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Stati Uniti d’America, i combattenti per la fede

Una prima parte di questa riflessione è stata pubblicata sul numero 52 (aprile 2022) della rivista “Libero Pensiero” edita dalla sezione ticinese dell’Associazione Svizzera dei Liberi Pensatori.

Il lavoro di Annika Brockschmidt, formatasi tra Heidelberg, Durham e Potsdam in storia, germanistica e studi sulla guerra e i conflitti, offre finalmente un’analisi articolata da cifre e da un approfondimento su circa un secolo della reale dimensione e del potere della destra religiosa nordamericana. Una lettura imprescindibile per ogni giornalista europeo che voglia affrontare un fatto accaduto negli USA. Imprescindibile alla comprensione del fenomeno Trump permettendo addirittura di abbozzare previsioni per le prossime presidenziali. Il libro è uscito ad ottobre 2021 ed è veramente attuale.

Annika Brockschmidt con la sua ultima pubblicazione: “Amerikas Gotteskriger” (2021).

Privatizzazione della scuola, evasione fiscale e lotta senza quartiere ai diritti del lavoro: il programma dei suprematisti cristiani

“City upon the hill” nel senso di un faro di speranza per tutto il mondo, è questo il ruolo che i fondamentalisti cristiani attribuiscono al loro paese, gli Stati Uniti, estratto da un versetto di Matteo del Nuovo testamento. Da un’indagine di Perry e Whitehead del 2020 è emerso che il 49% della popolazione americana crede che la bibbia debba avere un’influenza sulle leggi del paese, tra i credenti questa percentuale aumenta al 68%. Con la costituzione dei Biblical studies all’inizio del Novecento, una frattura importante ha distinto i cristiani nordamericani in modernisti e fondamentalisti: quest’ultimi intendono il testo sacro non come fonte teologica bensì come fonte storica.

Si potrebbe pensare che i fondamentalisti siano una parte minoritaria, settaria della società statunitense che coltiva l’odio razziale in un giardinetto per lo meno circoscritto. Tutt’altro, il potere ancorato e costruito attorno alla “supremazia cristiana” può contare su una vasta rete di parrocchie, non per forza fondamentaliste, che attingono però al bacino di organizzazioni influenti, ramificate e danarose guidate spesso da persone chiave che i fondamentalisti hanno saputo piazzare in luoghi strategici. Altre attività che contraddistinguono il loro agire sono l’homeschooling, l’evasione fiscale e l’attività anti-sindacale, misconoscendo alla radice i valori dello stato e del lavoro. In tempo di pandemia il Paycheck Protection Programme (PPP), dopo aver esentato la First Baptist Church del Texas dal versamento di tasse milionarie, ha distribuito 3 miliardi a 10’600 organizzazioni religiose. Non si è arrivati casualmente all’indebolimento dello Stato a vantaggio dei gruppi evangelici più o meno moderati, questa era la strategia di Paul M. Weyrich, insieme a Jerry Falwell alla conduzione della Moral Majority, un movimento conservatore religioso nato nel Dopoguerra. Per chiarirne lo spirito basti riportare una citazione del 1980 di Falwell: “Stiamo combattendo una guerra santa. Quello che è successo all’America è che i malvagi stanno regnando. Dobbiamo riportare la nazione alla posizione morale che ha reso grande l’America” (leggi qui).

Da Ronald Reagan a Mike Pence, l’ascesa dei fondamentalisti cristiani

Esponenti di organizzazioni come la Christian Coalition e il Family Research Council, fino a televangelisti hanno ricoperto ruoli nei recenti governi repubblicani (David Kuo, Deanna Carlson, Paula White). L’ex-vicepresidente Mike Pence è strettamente legato alle famiglie Prince e De Vos, suoi grandi donatori: difensore delle multinazionali del petrolio e promotore della riduzione della fiscalità ai ricchi e dei diritti del lavoro, nonché dell’abolizione della separazione tra stato e chiesa, in qualità di governatore dell’Indiana emanò leggi anti-abortiste assurde che tra l’altro prescrivevano la sepoltura del feto. Il suo rapporto con le donne è dettato dal sessismo intrinseco della Purity Culture, non si presenta mai senza la moglie ad un evento in cui viene servito vino, ed evita di trovarsi da solo insieme ad un’altra donna e non si risparmia di discriminare apertamente le poche donne nel suo ambiente lavorativo. Osservando il ruolo di alcune donne di questi ambienti come Phyllis Schlafly, emblema femminile della campagna contro l’Equal rights amendament, o Sarah Palin, che sì, hanno potuto ritagliarsi una carriera politica, consapevoli però dei forti limiti a loro imposti come figure d’accompagnamento al successo del tutto maschile.

L’ex-vicepresidente Mike Pence ha forti e dichiarati legami con gli ambienti della “supremazia cristiana”.

Il primo presidente evangelico eletto fu Jimmy Carter, nel 1980 però perse il consenso evangelico bianco a causa del suo pacifismo. Il candidato della destra religiosa fu allora Ronald Reagan, benché come governatore della California avesse promosso leggi sull’aborto progressiste, incarnava alla perfezione gli obiettivi di politica estera aggressiva sottoscritti dal suprematismo bianco e diventò anche molto bravo a ripeterne i valori anti-evoluzionistici come a Dallas al Religious Roundtable National Affairs Briefings, dove pervennero 15’000 pastori e attivisti. Il mondo religioso nordamericano è tutt’altro che razionale e non percepisce una dissonanza sulla moralità di un presidente come Trump, perché “anche David, Salomone e Saul non erano perfetti, ma uomini di Dio” (come ha dichiarato Rick Perry a Fox News).

Fra sionismo e razzismo contro gli afroamericani

Una natura biblica è ricondotta anche alla politica estera degli USA al riguardo delle relazioni con Israele, per cui la profezia della fine del mondo vuole una Gerusalemme ebraica per il ritorno di Cristo in terra. Così si cementa questo sodalizio, costituito da vere e proprie ingerenze nella compagine araba, mentre allo stesso tempo i fondamentalisti cristiani non disdegnano comportamenti antisemiti in patria. La legge Lynch perseguitava infatti anche cattolici irlandesi e italiani disprezzati dagli “Anglo-Saxon”, i veri bianchi cristiani che si identificano con questa parola appartenente ad un codice interno alla supremazia evangelica: il “Dog-whistles”, per cui ad esempio le donne afroamericane sono chiamate “welfare queens” in antitesi agli “hard working Americans”.

Black Lives Matter è quindi reputato come il nemico interno della nazione, contrastato con movimenti quali i Blue Lives Matter, in difesa della polizia, o altre iniziative come quella del sito di Crowdfunding GiveSendGo che ha raccolto 586’940 dollari per la difesa di Kyle Rittenhouse, un uomo che ha ucciso due manifestanti di Black Lives Matter, allo stesso modo i ProudBoys ricevono milioni di dollari. Altri esempi sono le Segregation Academies che, dal 1954 ad oggi, permettono ai genitori bianchi di evitare ai figli la frequentazione delle “scuole miste” pubbliche, allo stesso modo la Bob Jones University (BJU) non ammette studenti neri.

Il movimento “Blue Lives Matter” si è sviluppato in contrasto a “Black Lives Matter”.

Le simpatie per ambienti anticomunisti e dichiaratamente nazisti

L’organizzazione Family, fondata nel 1935 da Abraham Vereide (pastore metodista norvegese) con lo scopo di costituire un’alleanza di persone chiave contro il New Deal di Roosevelt – un’alleanza tra cristianesimo e capitalismo contro le riforme socioeconomiche – curando relazioni strette con i dittatori Francois “Papa Doc” Duvalier, Ferdinand Marcos delle Filippine, Park Chung-Hee della Corea del Sud e Suharto dell’Indonesia. Già negli anni ’40 aveva preso come modello la Hitler Jugend e in tempi recenti il suo leader Doug Coe in un discorso pubblico ha fatto riferimento al partito nazista. La teoria del complotto sulla “cultura marxista” del Free Congress Foundation ha ispirato anche il neonazista Breivik conosciuto per il massacro dell’isola di Utoya: il nemico esterno è sempre il comunismo, incarnato negli ultimi tempi dalla Repubblica cinese popolare.

Alcuni aspetti della religiosità nordamericana qui riportati sono sicuramente isolati, ad unirli però c’è un mare che ne permette la circolazione e che sotto alcune costellazioni riesce ad ottenere la presidenza dello stato federale, prima con Reagan e poi con Trump. Di ciò sono consapevoli anche i presidenti democratici: Obama nella strategia della campagna presidenziale del 2008 riservò particolare attenzione ai giovani evangelici progressisti. Biden ha preso parte come tutti i suoi predecessori al National Prayer Breakfast, conosciuto fino al 1970 come Presidential Prayer Breakfast e fondato da Billy Grahams nel 1953.

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Lea Ferrari

Lea Ferrari (1991) è agronoma di formazione e municipale a Serravalle in quota Partito Comunista. Dal 2019 è deputata al parlamento del Canton Ticino. E' attiva pure nell'Associazione per la difesa del servizio pubblico.