PLR, PS e Centro a Congresso in vista delle elezioni ticinesi di aprile: destra e sinistra a braccetto verso l’UE?

Si sono riuniti a Congresso lo stesso giorno, domenica 22 gennaio. Il Partito Liberale Radicale Ticinese (PLR) al mattino presso il Palazzo dei Congressi di Lugano e il Partito Socialista (PS) al pomeriggio presso la Sala Aragonite di Manno. Ad entrambi erano presenti ospiti delle altre formazione politiche rappresentante in parlamento, fra cui il segretario del Partito Comunista Massimiliano Ay

“Alla riscossa vogliamo marciar!”

L’assise del Partitone è iniziata con i delegati in piedi a rendere gli onori all’iconica sfilata delle bandiere sezionali e al suono dell’inno liberale-radicale “La Riscossa”. Alla presenza del consigliere federale Ignazio Cassis e del presidente del PLR nazionale Burkhardt la presidenza del giorno è stata affidata al deputato Alex Farinelli che non ha mancato di sbeffeggiare gli eterni nemici democristiani. Dal canto suo il presidente cantonale Alessandro Speziali ha tenuto una relazione francamente appassionata, rimarcando – forse a certi ingenui che confondono le semplici vittorie elettorali con la gestione del potere reale – come i militanti liberali-radicali siano persone “immerse”, inserite cioè fortemente nel tessuto sociale che conta del Cantone: sono a capo di aziende, animano l’associazionismo (e non a caso ha citato persino le società del Carnevale, tutt’altro che marginali), esercitano tuttora un controllo politico ed economico del Paese. Speziali ha contestato il “regionalismo” che impigrisce i ticinesi e ha accusato da un lato i comunisti e dall’altro gli ecologisti di portare avanti una politica dettata dal “rancore”: i primi ostili ai ricchi, i secondi orientata alla “decrescita”. Speziali ha pure invitato a rivedere le decisioni passate sulla politica energetica nazionale e il granconsigliere Aron Piezzi ha citato la questione delle microcentrali elettriche.

Il presidente cantonale Alessandro Speziali ha attaccato i comunisti, colpevoli di “attaccare i ricchi”

Una chiara linea di destra

Addio al radicalismo rivoluzionario di un tempo! Il PLR lascia il centro e si orienta chiaramente a destra. I vari relatori che si sono susseguiti al microfono hanno sottolineato tutti, seppur con accenti diversi, la necessità di una ulteriore drastica liberalizzazione economica, in modo particolare circa gli orari di apertura dei negozi, sostenendo il consumismo e arrivando a mettere in discussione i diritti pensionistici dei lavoratori nonché attaccando frontalmente le rivendicazioni sindacali. Certo, vi sono stati spunti sui generis, dettati dal retaggio interclassista che resta di questi Partito, come ad esempio sul reinserimento professionale degli over-50 proposto da Martinenghi, o la volontà di Matteo Quadranti di riconoscere sul piano professionale le competenze acquisite nel volontariato, ma l’orientamento strategico del PLR è segnato. Sul piano internazionale tuttavia permangono delle contraddizioni: se Ignazio Cassis con la sua politica di subalternità al campo atlantico ha snaturato la neutralità svizzera e l’ex-direttore del Liceo di Lugano Gerardo Rigozzi ha insistito sulla scuola quale mezzo per educare i giovani e orientarli a favore delle “società aperte” intese quelle europee contro russi e cinesi, la candidata al Consiglio di Stato Alessandra Gianella ha tenuto a rimarcare il suo lavoro di consulenza commerciale con la Cina, un mercato interessante per una parte della borghesia svizzera che preferirebbe una Svizzera capace di diversificare i propri partner economici.

PS dedica l’apertura del Congresso …all’UE

L’apertura del ben più sobrio Congresso del Partito Socialista è stato invece affidata – e non se ne è ben capito il motivo – al giornalista del settimanale “Area” Mattia Lento che ha parlato di …Italia! Oltre a ricordare la sua candidatura in una lista ecologista collegata al Partito Democratico (il partito più filo-NATO della penisola) ha lungamente parlato di lotte sindacali in Italia, come quella della GKN. Ha quindi perorato la causa della libera circolazione della manodopera definita foriera di “emancipazione e diritti” (alla faccia!). Non contento ha pure dichiarato solennemente: “senza l’UE non andiamo da nessuna parte!”. Geniale dire una cosa simile in piena campagna elettorale: saranno entusiasti gli operai ticinesi iscritti a UNIA di queste dichiarazioni d’amore a Bruxelles! In generale quello di Lento è stato un discorso tipico della sinistra post-moderna italiana che confonde le “narrazioni” cioè la comunicazione con la lotta di classe e che poco ha a che fare con il nostro territorio. E così oltre all’ormai ridondante panegirico sulla cosiddetta “gioventù climatica” (?) con frasi imbarazzanti del tipo “prima degli scioperi del clima i giovani latitavano” che denotano scarsa conoscenza dei movimenti giovanili e della sinistra ticinese, Lento ha insistito sul fatto che la priorità della lista PS-Verdi debba essere un concetto invero alquanto vago di “giustizia climatica” e frasi banali per suscitare emozioni.

Per il PS di Laura Riget e di Fabrizio Sirica l’entrata nell’UE resta una priorità?

I diritti civili predominano sui diritti sociali 

I due co-presidenti del PS Fabrizio Sirica e Laura Riget dal canto loro hanno chiarito gli obiettivi della campagna elettorale. Sirica si è lamentato anzitutto della “ulteriore frammentazione della sinistra” (scordandosi di dire però che sono proprio loro ad aver escluso sia il Partito Comunista sia il Movimento per il Socialismo dalle trattative). Dopodiché ha lanciato l’appello agli elettori di aumentare i seggi socialisti in Gran Consiglio (anche se ciò di fatto significa rubarne agli alleati Verdi e ai comunisti). Riget dal canto suo ha invece enfatizzato la rappresentativà di genere (“conta anche chi si elegge”, nel senso di più donne) e ha invitato a “rafforzare anche i Verdi al di là degli stretti limiti partitici”. In seguito sono intervenuti vari altri candidati: la discussione ha enfatizzato come punti fondamentali dell’azione politica dei socialisti la questione della disabilità e del femminismo. Quello che è invece emerso troppo poco sono le questioni del lavoro e dei diritti sociali e sindacali, che conferma la linea liberal influenzata dalla sinistra europea intrapresa dal PS. Il rappresentante del ForumAlternativo, Beppe Savary Borioli, ha chiesto infine la parola spiegando che il suo movimento è “ospite del PS”: in pratica assistiamo al ritorno alla casa madre del movimento che fortemente mediatizzato da LaRegione ambiva a guidare la nuova sinistra radicale e anti-capitalista ticinese. Invano.

Anche “il Centro” si riunisce dopo il cambio del nome

Molto ampia anche la partecipazione al congresso del Centro, il nuovo nome del fu Partito Popolare Democratico (PPD): tra 500 e 600 persone si sono riunite domenica 29 gennaio a Castione in un evento “a tratti hollywoodiano” (secondo le parole del giornalista de La Domenica Andrea Stern), con un grande investimento comunicativo e la conduzione della già Miss Svizzera Christa Rigozzi. Uno sforzo non indifferente che sembra quasi voler supplire ad un certo disorientamento identitario dopo il cambio del nome avvenuto lo scorso giugno. Secondo il presidente cantonale Fiorenzo Dadò, il Centro dovrà fungere da “collante tra le forze di destra e quelle di sinistra”: una prospettiva espressa anche dai candidati democristiani al Consiglio di Stato, che hanno in effetti sembrato voler coprire il partito un po’ a destra e un po’ a sinistra, con un classico “colpo al cerchio e uno alla botte”. Da un lato, il capogruppo in parlamento Maurizio Agustoni ha suggerito di continuare a puntare sugli sgravi alle famiglie, da finanziare con tagli della spesa pubblica nell’ordine di 100 milioni. Dall’altro, il sindacalista Giorgio Fonio ha insistito sulla necessità di assicurare il diritto di lavorare per tutti e la parità salariale uomo-donna. Insomma, il cambio del nome non sembra aver fatto perdere le brutte abitudini ai democristiani ticinesi, che continuano a meritarsi il nomignolo che fu loro affibbiato ormai decenni or sono: PPD o Centro cambia poco, gli “uregiatt” continuano ad onorare la loro natura ambivalente.

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