Riscoprire Gramsci: un’iniziativa culturale alternativa a Solduno

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Il relatore è Bernardo Croci, insegnante a Firenze

Nuova iniziativa di formazione dei giovani comunisti ticinesi: la “Casa Gaby” sita nel quartiere di Solduno, storica sede degli antifascisti ticinesi, si è riempita di una trentina di persone, soprattutto ragazze e ragazzi sui 18 anni, ma non sono mancati volti più navigati, come ad esempio Eduard Wahl, ottuagenario consigliere comunale indipendente di Brissago, attivo sul fronte dei diritti umani. Fra il pubblico anche tre persone arrivate appositamente da oltre confine: sono militanti comunisti di Verbania. La casetta di Solduno ha infatti aperto le porte a una conferenza del giovane pedagogista e professore di filosofia e storia Bernardo Croci, segretario del Partito dei Comunisti Italiani (PdCI) di Firenze e autore del libro dal titolo apparentemente ostico “La formazione del moderno Leonardo: Garin e Lombardo-Radice sulle orme di Gramsci”.

Bernardo Croci – introdotto da un saluto di Aris Della Fontana, coordinatore della Gioventù Comunista – è riuscito nella sua lunga relazione a catalizzare l’attenzione anche dei più giovani, proponendo una rilettura dei principali concetti del pensiero educativo del grande pensatore marxista sardo Antonio Gramsci, il quale vedeva in Leonardo Da Vinci un “portatore del concetto di unità del sapere e della cultura propria di quel momento storico, infatti, nell’Umanesimo e nel Rinascimento si è affermato, tra le altre cose, proprio l’idea  che non esistono due culture o più culture, ma che il sapere è unico”. Questa figura di “uomo completo” diviene un modello al quale  il fondatore del comunismo italiano si ispirerà per descrivere come debba essere formato l’uomo “onnilaterale” della società moderna indicando sia la struttura scolastica sia i contenuti che la devono caratterizzare. Questo “uomo nuovo” sarà colui in grado di assolvere il compito politico della trasformazione in senso socialista della società.

Una parte del pubblico

Il pensiero di Gramsci affascina ancora oggi, lo si capisce dalla domande che i ragazzi pongono al relatore e che spaziano ben oltre al solo discorso pedagogico: se Mattia Tagliaferri del sindacato studentesco SISA riflette sul mito della scuola media “unica” ticinese, che apparentemente potrebbe sembrare simile a quanto auspicato da Gramsci, tanti altri interventi sono quesiti più politici-militanti. C’è ad esempio chi chiede di meglio spiegare il concetto di “egemonia culturale” in relazione al ruolo che deve avere un partito rivoluzionario al giorno d’oggi in Europa occidentale. Croci con pazienza analizza come dei comunisti oggi debbano man mano conquistare la fiducia dei ceti popolari togliendoli dall’influenza dell’egemonia culturale borghese. Qualcun altro invece vuole solo prepararsi a ribattere a un proprio professore di storia che analizza in classe il fascismo da un punto di vista liberale facendolo passare per un punto di vista “neutrale” e chiede quindi all’esperto quale fosse l’analisi gramsciana (e dunque marxista) del fenomeno fascista. Croci dimostra di padroneggiare bene il tema, sapendosi spostare rapidamento dall’ambito pedagogico-filosofico al discorso più prettamente politico, cioè al dato pratico del pensiero del rivoluzionario sardo. Bernardo Croci insegna nei licei toscani e non teme di schierarsi, a differenza di tanti insegnanti-“amebe” che annoiano i loro studenti con un sapere astratto. Croci risulta anzi coerente con il monito di Gramsci: “odio gli indifferenti”! Le domande non finiscono: un altro giovane, in modo più provocatorio, vuole sapere se è corretta la tesi del movimento troskista secondo cui Gramsci fosse un nemico dell’Unione Sovietica e un ammiratore di Trosky; qui Croci è durissimo e a suon di citazioni nega un allontamento del politico italiano dal movimento internazionale di osservanza marxista-leninista.

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