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Cipro, un’isola e due repubbliche sotto lo stesso cielo

Nel 1878 i britannici impongono agli ottomani la cessione cinquantennale di Cipro, tuttavia gli inglesi si guardano bene dal riconoscere l’indipendenza di un’isola tanto strategica nel Mediterraneo orientale e di fatto si impongono con la forza e la brutalità coloniale fino all’avvento della sovranità, conseguita con la nascita della Repubblica di Cipro nel 1960, dopo gli accordi di Zurigo sottoscritti dai governi di Londra, Ankara e Atene. L’arcivescovo ortodosso Makarios e il medico Fazil Küçük assumono la presidenza e la vicepresidenza unitaria e una costituzione plurale e rispettosa delle differenze che compongono l’isola viene approvata, con l’auspicio di una serena convivenza tra le comunità turco – cipriota e greco – cipriota, tuttavia rimangono vive incomprensioni e in molti casi i greci mettono in atto forzature rivelatrici di una volontà egemonica, l’adesione di Cipro al Movimento dei Non Allineati non migliora la situazione interna, pur ponendo con maggiore forza la questione cipriota all’attenzione internazionale.

L’imperialismo britannico fomenta i conflitti su Cipro

A metà degli anni ’60 le due comunità si orientano verso un superamento dell’indipendenza e per una ricongiunzione con le rispettive madrepatrie, tuttavia mentre i greco – ciprioti teorizzano l’enosis, ovvero la totale unione dell’isola con la Grecia, i turco-ciprioti propongono una spartizione concordata dell’isola tra Grecia e Turchia. Le incomprensioni si trasformano presto in scontri armati e nonostante il coinvolgimento delle Nazioni Unite in un ruolo di interposizione, vi sono molti scontri e molti morti da entrambe le parti, in più un centinaio di villaggi vengono sgomberati dai greco – ciprioti, portando allo sfollamento di venticinquemila turco-ciprioti. Tale degenerazione della convivenza porta alla fine della partecipazione turco-cipriota all’amministrazione dell’isola, in un cortocircuito in cui il temporaneo abbondano per protesta dei turco – ciprioti viene forzato nell’auspicio greco – cipriota di una definitiva estromissione dall’amministrazione pubblica degli stessi. Le Nazioni Unite non aiutano la situazione quando nel 1964 si risolvono ad affidare la missione di pace dell’ONU a un generale della NATO: Peter Young, che ha pure il difetto di essere britannico come i precedenti colonizzatori. Proprio Peter Young traccia su una carta geografica dell’isola con un matita verde la famosa linea, diventata da allora la Linea Verde che divide l’isola e la stessa capitale Nicosia – Lefkosía – Lefkoşa.

La dittatura dei colonnelli greci e l’intervento militare turco

Nel frattempo in Grecia nel 1967 si instaura la dittatura fascista dei colonnelli, i quali in modo sempre più aggressivo spalleggiano e sostengono i progetti politici e terroristici dei gruppi greco – ciprioti che ambiscono alla negazione dei diritti dei turco – ciprioti e all’annessione dell’intera Cipro alla Grecia. Proprio i colonnelli greci mettono in atto un colpo di stato a Cipro nel luglio 1974 che destituisce e costringe alla fuga l’arcivescovo Makarios. Tale avventura spericolata porta all’approssimarsi di un conflitto con la Turchia, tanto che la giunta militare greca è travolta dalle proteste e costretta ad abbandonare il potere. A Cipro però la situazione non migliora, i turchi, ritenendo grave la situazione dei turco – ciprioti, decretano con il primo ministro socialdemocratico Bülent Ecevit l’invio sull’isola dell’esercito per una interposizione pacifica a tutela delle comunità turcofone. In realtà i nazionalisti filo-greci fomentano lo scontro, avocando l’aiuto eclusivo della NATO, tanto che in soccorso dei turchi giungono i libici di Gheddafi a fornire pezzi di ricambio negati dall’alleanza atlantica.

Per scongiurare un deflagrare più grande del conflitto Gran Bretagna, Turchia e Grecia firmano un Trattato a Ginevra il 30 luglio 1974, riconoscendo che nella Repubblica di Cipro esistono due amministrazioni autonome, quella turca e quella greca. Firmatari saranno due protagonisti negli anni successivi della politica isolana, il greco-cipriota Glafcos Clerides e il turco-cipriota Rauf Denktaş. I dettagli sarebbero dovuti essere discussi l’8 agosto 1974, sempre nella città elvetica, con la parte turca decisa a sostenere una proposta federativa e la parte greca orientata a respingerla, tuttavia nel frattempo i soldati greci e greco-ciprioti avrebbero dovuto ritirarsi dalle zone turche, ma ciò non avviene; di più i greci continuano i loro attacchi mettendo sotto assedio diverse piccole città e villaggi e mietendo vittime. Questo convince i turchi a un secondo intervento militare nell’isola. Il 18 agosto gli scontri armati terminano e si crea quella divisione dell’isola che di anno in anno si è consolidata, giungendo fino ad oggi, con la nascita ufficiale il 15 novembre 1983 della Repubblica turca di Cipro del Nord (KKTC) a fianco della Repubblica di Cipro di lingua greca.

Un difficile futuro condiviso

L’ennesima forzatura è giunta nel 2004 da Bruxelles che – agendo contro i precedenti accordi con i governi turco e greco – ha accolto unilateralmente la parte sud, appunto la Repubblica di Cipro, quale membro dell’Unione Europea. Va ricordato che, sempre nel 2004, il piano di Kofi Annan, allora segretario generale dell’ONU, di risolvere il conflitto con una svolta federalista, posto a referendum venne accolto dal 64,9% dei turco-ciprioti ma rifiutato dal 75,8% dei greco-ciprioti. 

Anche la sinistra appare disunita: a Cipro Sud è forte AKEL, il partito popolare di ispirazione marxista, che non riconoscendo la Repubblica del Nord e considerandola parte della propria Repubblica, offre ospitalità sulle sue liste anche ai cittadini turco-ciprioti. I partiti comunisti di Grecia (KKE) e Turchia (TKP) dal canto loro spingono per una soluzione, invero piuttosto irrealistica, di una Cipro riunificata e totalmente slegata da Atene e Ankara; i post-maoisti turchi del Vatan Partisi – che nel nome dell’anti-imperialismo si erano riconciliati con Denktaş nei suoi ultimi anni di vita – ritengono oggi necessario accettare la spartizione dell’isola come un dato di fatto, col conseguente riconoscimento internazionale anche della KKTC.

Tutto ciò si riverbera fino al presente, in cui alterne resistenze e sempre meno convinte disponibilità hanno portato a un quadro di sostanziale immutabilità, con le due entità statuali separate, ancorché parte della medesima isola, con la possibilità tuttavia di transitare liberamente da una parte all’altra attraversando alcuni punti di controllo frontalieri.

L’isola dalle cui acque è nata Afrodite, bella e soleggiata anche nei giorni iannuari, resta così separata dal filo spinato, un muro divisorio nel cuore dell’Europa e al contempo del Medioriente, mentre i richiami alla preghiera dai minareti e le campane delle chiese ortodosse invadono reciprocamente l’altrui territorio in un quadro di amichevole comprensione che rimanda al comune azzurro cielo sotto cui tutte e tutti i ciprioti vivono, mentre europei e russi svernano a Larnaca e Famagosta – Mağusa resta contraddistinta dalle vestigia della città medievale capitale dei potentissimi Lusignano francesi, spodestati prima dai genovesi e poi dai veneziani. Il mare tutt’attorno gareggia con il cielo per luminosità, grazie anche a un tiepido vento che carezza luoghi e natura.

Difficile immaginare il futuro dell’isola di Cipro, troppo vicina al Medioriente per restarne estranea, attorniata nel mare da troppi pozzi di petrolio per non tornare ad essere contesa.

Davide Rossi

Davide Rossi, di formazione storico, è insegnante e giornalista. A Milano dirige il Centro Studi “Anna Seghers” ed è membro della Foreign Press Association Milan.