all’Ucraina sfruttando l’ex-premier Yulia Thimoshenko!

in Europa/Internazionale di
La ex-premier Timoshenko, arrestata per corruzione

Pochi giorni fa la Gioventù Socialista (JUSO) di Zurigo ha preso posizione in merito all’Ucraina. Il paese est-europeo è finito recentemente sotto i riflettori dei media occidentali, che accusano l’attuale presidente ucraino Victor Janukovich per il comportamento nei confronti dell’ex-premier Yulia Timoshenko. Quest’ultima, accusata qualche mese fa di corruzione, recentemente ha deciso di intraprendere uno sciopero della fame per denunciare i presunti maltrattamenti subiti in carcere e il fatto di essere stata accusata per motivi politici. I giovani socialisti zurighesi, sostenendo, di fatto, la Timoshenko, vorrebbero che la Svizzera inasprisse i rapporti diplomatici con l’Ucraina e che gli imminenti campionati europei di calcio venissero spostati dall’Ucraina in Svizzera e in Austria. In primo luogo vi è da chiedersi – come giustamente sottolineato dall’UDC – con quale diritto la Svizzera si possa intromettere negli affari interni di un altro paese. Secondariamente occorre domanarsi che cosa vi sia dietro all’intera vicenda: Il can-can mediatico promosso dalla ”libera informazione” dei mass-media occidentali – di solito non così attenta ad altri innumerevoli casi di maltrattementi – è da prendersi come parole del Vangelo (come fatto dalla JUSO) o forse bisognerebbe imparare a osservare la situazione con maggiore distacco e senso critico?

Il contesto geopolitico: l’Ucraina sovrana e le ingerenze dell’UE

Il Partito Comunista Ucraino contro la Timoshenko

Dalla caduta del blocco sovietico nel 1991 l’Ucraina è confrontata con un’instabile situazione geopolitica che è andata aggravandosi col passare degli anni. Motivo di tale instabilità, caratteristica anche di altri paesi del ex-blocco socialista, ma con delle dinamiche particolari in Ucraina, è la condizione di vicinanza geografica, economica e culturale sia all’Unione Europea (UE) che alla Federazione Russa. Il conflitto sul piano del controllo commerciale e politico tra le due potenze sopracitate sfocia prepotentemente in Ucraina a causa della vicinanza del paese a queste due potenze, le quali intendono mantenere la massima influenza possibile sulla nazione guidata da Janukovich. Per questo motivo la politica ucraina è polarizzata e contraddistinta principalmente dal conflitto tra filo-atlantici e filo-russi, piuttosto che da quello classico tra destra e sinistra. Nella coalizione di Janukovich, non particolarmente progressista, figuravano ad esempio anche i comunisti. Essi, infatti, si ponevano in alleanza con una borghesi nazionale, ben vista da ampia parte dei lavoratori e delle fasce povere della popolazione, per contrastare la svendita del Paese alle multinazionali di Bruxelles e Washington da parte di una borghesia cosiddetta “compradora” guidata dal duo Jushenko e Timoshenko. Non da ultimo, sempre all’interno di questo discorso, va ricordata la questione strategica a livello militare: da una parte, alle potenze occidentali, interesserebbe un’entrata dell’Ucraina nella NATO così da tenere sotto controllo la Russia e, dall’altra, Mosca ha tutt’altro interesse che ciò accada, ed è anzi impegnata a mantenere una propria presenza militare nella zona, come dimostra l’accordo siglato tra Kiev e Mosca il 21 aprile 2010, che da un lato permette alla Russia di mantenere (fino al 2042) la sua flotta alla base navale di Sevastopol sul Mar Nero e che dall’altro consente all’Ucraina di ricevere il gas russo ad un prezzo minore (circa 80 dollari in meno per mille metri cubi).

La “rivoluzione arancione”: liberismo e filo-atlantismo

In piazza per più tagli e privatizzazioni!

Nel 2004, tra fine novembre ed inizio dicembre, scoppia in Ucraina la controversa “rivoluzione arancione” (vedi articolo su “PeaceReporter”), in cui si contestava le elezioni presidenziali appena svoltosi che davano come vincitore Viktor Janukovich. I fautori della “rivoluzione” affermavano che erano avvenuti brogli elettorali, rivendicando maggiore democrazia e chiedendo l’elezione del candidato Jushenko. Tuttavia, nonostante gli apparenti intenti positivi di tale movimento, appare subito chiaro come quanto era successo si stava rivelando una farsa eterodiretta dall’esterno. Il candidato filo-atlantico Jushenko, infatti, oltre che dal ceto medio-alto economicamente legati all’Occidente, è appoggiato da gruppi di chiara ispirazione neo-fascista e ovviamente in modo massiccio dalle potenze occidentali che forniscono agli ideatori della “rivoluzione” finanziamenti e aiuti di ogni genere affinché si arrivi a un cambio di regime. La “rivoluzione” porta a nuove elezioni in cui a vincere, questa volta, è il filo-occidentale Jushenko. Durante la presidenza di Jushenko è eletta primo ministro Yulia Timoshenko. Tuttavia, nel 2010, Janukovich si ripresenta e vince le elezioni, che riporta al centro il governo di un Paese ormai sbilanciato verso l’UE e gli USA. Il neo-eletto opta dunque per definire l’Ucraina in una posizione di neutralità, immaginandone il territorio come una sorta di ponte tra la Russia e l’Unione Europea.

Deterioramento dei rapporti Ucraina-UE

Janukovich, contro l’UE e la NATO!

Se il governo di Janukovich, negli anni precedenti, ha potuto godere di una certa stabilità a causa degli equilibri internazionali vigenti, che vedevano un’Unione Europea tutto sommato abbastanza cauta nell’interferire negli affari ucraini, oggi gli equilibri sono radicalmente mutati. Attualmente, infatti, un’Ucraina che mantiene uno statuto neutrale e di riflesso opta per la non-adesione alla NATO, oltre ad aver conservato dei buoni rapporti con la Federazione Russa, non corrisponde, evidentemente, alla volontà delle potenze occidentali. Se a ciò sommiamo la devastante crisi economica e il recente conflitto siriano che vede contrapposti i blocchi USA-UE e Cina-Russia, otteniamo un contesto in cui gli equilibri geopolitici complessivi sono fortemente alterati. In tal senso, negli ultimi tempi, l’UE ha assunto un atteggiamento decisamente più aggressivo rispetto al passato e, solo tenendo conto di queste coordinate, possiamo leggerne contestualmente e correttamente il recente tentativo di interferire negli affari interni Ucraini, boicottandone i campionati europei 2012, al fine di indebolire Janukovich e sbilanciare nuovamente il paese verso il mercato occidentale. Questo attacco al governo in carica viene perpetrato attraverso il potente strumento dell’offensiva mediatica che, nei confronti dello stesso presidente Janukovich, ne dipinge una personalità dai forti connotati dittatoriali che si vuole vendicare sulla “povera” Timoshenko, personaggio ambiguo certamente non più “democratica” dall’attuale capo di Stato.

I cattivi diventano buoni e i buoni cattivi…

La faziosità dei mass-media occidentali, che troppo spesso sono letti in modo acritico (come ben dimostra il caso della Gioventù Socialista che invece dovrebbe rappresentare proprio un faro di criticità verso i grandi oligopoli dell’informazione borghese), viene appurata quando si nota come da una parte, ad essere attaccati ed etichettati come “dittatori” sono solamente i capi di governo che scelgono di non porsi in una posizione filo-atlantica, mentre, dall’altra, governi antidemocratici e aguzzini come quello dell’Arabia Saudita (in buonissimi rapporti con gli USA) vengono raramente chiamati in causa dal panorama del giornalismo mainstream. Questa dinamica, evidentemente, è politicamente funzionale agli scopi dell’imperialismo di stampo statunitense ed europeo.

Che fare?

In tal senso è necessario ribadire la neutralità svizzera, rifiutandosi di interferire nelle questioni di altre nazioni, difendendone anzi la sovranità contro le ingenereze imperialiste, e in questo caso particolare dell’Ucraina poiché, tra le altre cose, non si farebbe altro che servire gli interessi del blocco euro-statunitense che ha già distrutto i diritti sociali e saccheggiato a sufficienza l’economia dei paesi dell’ex-blocco sovietico e che sta deteriorando la vita anche per le fasce popolari in Occidente. Tutto ciò anche e soprattutto in nome dell’internazionalismo e della vera autodeterminazione dei popoli, valori antichi della sinistra che i giovani socialisti sembrano aver dimenticato.

Francesco Vitali, militante della Gioventù Comunista della Svizzera Italiana

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