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Il pianto del popolo coreano

È incredibile come i mezzi di informazione occidentale abbiano perso ancora una volta l’occasione per promuovere una riflessione e abbiano preferito alimentare il disprezzo verso il popolo coreano. Quando è morta lady Diana i media hanno invece promosso lacrime universali con servizi lacrimosi, per quanto la poveretta non fosse certo una benefattrice dell’umanità, ma una semplice principessa preoccupata solo dai fatti suoi, con l’aggiunta di un po’ di carità per i poveri, che rende sempre i ricchi più belli e apprezzabili, grazie anche ai periodici patinati, pubblicati in tutto l’Occidente per distrarre le persone dai problemi concreti.

È morto il presidente Kim Jong Il e le immagini della televisione della Corea Popolare trasmettono scene di commozione vivissima tra i cittadini, i quali meriterebbero rispetto, non disprezzo. Sono lacrime sincere? Penso proprio di sì. Il popolo coreano è educato ad amare i suoi presidenti, certo, forse si potrebbe evitare, assomiglia molto al culto della personalità. È vero, ma è anche il frutto di una tradizione culturale, si ricordi che l’attuale presidente dell’ONU, il sudcoreano Ban Ki Moon, nelle biografie che lo riguardano, è ritenuto capace di moltiplicare la produzione delle automobili della sua azienda quando. anni addietro, passava tra le maestranze nelle officine. Il popolo coreano è tuttavia educato anche ad altri valori, non solo a quello dell’amore per il suo presidente. Le coreane e i coreani imparano il rispetto del prossimo e l’eguaglianza, imparano a credere che sia meglio agire insieme piuttosto che individualmente, che sia meglio avere dei mezzi di trasporto pubblici efficienti piuttosto che delle automobili private, che a ogni cittadino debbano essere effettivamente garantiti a prezzi ridottissimi, quasi gratuitamente, la casa, la salute, lo studio e il lavoro. È quindi da rigettare il sistema educativo coreano? No, perché non ci pare peggiore di molti altri, anzi, forse ha meno difetti e qualche valore in più. Il giudizio su Kim Jong Il può essere il più vario, è legittimo anche, per chi vuole, considerarlo un dittatore, ma è inammissibile far passare i suoi concittadini che lo piangono come meritevoli di irrisione.

Il leader coreano Kim Jong Il morto sabato

Peccato che l’Europa, culla della tolleranza e dell’altrui rispetto, si sia ridotta, nello scontro globale contro chi, come la Corea Popolare, non si piega al pensiero unico fatto di liberismo sfrenato, disoccupati, bambini lavoratori nei paesi del sud del mondo e fame, a baluardo non della libertà di pensiero, ma di un unico modello sociale e culturale, il nostro, che ci pare invece faccia acqua da tutte le parti, con tanti posti di lavoro persi ogni giorno e difficoltà sociali ed economiche crescenti. Perché si deve ricordare che la ricchezza dell’Occidente si fonda sullo sfruttamento del lavoro minorile negli altri paesi, anche quelli asiatici, vicini della Corea Popolare, mentre quest’ultima non sfrutta nessuno e tutti i suoi bambini vanno a scuola. Bisognerebbe infine smettere di descrivere la Corea Popolare come una nazione chiusa, sono i paesi occidentali che non vogliono avere rapporti con questa nazione, perché non possono farci affari, vendere i loro prodotti, imporre e importare la loro cultura fatta di consumi e disperazione sociale. Strana democrazia davvero quella nostra, vorrebbe essere esempio, ma nello stesso tempo vorrebbe togliere dalle scuole i bambini della Corea Popolare per metterli  a cucire palloni come in Bangladesh. Perché al di là dei proclami e delle belle parole la differenza tra socialismo e democrazia occidentale si riduce a questo, per essere facilmente dimenticata. Più semplice fare della malevola ironia sul pianto di donne e uomini che non si vogliono rispettare e che forse, sotto sotto, si disprezzano, perché hanno un sistema di valori diverso dal nostro, ne hanno uno fondato, come diceva il presidente cileno Salvador Allende, non sul denaro, ma sul rispetto di ogni essere umano.

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Davide Rossi

Davide Rossi, di formazione storico, è insegnante e giornalista. A Milano dirige il Centro Studi “Anna Seghers” ed è membro della Foreign Press Association Milan.

19 Comments


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    metallicaro ha detto:

    Ulteriori spunti di riflessione:
    A che costo la costruzione dell’uomo nuovo, legato a nuovi valori, attraverso un’educazione ad hoc?
    A che costo l’eliminazione totale dell’individualismo, inteso come: io penso con la mia testa e non con quella di chi mi comanda o sta in alto?
    A che costo il rispetto di un essere umano a discapito di altri non confacenti, non rispettosi del volere unico?
    A che costo l’essere unici, rimanendo isolati e chiudendo l’uscita ed entrata affinché l’uomo nuovo non sia contaminato?


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      quadroni ha detto:

      Vorrei solo segnalare a Metallicaro che in Corea del Nord ci sono più partiti politici a dimostrazione che non c’è una sola testa che comanda. E per quello che si dice sull’isolamento: la Corea del Nord non è isolata dal mondo, sono i paesi occidentali ad averle imposto l’embargo e a non riconoscerla per stabilire relazioni diplomatiche. Solo in Svizzera ci sono circa un centinaio di studenti universitari che provengono dalla Corea del Nord, quindi chi dice che sono rinchiusi? Anche qui perché crediamo ciecamente a quello che ci raccontano i media occidentali che devono sempre infangare tutti i paesi non allineati al pensiero unico capitalista?


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    metallicaro ha detto:

    Quadroni, quando parlavo del pensiero unico, mi riferivo a quello del leader, perpetrato attraverso un altissimo culto della personalità. Il pensiero comune, dominante ed imposto fin da piccoli è quello del leader, nonostante la presenza di partiti politici, che comunque non si allontanano dalle linee dettate dall’alto.
    Mentre, per isolamente intendevo quello fisico, quello alla frontiera, non quello prettamente politico. Stavo pensando alla frontiera, ultra controllata, tra la Corea del Nord e la Corea del Sud e la Cina. Quest’ultima ha dovuto aumentare i controlli sul confine, per fermare il crescente esodo di nordcoreani, bloccato, infine, sia dall’esercito cinese che da quello nordcoreano.
    Questi studenti chi sono? Sono come il figlio del “caro leader”, appartenenti all’elité della nazione, superiori a tutti nelle gerarchie della società nordcoreana? Sono quei pochi che si permettono un permesso speciale per uscire?


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      quadroni ha detto:

      Il culto della personalità esiste in praticamente tutti i paesi orientali con modalità che da noi non sono concepibili, come ben spiega questo articolo facendo l’esempio di Ban Ki Mon. E che dire dell’Obama-mania? E’ un culto personalistico diverso, certo, visto che diversi sono i paesi e le culture, ma esiste. Mai sentito parlare di confucianesimo?
      In merito alle frontiere: la più grande colonia di nordcoreani è in Giappone per essere sinceri e sui flussi migratori in Cina queste sono informazioni dell’ANSA e quindi politicamente di parte. Le frontiere con la Corea del Sud sono chiuse perché la Corea del Sud è in stato di guerra con la Corea del Nord e perché l’esercito USA occupa la Corea del Sud… mi pare normale quindi che le frontiere non siano aperte.
      Tu cosa sai di chi può uscire dalla Corea del Nord? Ci hai mai parlato assieme? Sono domande che ti poni perché nella tua mente da occidentale pensi che solo da noi ci sia la vera libertà di movimento e invece gli altri per forza di cose devono essere o privilegiati o dissidenti. Questo modo di pensare è tipico dei colonialisti.


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    metallicaro ha detto:

    Questo del culto della personalità è ricollegabile in parte al confucianesimo, ma in questo caso, per me, si è andati oltre. Comunque ammetto la mia poca conoscenza del mondo orientale: spero di leggere presto Terzani e qualcos’altro per ovviare a questa mia ignoranza.
    Ovvio che c’è l’influenza politica nel evidenziare dei fatti, ma se è vero che c’è la volontà cinese di bloccare il flusso migratorio non c’è indirizzo politico che tenga davanti a un fatto. Un conto, comunque, è se ci fosse manipolazione, ma non mi pare il caso. Tra l’altro: non ho letto nulla che venisse dall’ANSA. È l’ultimissimo posto in cui andrei ad informarmi.

    Son cosciente dell’armistizio tra le due nazioni.

    Non hai capito che le domande non erano retoriche ma poste a te, dato che io non li conosco e non li ho mai conosciuti o intravisti. Visto che li conosci questi coreani ti chiedevo la loro precisa provvenienza.
    E già, Quadroni, sono discendente di una “razza” colonialista, quella portoghese, certo, mi è rimasto nel sangue il colonialismo. Ma per favore! Qui l’unico che ha la mentalità bloccata, ofuscata dalla semplice visione di una stellina rossa, dalla semplice retorica marxista, dalla semplice propaganda antimperialista sei tu, putroppo. Il tuo odio e blocco ideologico, mancante di qualsiasi spirito critico, ti porta a difendere a spada tratta qualsiasi cosa che ha parenza di socialismo e antimperialsismo, senza porsi in modo critico d’inanzi ad ogni caso. Non bastano alcune piccole conquiste sociali, non basta una sacrosanta rivoluzione socialista, non basta la politica anitimperialista, per elevare a simbolo, a baluardo del socialismo una nazione del genere.

    Quadroni, ti stai soffermando su delle sottigliezze in confronto alla mai riflessione principale: a che costo la costruzione dell’uomo nuovo?
    A che costo il grande apparato militare (pure contando la presenza, sgradita, degli americani sul confine) con la crisi alimentare ed energetica (http://www.newscientist.com/blogs/shortsharpscience/2011/12/satellite-image-shows-kim-jong.html) ?


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      dd ha detto:

      Mi permetto di intromettermi nella discussione per sottolineare alcuni aspetti che ritengo essenziali.

      Non si può nascondere o minimizzare il ruolo delle minacce militari e delle sanzioni dell’imperialismo nelle scelte prese dalla Corea.
      Nel 1993 il capo del comando strategico USA Lee Butler dichiarò che i missili puntati contro l’URSS sarebbero stati reindirizzati contro la Corea.
      Ricordo che le sanzioni NATO contro l’Iraq nel ’91 causarono la morte di 500.000 bambini e contro la Corea queste sanzioni vanno avanti da sessant’anni. In Corea del Sud sono presenti 30.000 marines di uno stato che ha dichiarato che la soluzione alla questione è “la fine della Corea”.

      Queste sono le minacce che la Corea deve affrontare quotidiniamente! E’ una vergogna attribuire alla Corea, come sembra fare “metallicaro”, la responsabilità delle sanzioni e delle minacce dell’imperialismo!

      In piena crisi alimentare, negli anni ’90, la Corea doveva utilizzare il 30% del suo PIL per la Difesa. E’ colpa della pazzia di Kim, come ripetono in coro i giornali e le tv borghesi, o era una necessità per fronteggiare le minacce dell’imperialismo?
      La verità è che senza armare il Paese, senza unire il popolo intorno al Partito e al Leader e senza armi atomiche la Corea avrebbe fatto la fine dell’Iraq.

      Invito a studiare la storia della Corea e ad informarsi su mezzi di comunicazione che non siano della borghesia, che ovviamente ha tutti gli interessi a denigrare e a demonizzare ogni tentativo di costruzione di una società alternativa al capitalismo.

      E’ vero che durante gli anni ’90 c’è stata una crisi alimentare, in seguito al crollo dell’URSS, a disastri naturali e, soprattutto, alle continue e GENOCIDE sanzioni dell’imperialismo, ma da qualche anno la crisi è stata quasi completamente superata, anche grazie all’aiuto della Cina Popolare.

      Persino la CNN, in un recente servizio (http://www.youtube.com/watch?v=0O2FYQ2Dy4Q&feature=related), è stata costretta a riconoscere i grandi progressi raggiunti in termini di beni di consumo a disposizione del popolo e benessere rispetto agli anni ’90.

      Definire “piccole conquiste sociali” l’educazione universale, la giornata lavorativa di otto ore, la pensione a 60 e 55 anni, la sanità gratuita, l’assenza della proprietà privata dei mezzi di produzione, tutte conquista ottenute in queste condizioni di accerchiamento e di minacce, mi pare offensivo nei confronti del popolo coreano, che da anni lotta eroicamente contro il capitalismo e l’imperialismo.

      Non nego che siano stati fatti degli errori o che alcuni aspetti del loro sistema politico possano anche essere considerati delle distorsioni; ma chi non fa errori quando prova a costruire una società alternativa e opposta al sistema dominante?

      Accusare il Partito del Lavoro dei danni che provengono dalle minacce e dalle sanzioni criminali è una vergogna, un insulto ad un popolo eroico e dalla cultura millenaria come quello coreano.

      Chiudo con una citazione dello scrittore americano William Blum, che fa ben capire in che contesto si devono muovere gli stati socialisti e perché vanno appoggiati, anche se alcuni aspetti del loro sistema politico non garbano al nostro gusto “occidentale”:

      « Tutti gli esperimenti socialisti di qualche importanza nel ventesimo secolo sono stati – senza eccezione – o rovesciati, invasi, corrotti, distorti, sovvertiti, destabilizzati, oppure è stato loro resa impossibile la vita, dagli Stati Uniti e dai suoi alleati.

      A nessun governo o movimento socialista – dalla Rivoluzione Russa ai Sandinisti in Nicaragua, dalla Cina comunista all’FMLN in El Salvador – fu permesso di svilupparsi o di cadere solo per i propri meriti; a nessuno fu permesso di sentirsi così sicuro da abbassare la guardia contro l’onnipotente nemico esterno e rilassare completamente il controllo a casa propria.

      E’ come se i primi esperimenti dei fratelli Wright fossero tutti falliti perché le industrie automobilistiche sabotavano ogni esperimento di volo; e poi la gente del mondo buona e timorata di dio avesse guardato a quelle disfatte, annuito con sufficienza, e declamato solennemente: “L’umanità non potrà mai volare!” »


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    metallicaro ha detto:

    C’è, ovviamente, un incomprensione DD.
    Io sono ben cosciente di quello schifo che è l’embargo internazionale e la perenne guerra tra le due coree e la presenza degli americani in Corea del Sud.
    Ho mai detto che è tutta colpa della Corea del Nord le sanzioni e il suo isolamento? No.
    Vuoi sapere cos’ho detto a un mio compagno, liberal conservatore, che definiva pazzia lo sviluppo bellico del paese? Che è l’unica conseguenza plausibile dovuta alla presenza degli americani sul confine e delle continue minacce sudcoreane.
    Io ritengo le sanzion ingiuste perché aggravano la situazione alimentare e santiaria già precaria.
    Ma nello stesso tempo, ritengo che, dovuta alla situazione di carestia che persiste da anni, nonostante i miglioramenti in fatto di benessere e nonostante le conquiste sociali, la politica del governo debba essere cambiata. Se ho una popolazione che patisce la fame: “L’Unicef ha affermato che ogni anno in Corea del Nord circa 40.000 bambini sotto i cinque
    anni erano “gravemente malnutriti”, 25.000 dei quali necessitavano di cure ospedaliere.
    Uno studio condotto dal governo con il contributo delle Nazioni Unite ha
    dimostrato che circa un terzo della popolazione soffriva di arresto della crescita, ovvero
    era al di sotto della normale crescita fisica. In alcune regioni il dato raggiungeva il 45
    per cento”, fonte: Rapporto annuale di Amnesty International. Ed, analizzando la situazione geopolitica e militare, scopro che ormai sono accerchiato con poche possibilità di riuscita, poiché la mia potenza militare, nonostante l’atomica, non è sufficiente nel caso ci fosse un attacco coordinato tra usa, corea del sud e alleati nato del caso, non è forse meglio cominciare a distendere i rapporti con la Corea del Sud? Non è forse meglio smettere con le minacce reciproche, smettere di produrre l’atomica, investendo invece per risolvere il problema della carestia a fondo?
    Questo presume anche un cambiamento di atteggiamento da parte degli Stati Uniti, e soprattutto della Corea del Sud. La situazione è tesa per colpa di tutti, non solo della Corea del Nord.
    Comunque non nego, che anche se fosse firmata la pace tra le due coree, che gli americani troverebbero modo per bloccare lo sviluppo del paese, solo perché socialista ed impaccio. Cominciamo, però, a distendere, possibilmente e valutando la realtà, le relazioni. Non pretendo mica di arrendersi o di smaturare l’esercito nordcoreano, pretendo solo che si investi di meno nell’esercito e più nel sociale.
    Comunque, in sintesi, la situazione disastrosa è colpa di tutti gli attori: nord corea, usa, giappone e sud corea. Non c’è uno che spicca per colpevolezza, perché tutti sono testardi e fermi sulle proprie posizioni.

    Sulle conquiste sociali. Ma per carità sono sacrosante e lodabili. Ma non trovate che sia possibile raggiungerle con meno autoritarismo? Con più partecipazione democratica, con più libertà civili e politiche? Non chiedo la fine del socialismo, quindi di un partito comunista a guida della lazione, ma la fine delle sistematiche violazioni dei diritti umani, civili, politiche dovute al governo. Oppure il paese va avanti solo grazie a un perenne stato di dittatura del proletariato, che sa molto di stalinismo? Io penso, inoltre, che per tenere comunque le redini dell’esercito, perché è necessaria averlo forte sempre, vista la situazione geopolitica, basti allentare, per quel che è necessario, l’autoritarismo, che comunque deve rimanere, ma non ai livelli d’oggi.

    Sull’appoggio al socialismo reale.
    Ma porca miseria! Io difendo e ammiro tutti i tentativi di costruire una società diversa. Per me, quasi tutte le rivoluzioni socialiste sono da lodare, esempio: per me la Rivolzione Russa non si chiama semplicemente così, bensì Gloriosa Rivoluzione d’Ottobre. In più, credo che in certe zone del mondo sia necessario il socialismo, perché il capitalismo selvaggio sarebbe peggio per la popolazione. Sono inoltre ben cosciente degli schifosi tentativi dell’occidente di fermare l’ascesa del socialismo, perché troppo pericoloso. Io denuncio con forza tutte le occasioni in cui gli Stati Uniti hanno distrutto i sogni dei popoli: l’embargo su Cuba, la guerra in Vietnam, l’appoggio ai dittatori (Pinochet su tutti). Mentre lodo le battaglie, le guerriglie, le conquiste del socialismo reale.
    Però, passo a criticare nel caso questi paesi abbiano delle deformazioni tali che le contraddizioni sono così alte, che paiono simili a quelle che nascono in seno al capitalismo. Le critico, insomma, se secondo me si è perso il senso vero del perché si è lottato: abbiamo conquistato, come popolo, la libertà dall’oppressore straniero, e ora doviamo subire quella dei piani alti del partito?
    In aggiunta, io sono ben cosciente della difficoltà nel raggiungere traguardi importanti in poco tempo e con un mondo internazionale che non aspetta che la tua fine. Se il capitalismo che conosciamo ora, la democrazia liberale che oggi abbiamo in Europa è cresciuta, con gravi problemi e disordini, lungo più di due secoli, chissà quanto tempo ci mette il socialismo a ragginguere livelli e progressi alti, soprattutto perché necessita di una trasformazione della mentalità, la rivoluzione soprattutto all’interno dell’individuo, non solo gestita da un superiore.
    Però c’è un limite a tutto.

    Infine, con le tue parole confermi che a voi basta l’antimperialismo, qualche stellina rossa e un vocabolario scolastico marxista per difendere un paese. Questo atteggiamento è sbagliato, perché non prende in considerazione tutti gli aspetti di una società. Che me ne frega, per esempio, che un paese sfidi eroicamente l’occidente, quando vilmente tratta male fasce della sua propria popolazione!
    Bisogna analizzare ogni situazione, non utilizzare (pre)concetti preconfezionati e validi, a quanto pare, sempre per sbrigare una situazione scomoda Bisogna esercitare, ogni volta, lo spirito critico, ponendosi, ad esempio, la domanda: come vorrei che fosse realmente questa nazione, come vorrei vivere io all’interno di un paese così, cosa bisogna cambiare?
    Troppo facile criticare l’occidente, per le sue contraddizioni, e poi tralasciare quelle che accadono in ugual misura in un paese, solo perché, solo sul piano retoricamente porta avanti certi ideali. Questa è preclusione ideologica, che è grave quanto la stampa occidentale antisocialista, quanto le manipolazioni delle notizie.


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    paolopiu ha detto:

    Vorrei precisare alcune inesattezze del signor metallicaro

    Il rapporto Amnesty non si basa su visite dirette nel paese

    Nel 1994, secondo ONU e Banca Mondiale nella RPDC c’erano 20.689.150 di abitanti. Nel 1999, il database internazionale del “Census Bureau” degli USA censì 21.386.000 di nordcoreani. L’ONU, nel 2003, ne contò 22.664.000. L’UNICEF, nel novembre 2006, ne calcolò oltre 23,5 milioni di cui 6,8 milioni sotto i 18 anni, andando per logica dovrebbero esserci rimasti solo i funzionari di partito.

    Forse non sai solo il 13% del territorio nazionale è arabile e di questo vaste aree sono soggette a inondazioni. Il clima inoltre non consente determinate colture e questo genera alcune carenze ad esempio di vitamina C. Vi sono anche carenze di calcio nell’alimentazione dei bambini, per via del poco latte di mucca, ma siamo ben lontani dalle assurdità che capita di leggere e le forniture del Programma Alimentare Mondiale, come di altre associazioni o istituzioni, suppliscono a queste carenze. Che devono fare traslocare per fare un piacere all’Unicef al PAM Amnesty international?


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      metallicaro ha detto:

      Questa è una mancanza grave da parte di Amnesty, perché si basa soprattutto su studi dell’Unicef, dell’ONU o su deposizioni di fuoriusciti. Bisogna, anche in questo, caso prendere le cose con le pinze. Comunque non c’è il rischio che l’impossibilità di fare controlli sul campo sia dovuta a della ostruzione del governo?

      Dal rapporto annuale di Amnesty:
      “Una combinazione di politiche economiche e di gestione approssimative, le
      avverse condizioni meteorologiche e la riduzione degli aiuti internazionali hanno lasciato
      milioni di persone senza un sufficiente accesso al cibo.”
      Sintetizzano perfettamente quando da te detto. Ovvio che essendo un rapporto non vanno nel dettaglio.

      Ma non devono fare un piacere all’Unicef, che si limita a constatare, per quanto può, la situazione.
      A mio avviso, quanto detto da te e dal rapporto, suggerisce che la crisi alimentare si può fermare finendo con l’isolazionismo. È difficilissmo, poiché nessuno cede sulle proprie posizioni, Corea del Sud e Stati Uniti in primis, però l’unica via è quella di migliorare i rapporti tra le nazioni. Inoltre, procedendo in tal modo, il governo nordcoreano non dovrà investire così tanto nell’esercito, dirottando gli investimenti in politiche economiche e sociali che sconfiggano la crisi alimentare.

      Comunque nessuno ha affrontato il tema del costo della costruzione dell’uomo nuovo.


      • Warning: Attempt to read property "avatar_manager_avatar_type" on bool in /home/clients/102fa14672b3d0d530963f9ed8aac667/sinistra/www.sinistra.ch/wp-content/plugins/avatar-manager/avatar-manager.php on line 1092
        quadroni ha detto:

        Ma scusa i “costi” per creare questo “uomo nuovo” abbiamo visto e tu stesso l’hai ammesso che sono in gran parte causati dalle ingenerenze USA (e sudcoreane) a livello sia militare (falso armistizio) sia economico (embargo) e da questioni ambientali. Quali altri costi ci sono? il culto della personalità? In occidente si crede in Dio, in Corea del Nord si crede nel Presidente; in Corea del Sud si crede nel padrone dell’azienda che moltiplica la produzione quando passa… la vogliamo piantare? Guarda questo filmato… a me non pare una prigione, anzi: http://www.youtube.com/watch?v=0O2FYQ2Dy4Q&feature=related


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    metallicaro ha detto:

    I costi sono le vite umane. La contraddizione maggiore sta nel portare tutti verso nuovi valori, che nella loro realizzazione non sono rispettati. Esempio: voglio che si rispetti la vita umana, ma chi non vuole seguire ciò che il partito desidera non viene rispettato, anzi, rischia la vita.
    Consiglio, inoltre, sul tema, la lettura del capitolo Cina Nuova, Cina vecchia dell’ultimo libro di Terzani, L’inizio è la mia fine, in cui commenta, in base alla sua esperienza diretta, non come la nostra, la creazione dell’uomo nuovo nell’esperienza del socialismo reale.

    Certo, perché tu da noi vedi Dio ovunque, sei obbligato a inneggiarlo ovunque e non rinnegarlo? Mi pare di no. È una comparazione che non è valida.

    Fantastico, ora dobbiamo basarci su reportage sommari estemporanei per giudicare un paese. Complimenti, non sei meglio del mio compagno di classe, liberista conservatore, che dice che le ultime statistiche sulla povertà in Svizzera (1 su 10 è a rischio povertà circa) sono false, invenzioni della sinistra, perché lui dice che vede ricchezza ovunque, che si sta bene.. che negli altri paesi si sta peggio (cosa vuol dire stare bene tra l’altro, ma questo è un altro discorso), oppure quando fa l’apologia del colonialismo dicendo che oggi in Sudafrica stanno molto bene basandosi solo sulla presenza di città floride e ricche…. e sulla visione delle immagini di qualche grattacielo…

    Chiaro che non sembra, in un video del genere, tratto tra l’altro in un momento di festa e nelle zone più agiate della nazione, una prigione, ma questa diventa una specie di carcere quando qualcuno comincia a uscire dagli soliti schemi, a pensare con la propria testa, a criticare l’operato statale…


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    duamdrita ha detto:

    sono Davide Rossi e mi rallegro del vivace dibattito suscitato dal mio articolo. come immaginabile dissento da Metallicaro e condivido invece le posizioni dei suoi tre interlocutori.
    non è mia intenzione convincere Metallicaro delle nostre ragioni e delle nostre analisi, mi permetto solo di segnalargli che, a mio giudizio, il suo modo di interpretare il mondo è molto figlio della nostra cultura occidentale, o meglio, degli strumenti di valutazione forgiati dentro la cultura occidentale, i quali, come noto, come normale, hanno come obiettivo quelli di costruire consenso rispetto al nostro sistema di vita.
    ieri, discutendo con una amica, mi ha detto che in Svezia si vive meglio che in Corea Popolare o a Cuba, probabile, ma il paragone è una sciocchezza. A Cuba si vive mille volte meglio che in Guatemala e Belize, e in Corea Popolare mille volte meglio che in Bangladesh o Tahilandia. i soli paragoni possibili sono con nazioni vicine. in Corea Popolare e Cuba gli analfabeti sono lo 0%, nei paesi loro vicini l’analfabetismo è a volte quasi del 50% perchè i bambini invece di andare a scuola li si costringe a lavorare. basta avere un po’ di coscienza, non essere comunisti, per capire che Corea Popolare e Cuba sono molto meglio di cento altri paesi del mondo.


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    metallicaro ha detto:

    Secondo me, non hai letto attentamente quanto da me detto.

    Il mio metodo di guardare il mondo si basa sulla mia esperienza personale, su una scala di valori personale e su pensieri, riflessioni libere da costruzioni ideologiche, da strutture precostruite. Io do molta importanza, in primo luogo, al rispetto dei diritti umani e a valori come la solidarietà, l’aiuto collettivo, la generosità, la modestia, l’operosità; in secondo luogo alla possibilità di partecipare attivamente alla vita politica, lavorativa e sociale (sono, perciò, di tendenza anti-autoritaria); in terzo luogo, alla possibilità di poter esprimere il proprio parere e di poter informarsi liberamente (tengo molto alla libertà di stampa); in quarto luogo, alla possibilità di realizzare le proprie aspettative, lavorative o di vita che siano. In sintesi, sono per un individualismo lontanto da quello economico, di oggi (faccio solo gli interessi miei, me ne frego degli altri, faccio le cose solo per il mio tornaconto economico), ma per uno più che altro “intellettuale”, legato alla concretizzazione, per quanto possibile, dei propri desideri, di cosa si vuole fare, pensare, senza alcun blocco dall’alto, senza imposizioni. Dunque sono per politiche socialiste, perché necessarie affinché tutti abbiano le stesse possibilità di concretizzazione delle proprie aspettative, che non sfocino in carattere autoritario, che diano comunque una certa libertà d’azione all’individuo, soprattutto per quel che riguarda la partecipazione alla vita politica (democrazia diretta, insomma).
    Per questi motivi, sono molto critico con entrambi le parti: l’occidente per il suo individualismo puramente economico, per i valori legati solo ai soldi, agli interessi, all’immagine, e contro, in gran parte, ai paesi del cosidetto socialismo reale autoritari. Scherzando il mio sore di storia dice che c’è l’ho con tutti: dalla Nord Corea all’America, dalla Cina alla Svizzera. Per questo do poco consenso, come invece credete, all’occidente e ai suoi metodi di conquista economico e culturale.
    È innegabile, comunque, che i valori e le caratteristiche da me citate possono essere riconducibili all’illuminismo, a certe caratteristiche delle democrazie liberali, ma la loro importanza è data dal mio pensiero, da cosa penso che sia giusto, migliore. Non è che le reputo importanti solo perché, retoricamente, sono lodate, inneggiate dalla stampa, dal mondo occidentale, attraverso i suoi metodi di persuasione. Ma perché sinceramente e personalmente credo in quei valori, passati al vaglio del mio pensiero, della mia coscienza.
    Ovvio è inoltre che in taluni casi devo, a malincuore, guardare in faccia la realtà, la real politique, e vedere cosa delle cose da me auspicate è realmente realizzabile. Per questo non nego che un certo autoritarismo è necessario, se ho tutti attorno che premono per la mia fine. Ma questo non significa difendere tutto e tutti a priori.
    Ci tenevo a precisare quanto ciò da me appena detto.

    Hai perfettamente ragione, i paragoni bisognerebbe farli con paesi che presentano caratteristiche simili (geografiche, sociologiche, storiche ecc…). L’alfabetizzazione, il servizio sanitario gratuito, … le politiche sociali del socialismo reale, insomma, sono pure da me lodate. Nello stesso tempo, mi chiedo se non è possibile ottenere queste conquiste con meno autoritarsimo. Inoltre, per esempio: cosa mi servirebbe saper leggere e scrivere, se tutto quello che posso leggere e scrivere è quello che mi viene dettato dall’alto? Se tutto è uguale, che senso e bellezza ha ciò? Chiaro, il mio è un esempio forzato.
    Per me, bisogna valutare tutti gli aspetti, non soffermarsi su alcuni per quantificare il valore di una nazione. È lo stesso errore che fanno i capitalisti quando prendono come scala di valutazione del benessere e di progresso solo il PIL, senza contare, analizzare tutti gli altri aspetti, agendo solo in modo approssimativo e generale.


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    quadroni ha detto:

    Ma chi ti dice che i coreani non possono leggere altro? Lo ha detto stasera il TG della RSI facendo un servizio ridicolo sui rifiuguati nordcoreani semi-analfabeti che vengono scolarizzati in Corea del Sud. Quante bugie, a cui tu credi. Siamo tutti anti-autoritari, quando stiamo al caldo e siamo sazi, quando pero’ qualcuno ti mette in difficoltà sei tu il primo a reagire male probabilmente, figurati chi deve costruire il socialismo con la minaccia militare e l’embargo da 50 anni. Certo sarebbe bello avere il socialismo e l’anarchia nel contempo, avere l’impegno collettivo e il menefreghismo nel contempo… purtroppo la vita reale impone delle scelte e delle priorità. L’essere contro l’uno e contro l’altro, fa molto figo perché fa molto “intello” come dicono i francesi ma quando bisogna costruire davvero qualcosa bisogna schierarsi, anche se non è perfetto. In questo gli estremisti di sinistra come te sono tali in retorica (volete la perfezione e non vi va mai bene niente), ma di fatto siete culturalmente liberali cioè per lo status quo perché senza concretezza il sistema resta questo. Ma tu sei ticinese? Fai parte di qualche partito o collettivo?


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      metallicaro ha detto:

      Ho scritto infatti che il mio è un esempio forzato. Io avevo letto, non mi ricordo dove, che uno dei libri più letti in Nord Corea era, addirittura, 1984. Perciò non potrei affermare che non sono totalmente liberi di leggere.
      Il servizio l’ho visto pure io, e ce ne era pure uno ieri. Ho riso pure io per certe cavolate. Entrambi sono chiaramente strumentalizzati per lodare la Corea del Sud.

      Ma guarda che l’ho pure scritto che non nego la necessità di una certa forma di autoritarismo se la situazione è grave. In aggiunta, ho scritto in uno dei miei precedenti commenti che è difficile creare una buona società socialista per tutti i problemi che nascono, e per l’ostrazionismo del capitalismo.

      Infine, non sono come certi anarchici ed estermisti di sinistra da te descritti, come alcuni che non vanno a votare solo perché gli fa schifo il sistema, dimenticandosi che ci sono partiti o gruppi anticapitalisti che lottano per giustizia sociale. Se possibile scelgo da che parte stare, in base ad ogni situazione specifica. Ho scritto che valuto anche in base alla realpolitique. Esempio: appoggio i governi sudamericani di Chavez e di Dilma e nella contesa tra USA e Cuba, sono con i cubani e col suo socialismo. Quello che per esempio vedrei giusto, a Cuba, non è la fine del regime, del partito, ma riforme, come quelle che sta adottando ora Raul. Stessa cosa vale per la Cina. Mentre per il caso nostrano, appoggio le formazioni anticapitaliste, ma in particolare, anche se a volte con riserva (perché ne combinano di tutti i colori), il Partito Socialista (anche perché in Europa sono vicino alla socialdemocrazia); mentre in Portogallo appoggio la CDU (PCP e Verdi) e il Bloco de Esquerda.
      Sono cosciente dei limiti umani e dei limiti dati dal contesto politico. Sono cosciente che l’idealismo estremo è controproducente, perché come descritto da te, può portare a non fare nulla lasciando che tutto rimanga così. Inoltre, quell’anarchismo che hai citato te non è quello che auspico, non è l’individualismo estremo, ma la partecipazione collettiva, l’autogestione ad esempio.
      Comunque non è vero che non mi va bene niente, guardo e appoggio cosa presenta le migliori caratteristiche ogni volta, tenendo pure in conto cosa di concreto si può fare per migliorare.

      Sono ticinese, ma non faccio parte di nessun partito o collettivo. Immagino che tu abbia pensato che fossi del MPS, vero? Perché so che loro, da trotzkisti, sono molto critici verso il socialismo reale.


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    duamdrita ha detto:

    Metallicaro, non dubito della tua buonafede, ma il mondo non è e non sarai mai quell’empireo che tu immagini, i diritti umani sono civili e sociali, ma nel mondo tutti e 2 insieme sono rari, anzi non esiste nazione che li garantisca entrambi, io credo prevalenti e di molto i sociali (casa, scuola, lavoro, pensione, salute) questi sono i diritti umani che mi piacciono, questi voglio vedere rispettati per primi, per me i i migliori paesi del mondo sono quelli che prima garantiscono TUTTI I DIRTTI SOCIALI A TUTTI I CITTADINI, poi nel caso quelli civili.
    i diritti umani intesi quelli civili sono una schifosa piattaforma aggressiva utilizzata dall’Occidente contro chi non si sottomette, leggiti il meraviglioso saggio al proposito si Slavoj Zizek, dal titolo CONTRO I DIRITTI UMANI
    ciao
    d.


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    metallicaro ha detto:

    Quindi, te preferisci avere una dittatura, se questa concede ai suoi cittadini i diritti sociali da te citati?
    Ripeto, quei diritti sociali non posso essere conquistati senza una dittatura o del forte autoritarismo? Il Venezuela di Chavez non esiste perciò, dato che secondo te non esiste paese dove entrambi i diritti sono rispettati.

    Io invece sono dell’idea che è importante e fondamentale, quanto godere dei diritti sociali, che sia il popolo a scegliere da chi essere governato, che politica vuole avere. Il rischio delle imposizioni dall’alto, dell’autoritarismo, è che la situazione possa prendere una brutta piega, mentre nessuno ha la possibilità concreta di fermare le contraddizioni, perché non ha voce in capitolo. Tanto è un’elité che ha le redini di tutto il potere.
    Inoltre, che serve difendere i diritti sociali, se poi si calpestano quelli più fondamentali quali il diritto alla vita, all’essere trattati in modo degno, a non essere violentato dalle autorità? Il socialismo, per caso, non si basa su ideali legati alla sfera dell’umanità? È umano e socialista, ad esempio, permettere l’esistenza di gulag, della pena di morte?

    Io riconosco le difficoltà nell’avere uno stato che rispetta totalmente sia i diritti civli che quelli sociali, soprattutto se vige il capitalismo, che si oppone a quelli sociali, facendo politiche di isolamento e di attacco ad ogni forma di stato socialista, ma a mio avviso non è utopico coniugarli, e a mio secondo me il Venezuela di Chavez e il Cile di Allende (anche se putroppo questo ultimo caso è caduto, per colpa dell’imperialismo americano), con le dovute proporzioni, si sono avvicinati a questo ideale.
    Inoltre, se si gode di diritti civili è più facile organizzarsi, manifestare, affinché si dia voce e forza alle proprie richieste, che posso essere di carattere sociale.
    Perciò, ad esempio, da noi bisogna unire tutte le forze di sinistra per conquistare con la forza, la lotta e l’impegno quei diritti sociali che da noi sono pochi e vengono sempre più eliminati.

    Grazie per il consiglio alla lettura, provvedero prossimamente a leggere quel libro. Comunque ti do perfettamente ragione, troppe volte l’occidente si serve della lotta per i diritti civili, per nascondere i propri interessi politici, economici. In aggiunta, per me la difesa dei diritti umani, a livello occidentale, è solo pura retorica e manifestazione di contraddizioni.

    P.S: Bisogna, per me, non accontertarsi troppo, ma continuare a lottare e lavorare per migliorare su tutti i fronti, ed in questo caso, per garantire tutti i diritti. Chiamami pure utopista se vuoi, se credi che non è giusto migliorare su tutti gli aspetti della società e garantire il più possibile i dritti umani ovunque, mettendo comunque in conto le difficoltà date dal panorama politico ed economico mondiale.


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    duamdrita ha detto:

    Carissimo il Cile di Allende è stata la più grande esperienza politica del Novecento, il mio primo libro “Cile democrazia sofferta” del 1998 di quell’esperienza parla, nel 1999 a Santiago del Cile lo ho presentato con gli studenti comunisti e ho passato una giornata con Luis Corvalan, segretario comunista dal 1957 al 1989, il più sincero collaboratore di Allende, io sono amico del Venezuela socialista e del suo presidente, trovi facilmente la foto che ci ritrae insieme, quindi figurati se sono contrario al Venezuela socialista, ma poiché lo conosco, vi sono stato due volte e tornerò a dicembre tutto il mese per sostenere la campagna elettorale presidenziale, so bene quanto tragiche siano le spinte reazionarie e diffamatrici che lo attaccano, ma anche la difficoltà, come per il Cile, di costruire il socialismo dentro un contesto capitalista, esposti a ogni forma di angheria o sabotaggio. sarebbe un discorso lungo. sulla Corea ti coniglio il resoconto di viaggio di Maurizio Scaini, non la breve pagina ironica scritta sul suo resoconto di viaggio, ma proprio il suo resoconto di 6 pagine, che trovi tramite google.


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      metallicaro ha detto:

      Grazie dell’ulteriore consiglio alla lettura.

      L’esperienza cilena è così importante ed è stata un grande esempio che pure il mio professore di economia e diritto al liceo, liberalsociale e keynesiano, ha lodato in classe, presentandoci i suoi miti storici e politici per conoscersi meglio, Allende, il cile socialista, dicendoci: ragazzi, è stata la prova che un’alternativa valida esiste.

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