L’abbraccio fra Venezuela e Corea del Nord parte dai giovani

in America latina/Asia/Internazionale di

Una delegazione della Direzione nazionale dell’organizzazione giovanile del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), partito attualmente al governo del paese latinoamericano, è stata accolta a Pyongyang dai massimi dirigenti giovanili del Partito del Lavoro di Corea e del governo della Repubblica Popolare Democratica di Corea.

Salta all’occhio il fatto che a guidare la delegazione venezuelana non è un funzionario qualsiasi, ma la segretaria generale dei Giovani del PSUV, Rodbexa Poleo. Anche la controparte coreana non è stata da meno facendo accogliere gli ospiti direttamente da Pak Chol Min, presidente del comitato centrale della Lega della Gioventù Kimilsunghista.

Se in passato i vertici socialisti venezuelani erano particolarmente orientati verso la Cina, tanto da delegare la formazione dei quadri politici al Partito Comunista di Pechino, come avevamo segnalato in questo articolo del 2013 (http://www.sinistra.ch/?p=2913), anche le relazioni con i nordcoreani stanno negli ultimi tempi intensificandosi notevolmente: l’anno successivo il governo di Kim Jong Un riaprì la missione diplomatica a Caracas e nel gennaio 2019 sono pure iniziati di lavori preparatori per aprire a Pyongyang un’ambasciata del Venezuela.

I due paesi si supportano a vicenda anzitutto per contrastare l’imperialismo statunitense che minaccia continuamente di intervenire militarmente sia in Venezuela sia in Corea del Nord, entrambe ricche di materie prime. Ma crediamo non vada sottovalutata del tutto la matrice ideologica. Benché l’orientamento socialista in Venezuela e in Corea sia molto diverso, va ricordato che lo “Juché” – il peculiare socialismo coreano – pone estrema importanza all’autosufficienza, aspetto su cui il presidente venezuelano Nicolas Maduro tenta di porre l’accento, ma che resta una sfida per Caracas che sta affrontando pesanti sanzioni economiche imposte da Washington.

L’altro elemento che dovrebbe far riflettere è che mentre la sinistra europea e svizzera si unisce sempre al coro della destra e degli USA nel demonizzare il piccolo paese socialista di Kim Jong Un, esso viene visto positivamente da molti altri paesi che non si piegano ai diktat atlantisti. Forse la Corea del Nord non è proprio quell’inferno che ci vogliono dipingere…