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La scuola autoritaria sugli schermi del Festival. Due racconti, due risultati

Benché i limiti di questa edizione del festival del film di Locarno siano apparsi in modo evidente fin dalla sua apertura (leggi qui), la critica sociale non è certo assente nella sua programmazione. Il tailandese “Arnon pen nakrian tuayang” (“Arnold è uno studente modello”) e l’austriaco “Serviam – Ich will dienen” (“Io voglio servire”) cercano ad esempio di affrontare il tema della scuola autoritaria, adottando però due linguaggi, due modalità narrative profondamente differenti, che ne determinano una diversità altrettanto marcata nei risultati. Se il primo risulta essere un film interessante, il secondo invece non convince.

Arnold è uno studente modello” si svolge in una scuola privata d’élite di Bangkok, che si fregia degli ottimi risultati dei suoi studenti per accaparrarsi fondi e riconoscimenti. Arnold, il protagonista della pellicola, è suo malgrado il prototipo di questa “scuola-azienda”, riuscendo a vedersi condonate tutte le trasgressioni in virtù dei suoi ottimi risultati scolastici e della sua vittoria alle “olimpiadi di matematica”. Per il resto degli studenti, nonostante la loro origine sociale generalmente elevata, la realtà scolastica è però assai più dura. I metodi selettivi e l’elevato costo della retta scolastica impongono duri sacrifici ai pochi alunni che provengono dagli strati sociali più umili, mentre appositi “servizi” a disposizione degli allievi più facoltosi permettono di superare qualsiasi ostacolo. Arnold, nonostante la sua intolleranza nei confronti del sistema scolastico, alimenta questo meccanismo, favorendone le disparità, quando accetta di fare da “suggeritore” agli esami di Stato dietro lauta ricompensa.

Gli studenti protagonisti di “Arnold è uno studente modello” si ribellano alla scuola autoritaria che li opprime.

L’autoritarismo e il nazionalismo monarchico costituiscono il secondo elemento fondante della scuola in cui si svolge la vicenda, la cui intolleranza verso ogni forma di trasgressione e di dissenso diviene via via più insopportabile per un numero crescente di studenti, che organizzano e guidano una protesta contro le prevaricazioni di cui sono vittima. Se Arnold si rifugia nelle sue rosee prospettive individuali, non senza qualche titubanza e un certo pentimento, numerosi suoi compagni trovano invece il coraggio di organizzarsi e lottare contro un sistema scolastico ingiusto e repressivo. A dimostrazione dell’attualità della riflessione dei ragazzi della scuola di Barbiana, secondo cui “il problema degli altri è eguale al mio: sortirne tutti insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”.

Serviam” si sviluppa in un ambiente per certi versi simile: una scuola confessionale femminile costituisce la scenografia del film, in cui fede religiosa e severità si intrecciano in un quadro ripetitivo e quasi ossessivo. Una figura in particolare, la “sorella” responsabile dell’internato, incarna l’autoritarismo e l’integralismo di un cattolicesimo pre-conciliare, in cui la cecità religiosa e l’autoflagellazione vengono assurte a dimostrazione di fede e rettitudine. Tanto l’osservanza delle regole quanto la loro trasgressione sfociano nella tragedia, affrontata però con una indifferenza sconcertante da parte della direzione della scuola. Gli eccessi religiosi, accuratamente nascosti dallo sguardo indiscreto delle alunne, non conducono infatti ad una presa di coscienza o ad una rivolta contro di essi, ma vengono rapidamente archiviati in favore di un celere ritorno alla normalità.

La “sorella” responsabile dell’internato si fa promotrice di una visione religiosa radicale.

Benché gli argomenti siano dunque simili e per certi versi coincidenti, i due film divergono però fortemente per il loro linguaggio e la loro capacità espressiva. “Arnold è uno studente modello” è un racconto semplice, lineare (ma non banale), che riesce a sviluppare le svariate sfaccettature di un autoritarismo scolastico che non colpisce tutti allo stesso modo, di fronte al quale l’unica risposta possibile è quella dell’organizzazione e della lotta collettiva. Manca un approfondimento del più ampio movimento di protesta del 2020-2021, su cui grava il sospetto di un’eterodirezione a stelle e strisce, ma il risultato è comunque apprezzabile. “Serviam” è invece un film eccessivamente estetico, il cui svolgimento è di una lentezza esasperante, benché l’intento sia evidentemente quello di creare un’atmosfera segnata dai contrasti fra silenzi, preghiere e una vibrante colonna sonora. Questa scelta narrativa non permette però di approfondire le dinamiche interne alla scuola (significativa è l’assenza di una qualunque scena di lezione in tutto il film), che rimane essenzialmente sullo sfondo della vicenda. Tra un film “normale” e un film “concettuale”, il primo è sicuramente più convincente e – benché forse non sensazionale – rappresenta una piacevole esperienza in un festival in cui la ricerca estetica e l’astrazione cinematografica sembrano farla da padroni.

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Zeno Casella

Zeno Casella, classe 1996, è consigliere comunale a Capriasca per il Partito Comunista. Tra il 2015 e il 2020, è stato coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).