“Reporters sans frontières”, giornalisti al servizio della disinformazione. Ma la RSI non lo sapeva…

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E’ la seconda volta in quattro anni che “Reporters Sans Frontieres” (RSF) viene sanzionata dall’UNESCO a causa della sua mancanza di etica professionale. Il prestigioso istituto delle Nazioni Unite, infatti, già nel marzo 2008 aveva ritirato – nel silenzio generale – a RSF il partenariato per la Giornata per la libertà su Internet, a causa del tentativo dell’associazione giornalistica, di denigrare alcuni paesi senza alcun motivo, creando vere e proprie menzogne mediatiche. L’ 8 marzo di quest’anno, infine, il Consiglio esecutivo dell’organismo internazionale ha ratificato la decisione delle associazioni non governative – quelle vere – e ha ritirato a RSF lo status di membro. Sono molti infatti coloro che hanno criticato i metodi controversi con cui lavora la pseudo-ONG che è così stata declassata.

Il fondatore di RSF è un neo-fascista

Nel 2008 il fondatore di RSF, Robert Menard, ha abbandonato il posto di capo della pseudo-ONG che aveva fondato, per accettare un contratto milionario offertogli dal governo degli Emirati del Qatar, un regime liberticida in fatto di libertà di stampa, ma amico degli Stati Uniti e quindi, evidentemente, “autorizzato” a reprimere i giornalisti. Una scelta profondamente discutibile quindi, per Menard che per anni veniva dipinto da destra a sinistra e su ogni mass-media occidentale, come paladino dei diritti della stampa libera e come sindacalista dei giornalisti. Ma oltre al danno, anche la beffa, per tutti coloro che credevano in buona fede al leader di RSF: Robert Menard è oggi entrato in politica, come esponente del suo partito di sempre, il “Fronte Nazionale” francese, ossia il partito neo-fascista guidato da Marine Le Pen, non proprio una garanzia in fatto di sensibilità alla libertà e alla correttezza dell’informazione. D’altro canto non dovrebbe essere una sorpresa, come spiega il giornalista indipendente italiano Gennaro Carotenuto (link): “Per Robert Ménard (Orano, 1953), piede nero (francese d’Algeria) e figlio di un fascista commilitone di Jean-Marie Le Pen nell’OAS, è il traguardo di un percorso che lo riporta alle origini, dalle quali probabilmente non si era mai allontanato se non tatticamente. Spacciatosi per buona parte della sua vita come liberale, libertario e persona di sinistra, Ménard aveva via via rotto gli argini, spostando RSF da una presunta origine liberal-progressista verso un suprematismo occidentalista completamente identificato nella politica di George Bush”.

RSF riceve finanziamenti da Washington

Quando Menard era ancora a capo di RSF aveva dovuto pubblicamente ammettere – era il 2005 – che il suo gruppo, per quanto si definisse “non governativo”, riceveva generose sovvenzioni finanziarie dall’Agenzia per lo sviluppo internazionale (USAID) e dalla National Endowment for Democracy (NED), organizzazioni collegate direttamente ai servizi d’intelligence statunitense, attraverso l’intermediazione del “Center for a Free Cuba”, un’associazione della mafia anti-castrista di Miami creata dalla “Freedom House”, quest’ultima diretta dall’agente della CIA Frank Calzon. 45 milioni di dollari sono i soldi che ogni anno RSF riceveva dalla NED e dall’USAID per costruire campagne di disinformazione su presunte “dittature” in giro per il mondo, guarda caso in quei paesi in cui gli USA volevano imporre il proprio dominio ed esportare sciaguratamente la “democrazia”. La NED fu, ad esempio, creata dal presidente repubblicano Ronald Reagan nel 1983 con l’obbiettivo, grazie alla sua poderosa capacità di penetrazione economica, di debilitare i governi che si oppongono alla politica estera di Washington. Nel marzo 1997 il “New York Times” segnalava come essa fosse stata creata per portare pubblicamente a termine quello che aveva fatto segretamente la CIA per decenni. La NED spende infatti decine milioni di dollari all’anno per appoggiare partiti politici, sindacati burocratici, movimenti dissidenti e mezzi informativi in dozzine di Paesi. Nel settembre del 1991, Allen Weinstein, patrocinatore della NED, dichiarava al “Washington Post”: “Oggi molto di quello che facciamo lo faceva già la CIA in maniera segreta 25 anni fa”. Carl Gershman, già presidente della NED, spiegò nel 1986 come “sarebbe terribile per i gruppi democratici di tutto il mondo presentarsi come finanziati dalla CIA. Ci siamo resi conto di questo negli anni ‘60 e per questo motivo mettemmo fine a tutto ciò. E perché non potevamo continuare a farlo, abbiamo creato la NED”. Ecco spiegato l’ardore con cui questo pseudo-sindacato dei giornalisti, che tanto credito godeva in Europa così come in Ticino,  sparava a zero contro tutti i paesi progressisti dell’America latina impegnati nel progetto dell’Alleanza Bolivariana (ALBA) come alternativa ai diktat neo-liberisti imposto da Washington. Oltre, infatti, alle campagne contro il governo cinese o contro quello cubano, rivelatesi poi esagerate o addirittura del tutto false, RSF ha difeso una Televisione privata venezuelana che incitava a compiere attentati terroristici per assassinare il presidente Hugo Chavez, e più recentemente aveva inscenato una campagna contro il presidente dell’Ecuador Rafael Correa, reo di aver denunciato per calunnia il quotidiano dell’estrema destra locale “El Universo”, impegnato fra l’altro nel tenativo (sventato) di colpo di stato nel Paese.

RSF è un’organizzazione violenta

Ma l’associazione di Menard non si limita alla costruzione di campagne mediatiche faziose al servizio degli interessi economici e geopolitici degli USA e dei suoi alleati dell’UE, per i quali lavora, con l’obiettivo di indottrinare le persone e far loro accettare, a furia di ripetere menzogne, golpi per esportare la democrazia e guerre per favorire la pace, ma RSF sa anche passare all’azione e con metodi tutt’altro che legali e pacifici. Il 24 aprile 2003, ad esempio, attivisti di Reporters Sans Frontieres guidati proprio da Menard avevano addirittura tentato di occupare con la forza l’ambasciata cubana a Parigi, usando violenza contro una giovane donna che stava entrando sul territorio diplomatico per effettuare delle pratiche consolari e scontrandosi con il personale dell’ambasciata. La legge francese vieta naturalmente questo tipo di azioni, ma essendo stata coinvolta l’ambasciata di un paese socialista ed essendo l’azione portata avanti da un’associazione legata al governo americano, Robert Menard l’ha passata liscia.

Qualcuno però lo diceva già una volta…

Pochi in Ticino osavano denunciare la faziosità di Reporters Sans Frontieres prima di questa “condanna” dell’UNESCO. Oltre al Partito Comunista (l’ex-Partito del Lavoro) che sul suo mensile da anni ha regolarmente denunciato la prassi propagandista di Menard, un ruolo di prim’ordine l’ha avuto senza dubbio l’Associazione Svizzera-Cuba, sempre molto attenta alle menzogne propagandiste messe in piedi dai grandi broadcast dell’informazione contro i paesi non allineati e anti-imperialisti, che da anni ormai denuncia continuamente la falsa ONG senza purtroppo ottenere però troppo credito sui quotidiani ticinesi. Nel novembre 2005, poi, si era levata una voce autorevole, quella di Sergio Barenco, fondatore di “Castellinaria”, il Festival del film giovane di Bellinzona e ancora oggi attivo nel Filmfestival di Locarno, che scrisse una lettera ai quotidiani in cui affermava come: “da quando Reporters sans frontières è foraggiata dalla CIA, più che di giornalisti in difficoltà si occupa di Cuba, del Venezuela di Chavez e, sia pure in misura minore, del Brasile di Lula oltre che dell’Argentina di Kirchner che sono – guarda caso – gli Stati più attivi nella lotta di liberazione dagli USA, quindi dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale, come è risultato anche negli scorsi giorni al vertice latino-americano di Mar del Plata. Di Reporters sans frontières esiste anche una sezione ticinese cui aderiscono numerosi giornalisti, probabilmente – lo si spera… – in buona fede. Ma fino a quando la buona fede potrà essere considerata tale? Non è forse un preciso dovere del giornalista l’informarsi in maniera approfondita?”. Evidentemente no – verrebbe da rispondere – visto che la Radiotelevisione Svizzera di lingua Italiana (RSI) ha sempre avuto ottime relazioni con l’associazione di Menard.

Corsi di giornalismo gestiti da RSF a Comano

La RSI aveva infatti inserito nei programmi dei corsi di formazione per studenti giornalisti proprio una relazione di un emissario di Menard. Contro questa provocazione si era scagliato nel dicembre 2008 Massimiliano Ay, allora esponente di primo piano dell’Ufficio di coordinamento del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA), molto attivo nella contro-informazione fra le nuove generazioni di ticinesi, che in una lettera alla RSI denunciava: “il signor Riccardo Fanciola ha tenuto una lezione su Reporter sans frontières (RSF) durante il Corso di Giornalismo della Svizzera Italiana dell’anno 2008/2009. La cosa mi incuriosisce perché non ho visto sul programma didattico altri momenti in cui i candidati si sono potuti confrontare con altre organizzazioni di giornalisti, ad esempio i vari sindacati, le varie organizzazioni internazionali di categoria, ecc. e questo in virtù del pluralismo. Conoscendo le implicazioni politiche ed economiche ormai di pubblico dominio di RSF e del suo fondatore Robert Menard, vorrei conoscere il contenuto di tale lezione e la motivazione che hanno spinto gli organizzatori a dare così tanto spazio al signor Fanciola”. Un mese più tardi, in evidente imbarazzo, da Comano, arrivava al sindacato la risposta di Eugenio Jelmini, direttore del corso, in cui spiegava come “Riccardo Fanciola, contrariamente a quanto pubblicato inizialmente nel programma dei corsi, non ha parlato di RSF ma di inchieste giornalistiche in generale. E questo d’intesa con il sottoscritto”. Parzialmente diversa, però, la versione inviata sempre dagli studi televisivi pochi giorno dopo e firmata da un altro dirigente della RSI, Farbizio Ceppi: “Il modulo con Riccardo Fanciola prevedeva di parlare di inchieste giornalistiche. Il riferimento a RSF è dovuto al fatto che Riccardo Fanciola è coordinatore per la Svizzera italiana di RSF e che RSF è comunque un’organizzazione di riferimento per la libertà di stampa. (…) Si può dissentire con RSF e con il suo operato in certe circostanze ma diverso è condannare in toto tutta la sua attività”. Ora che anche l’UNESCO ha ribadito che il sindacato studentesco ticinese aveva visto giusto, speriamo che Fabrizio Ceppi e la televisione pubblica (pagata con il canone dei cittadini) ammetta che RSF non era per niente un “riferimento per la libertà di stampa” e che forse “condannare in toto tutta la sua attività” non era del tutto sbagliato, se anche Robert Menard oggi ammette di aver ricevuto finanziamenti dal governo statunitense per inventarsi notizie calluniose per denigrare i paesi non subordinati agli USA.

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