Generazioni

in Editoriali/Opinione di
Sonya Crivelli è candidata al Consiglio Nazionale sulla lista 2

La cultura del dividere le persone le une dalle altre trasformandole in categorie in competizione tra di loro rappresenta un indirizzo sempre più presente nella nostra società. In maniera sommersa, con sfumature diverse ma anche con sottolineature forti  si impara a vivere e ad accettare questa realtà.

Sembra di assistere alla cancellazione dell’intreccio fra generazioni, al valore che questa rete di relazioni deve avere in un mondo dove gli spazi di vita sono sempre più stretti.

Viene esaltata la bellezza fisica e l’apparire efficace, attraverso i modelli vincenti di giovani donne e giovani uomini. Attraverso la sola esaltazione di ciò che è superficialmente valido si seppellisce il filo della storia che lega le generazioni.

La cittadinanza è il risultato di un processo storico fatto di passi in avanti e di retromarce, a dipendenza soprattutto del contesto economico del momento. I diritti acquisiti e le conquiste sociali di oggi sono tali grazie alle generazioni che ci hanno preceduto. Per vera cittadinanza non si intende solo il diritto di voto e di eleggibilità ma bensì il riconoscere ad ogni persona le condizioni di esprimere tutta la sua potenzialità nel rispetto di chi le sta accanto. Questo significa considerare la donna e l’uomo al centro della vita sociale e quindi dare loro la possibilità di esprimere opinioni e desideri, contribuendo alla crescita e alla cultura del paese. E questo senza differenze anagrafiche.

L’evoluzione della società ha sconvolto il rapporto tra generazioni. Una volta, erroneamente, le giovani e i giovani erano considerati persone da tutelare, da accompagnare a lungo: non avevano diritto di voto e di eleggibilità fino a 20 anni compiuti e le loro conoscenze e competenze crescevano lentamente. Oggi, l’evoluzione è tale che ci troviamo spesso a situazioni capovolte: è la persona giovane che aiuta quella meno giovane a destreggiarsi nelle reti della tecnologia. Oggi, l’autonomia delle giovani generazioni è fortunatamente aumentata e le loro rivendicazioni di presenza attiva nella società hanno legittimità.

Una volta, però, la speranza di vita era più breve di oggi.

Quando si parla di futuro si dimentica invece molto spesso che la piramide demografica che abbiamo imparato a disegnare a scuola assumerà un profilo diverso. Approssimativamente, secondo le proiezioni, le persone con 65 o più anni passeranno dagli attuali 20% della popolazione al 30% nel 2040. In altre parole, se queste previsioni saranno realtà,  nei prossimi decenni saranno più numerose le persone anziane che quelle giovani in cerca del primo impiego.

Sorvolare su questo scenario e rinunciare a pensare al futuro con un pensiero unicamente giovanilista rappresenta miopia politica.

Non basta l’iniziativa individuale. E’ importante che si mettano in dialogo le giovani menti con le loro aspettative, la loro visione del mondo, le rappresentazioni di gestione del nostro paese con coloro che giovani non lo sono più anagraficamente ma che hanno l’ambizione come pure il desiderio di esprimersi e partecipare alla crescita culturale della nazione.

La politica e la politica federale, per prima, deve fare in modo di unire l’esperienza alla progettualità e ai sogni di una società diversa, dove tutte e tutti, giovani e meno giovani, possano dialogare e costruire una casa comune.  E’ giunto il momento di incidere nella cultura del nostro paese per permettere di avere tanti progetti per una casa comune, dove gli spazi abitativi e di quartiere, quelli di espressione, di vita e di gestione permettano alle persone di ogni età di sentirsi cittadine.

La Confederazione ha dato mandato a gruppi di studio per una politica a favore di una terza e quarta età dove ogni persona possa vivere nel pieno delle sue potenzialità e autonomamente il più a lungo possibile.

Tradurre questo non dovrebbe trovare ostacoli ma necessita di impegno, di progetti di sensibilizzazione, di soldi. C’è sete di comunicazione e c’è sete di imparare gli uni dagli altri, le une dalle altre e la politica sociale non può sottrarsi.

 

Sonja Crivelli, candidata al Consiglio nazionale per il Partito Comunista

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