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Vogliamo essere “Liberi e svizzeri”! Il Partito Comunista si schiera in difesa della neutralità e della sovranità nazionale della Svizzera

È ricordando il motto degli antifascisti ticinesi partiti per la Spagna repubblicana che esordisce la risoluzione discussa ed approvata dalla conferenza d’organizzazione del Partito Comunista svoltasi sabato scorso a Balerna. Con questo documento, gli iscritti del PC hanno aggiornato ed approfondito la linea del partito sulla neutralità, intesa come “volontà di garantire l’indipendenza politica del nostro Paese” e come pilastro su cui costruire una Svizzera non allineata, sovrana e inserita nel multipolarismo”. Come i combattenti antifascisti del secolo scorso, ancor oggi i comunisti vogliono dunque essere “liberi e svizzeri”, garantendo la neutralità e la sovranità della Confederazione elvetica.

Massimiliano Ay: “neutralità è sovranità”, anche sul piano militare!

La risoluzione è stata presentata da Massimiliano Ay, segretario politico del PC, che ha insistito sulla necessità di rilanciare la neutralità svizzera rinunciando ad imporre sanzioni a paesi belligeranti e ad aderire ad alleanze militari come la NATO. Solo in questo modo, secondo Ay, sarà possibile garantire la sovranità nazionale elvetica sul piano energetico, economico, diplomatico e tecnologico, riuscendo peraltro a contribuire positivamente alla risoluzione di conflitti come quello in corso in Ucraina. Per il segretario del PC, la battaglia politica per la neutralità e la sovranità provocherà senza dubbio la dura reazione degli ambienti atlantisti presenti in tutto lo spettro politico ed in particolare nei media: per questo la risoluzione invita il Partito ad impegnarsi con chiunque – “anche se borghese, di destra o addirittura militarista” – riconosca l’importanza della neutralità per il futuro del paese. Questo significa riconoscere ad esempio che la questione militare diviene secondaria rispetto a quella dell’indipendenza nazionale: pur mantenendo la sua tradizionale linea antimilitarista, secondo Ay il PC deve dare la priorità non all’abolizione dell’esercito, bensì alla sua epurazione dalle influenze atlantiste (sia sul piano formativo che su quello tecnologico, rinunciando alle esercitazioni congiunte con la NATO e all’acquisto degli F-35 americani).

La risoluzione approvata dalla conferenza è stata presentata da Levi Morosi e Massimiliano Ay.

“Chi difende la neutralità e si oppone ad UE e NATO è nostro alleato!”

Un concetto ribadito da Levi Morosi, co-autore insieme ad Ay della risoluzione, secondo il quale “chi difende valori come la neutralità e contrasta chi vuole mettere il nostro paese al servizio dell’Unione Europea e della NATO è nostro alleato, anche se non è comunista”. Secondo Morosi, infatti, “ora che il mondo si trova confrontato a serie minacce di guerra e che il nostro governo si schiera sempre di più dalla parte della NATO, il nostro dovere è quello di esortare la politica a riavvicinarsi ai valori sui quali da sempre ha costruito l’identità svizzera. Poco importa se la Svizzera non è mai veramente stata neutrale e al servizio delle vittime dei conflitti. L’incoerenza dei politici del passato non può diventare l’argomento con cui i politici di oggi giustificano la loro collaborazione con un’organizzazione guerrafondaia come la NATO. Abbiamo sempre preteso di essere in favore della pace e del dialogo, ora è giunto il momento di esserlo per davvero!”.

Le sanzioni colpiscono i lavoratori e privano di prospettive il Paese

Lo schieramento della Svizzera nel campo atlantico sta provocando d’altronde crescenti disagi per le classi popolari, come ha ricordato Martino Marconi, consigliere comunale a Morbio Inferiore: “Le differenze di classe aumentano e sono aumentate, e a farne le spese sono i lavoratori. Le scellerate politiche del Consiglio federale circa le sanzioni, recepite passivamente dall’Unione europea, dimostra per l’ennesima volta che chi paga sono i lavoratori e le classi popolari”. Ecco percé, sempre secondo Marconi, “essere oggi per la neutralità significa veramente sostenere una posizione rivoluzionaria”, in quanto “essere per la neutralità svizzera oggi significa agire per gli interessi delle classi popolari”.

Secondo Marconi, “essere oggi per la neutralità significa veramente sostenere una posizione rivoluzionaria”.

Zeno Casella, consigliere comunale in Capriasca, ha insistito a sua volta sull’inutilità delle sanzioni e sulla necessità di estendere le relazioni di cooperazione con i Paesi non allineati, in quanto “rifiutare le sanzioni significa anche assicurare delle prospettive al nostro Paese: adottandole, il Consiglio federale sta allontanando la Svizzera dai paesi emergenti che rappresentano il futuro, per avvicinarsi al polo imperialista in declino. Se vogliamo garantire l’occupazione, il benessere ed anche la sicurezza nella Confederazione, dobbiamo rivolgerci a quei paesi – a partire da Cina e Russia – che hanno delle chiare prospettive di sviluppo”.

Lanciata una petizione per la neutralità, in attesa dell’iniziativa UDC

Nell’immediato, Stefano Araujo, membro della direzione nazionale del Movimento svizzero per la pace (MSP), ha invitato a sostenere la petizione lanciata proprio dal MSP, con cui si invita il Consiglio federale ad astenersi da qualsiasi ulteriore avvicinamento alla NATO e a rinunciare alle sanzioni, lavorando invece per i negoziati di pace: secondo il MSP, infatti, “la Svizzera dovrebbe attenersi al principio di neutralità e utilizzare la sua esperienza diplomatica a favore del dialogo e della distensione”.

Per il coordinatore della Gioventù Comunista Luca Frei, il PC deve considerare seriamente l’iniziativa annunciata dall’UDC.

In prospettiva, però, dalla conferenza comunista è emersa una volontà di proseguire e di estendere la lotta per la difesa della neutralità. La necessità di collaborare con chiunque l’abbia a cuore è stata sottolineata anche da Luca Frei, coordinatore della Gioventù Comunista, che ha ricordato come anche gli ambienti “antimilitaristi” liberal stanno ormai mostrando la loro fedeltà all’agenda USA: l’ex deputato ecologista e fondatore del Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSOA) ha ad esempio sostenuto l’invio di armi all’Ucraina, stigmatizzando coloro che richiedevano invece una soluzione negoziale al conflitto (leggi qui). Per Frei, il PC dovrebbe prendere in considerazione l’adesione all’iniziativa preannunciata dall’UDC per l’inserimento nella costituzione della neutralità integrale: “proprio perché la difesa della nostra neutralità e della nostra sovranità, di fronte a un maggiore avvicinamento alla NATO e all’UE, è oggi da considerarsi una priorità, occorre saper trovare anche nuove alleanze tattiche”. Insomma, la discussione e la mobilitazione in difesa della neutralità elvetica sembra essere appena iniziata e potrebbe essere contraddistinta da alleanze inedite nello scenario politico svizzero.

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