Emanuela Provera smaschera l’Opus Dei a Lugano: un’operazione di infiltrazione politica dell’integralismo cattolico.

L’Associazione svizzera dei liberi pensatori, presieduta nella Svizzera Italiana da Giovanni Barella, riunisce gli atei e gli agnostici di varia estrazione politica (comunisti, liberali, socialdemocratici, anarchici, ecc.) risultando particolarmente attiva sul fronte culturale. Nei giorni scorsi presso l’Hotel Dante di Lugano, i Liberi Pensatori hanno voluto approfondire il ruolo della “Prelatura della Santa Croce e Opus Dei”: questa importante organizzazione ecclesiale, forse meno nota rispetto a “Comunione e Liberazione”, esiste anche in Ticino e il suo potere non va banalizzato. Forte della sua condizione di essere – grazie al papa polacco Giovanni Paolo II – l’unica prelatura personale riconosciuta dalla Chiesa cattolica “per attuare peculiari opere pastorali”, grazie anche al nuovo diritto canonico a cui contribuì a suo tempo l’ex-vescovo di Lugano, il ciellino Eugenio Corecco, la sigla coniata nel 1928 da Josemaría Escrivá, dispone infatti di vastissimi agganci finanziari e politici che agiscono per un disegno fondamentalista di tipo globale ai danni della laicità dello Stato e della stessa trasparenza delle procedure democratiche.

La platea dell’evento organizzato dai Liberi pensatori a Lugano.

Contro donne e operai, l’Opera mira a conquistare i vertici del Paese

La relatrice dell’evento, la 54enne Emanuela Provera, che ha abbandonato l’organizzazione dopo averne raggiunto livelli dirigenziali, ha ricordato di essere stata avvicinata dall’Opera all’età di 17 anni durante un soggiorno di studio a Manchester, attraverso subdoli contatti umani privi però di una esplicita richiesta di reclutamento. Opus Dei dispone infatti di vari centri universitari in cui i giovani possono risiedere ed essere poi inseriti progressivamente nella struttura che elargisce favori e lottizza posti di lavoro e di ricerca, soprattutto in ambito medico. Durante la conferenza è emerso come l’Opera disponga di veri e propri centri di reclutamento specializzati sulla base del target da raggiungere, in modo particolare nei licei. I ragazzi dai 14 ai 18 anni, definiti “la pupilla dei nostri occhi” sono prede particolarmente succulente per quella che appare sempre più come setta che, nel suo disegno eversivo, punta al vertice della società costruendo un’élite che possa modellare a piacimento lo Stato e le coscienze dei suoi cittadini: non è un caso che gli uomini (non le donne!) per diventare numerari devono essere laureati. Stiamo infatti parlando di una struttura chiusa, fortemente verticista e piramidale, oltre che dal carattere non solo fortemente misogino, ma anche classista: stando alla metafore del suo fondatore: “sono le punte dei ghiacciai (gli accademici, ndr) anche irrorano le valli (gli operai, ndr)”.

Banche e scuole private parificate unite in un disegno eversivo

Opus Dei – oggi guidata dal presbitero spagnolo Fernando Ocáriz Braña, che è pure consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede (l’ex-Inquisizione) – gestisce ingenti capitali e flussi di denaro, ad esempio attraverso il Gruppo finanziario Santander: “orde di ricchi a cui viene promessa la santità” come li descrive chi li ha conosciuti dall’interno. Ma non è tutto: anche le scuole FAES (“FAmiglia E Scuola”) di cui era segretario generale l’ex-giornalista della RAI Alessandro Cozzi (poi condannato a 24 anni di carcere per l’omicidio nel 1998 di un suo socio imprenditore) sono controllate dall’Opera nel suo disegno di indottrinamento.

Il leader dell’Opus Dei, il presbitero spagnolo Fernando Ocáriz Braña.

“Con CL non si litiga”

Sorge spontanea la domanda sui rapporti fra l’Opera e CL: esse hanno certo identità distinte – spiega l’ex-dirigente dell’Opus Dei ma dispongono di una comune visione della gestione del potere, che in modo relativamente pacifico si sono spartiti in primis nel mondo degli affari, ma anche in quello politico. Ma chi sono i rappresentanti di queste realtà? Difficile dirlo! L’art. 121 del De Spiritu vieta infatti ai membri dell’Opera di ammettere di esserne parte: si tratta dunque di una società segreta che, seppur vietate dalla Repubblica Italiana, non viene perseguita. E in Ticino? E’ tutto ancora più libero e quindi …segreto. Inutile dire che occorre una particolare vigilanza delle forze progressiste e laiche per evitare infiltrazioni al loro interno e per tutelare la tenuta democratica delle istituzioni ticinesi.

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