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Nonostante la propaganda anti-comunista, in Brasile il PCdoB va al governo con Lula!

Nonostante il forte sentimento anti-comunista presente in Brasile, il presidente Lula Da Silva ha coraggiosamente accolto il Partito Comunista del Brasile (PCdoB) nella coalizione di sinistra guidata dal suo Partito dei Lavoratori (PT) e dai Verdi sotto la denominazione di «Federação Brasil da Esperança». Questa alleanza ha ottenuto il 13,93% dei voti e 80 seggi alla Camera dei Rappresentanti, con una avanzata del PT che ha ottenuto 68 seggi (+12) e dei Verdi con 6 seggi (+2).

Il maggioritario non premia i comunisti

Meno buoni i risultati dei comunisti che perdono due seggi: il PCdoB ha rieletto 5 deputati uscenti e ha eletto una nuova parlamentare, Daiana dos Santos e per poco ha mancato la conquista di altri due seggi. Il PCdoB conta però deputati supplenti negli Stati di San Paolo, Rio de Janeiro, Espírito Santo e Ceará, e c’è la possibilità concreta che alcuni di questi deputati assumano effettivamente il loro mandato nei primi giorni del governo di Lula, entrato in carica formalmente proprio ieri. Una chance per conquistare il mandato esiste anche a Marcivânia. Questi movimenti potrebbero portare il PCdoB ad avere un gruppo fino a 10 deputati.

La “bancada” del PCdoB, da sinistra: Alice Portugal, Daniel Almeida, Marcio Jerry, Daiana Santos, Jandira Feghali e Renildo Calheiros.

L’estrema destra è forte e aggressiva

Per la presidente del PCdoB Luciana Santos, «i fattori che portano a questo risultato sono complessi e profondi. Non dobbiamo vederle superficialmente, né pensare di avere risposte pronte a queste domande. Ci sono questioni legate alle lotte sociali e alla forza delle organizzazioni sociali e sindacali che sono specifiche per loro e che hanno un impatto. I sindacati hanno perso risorse finanziarie, le imprese pubbliche hanno ridotto le loro dimensioni, c’è difficoltà a rinnovare la leadership». Va tenuto conto che la destra estrema rimane ancora molto forte nel Paese e l’accanimento della propaganda anti-comunista è particolarmente violenta.

Il PCdoB parte integrante del governo di Lula

Il Comitato Centrale del PCdoB ha sottolineato la necessità di tenere un ampio dibattito con la base per analizzare i profondi cambiamenti del mondo del lavoro e della classe operaia brasiliana, sull’impatto della crisi del capitalismo sulle lotte sociali e sulle nuove forme di organizzazione. Per fare questo il PCdoB ha messo a disposizione generosamente e con senso di responsabilità i suoi dirigenti e il suo personale politico per contribuire a preparare il nuovo governo di centro-sinistra che è entrato in carica il 1° gennaio 2023. Il PCdoB sottolinea quindi la sua strategia di governare il Paese all’interno di un fronte ampio con la socialdemocrazia patriottica. Lula, dal canto suo, ha ben accolto questa linea politica e ha nominato la leader comunista Luciana Santos quale ministra della scienza, della tecnologia e dell’innovazione: la prima donna a occupare questo scranno!

Il legame strategico coi sindacati

Le delegazioni della CTB brasiliana e del SISA svizzero si sono incontrate nel maggio 2022 al Congresso Sindacale Mondiale

Non si può parlare della capacità dei comunisti brasiliani di incidere nella realtà nazionale senza citare la CTB (Central dos Trabalhadores e Trabalhadores do Brasil) che sta per celebrare il suo 15° anniversario: la confederazione sindacale vicina al PCdoB è ormai il principale punto di riferimento del sindacalismo di classe nel Paese, e infatti lo rappresenta all’interno della Federazione Sindacale Mondiale. Con quasi 1’400 sindacati di categoria che vi aderiscono, la CTB è in effetti un’organizzazione in ottima salute che, rispetto al 2021, ha pure registrato un incremento del 4% dei membri superando il milione e seicentomila lavoratori iscritti, di cui più della metà attivi nel settore primario. Si tratta di un alleato fondamentale per i comunisti brasiliani che infatti investono molte energie per il suo rafforzamento e affinché la tenuta ideologica dei sindacati non vacilli e si mantenga combattiva a supporto del governo di Lula che pone l’indipendenza nazionale al primo posto.

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