Tutti ecologisti. Solo per apparire?

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Recentemente a livello europeo e poi svizzero è sorto, fortemente mediatizzato, un movimento giovanile che pone i temi del surriscaldamento climatico e dell’ecologia al primo posto. Ma, in generale, possiamo dire che ogni volta ci si avvicina all’appuntamento con le urne, in molti si impegnano ad apparire ecologisti, anche esponenti borghesi che nei quattro anni precedenti non hanno mosso un dito a riguardo ma che ora finiscono generosamente in TV.

Che si tratti solo di moda o di una subdola tattica elettoralista poco importa: certamente non si tratta di una reale sensibilità ambientale. Il Partito Comunista, per contro, non ha bisogno di ostentare la propria “verdite” dell’ultimo minuto: già nel “Capitale” infatti, Karl Marx, fondatore del socialismo scientifico, riconosceva il problema di fondo: “ogni progresso compiuto dall’agricoltura capitalista – diceva – equivale a un progresso non solo nell’arte di derubare l’operaio, ma anche in quella di spogliare la terra”.

Nell’attuale modo di concepire la tutela della natura non si dà alla lotta ecologista la sua dimensione globale, cioè di classe: il sentimento ecologista, infatti, se davvero vuole essere tale non può essere disgiunto dalla lotta per migliori condizioni sociali e di lavoro per l’essere umano. E’ impossibile cioè ragionare in termini ecologisti e non porre nel contempo al centro del discorso la questione della trasformazione sociale.

Una società che rispetti l’ambiente deve infatti prevedere che i bisogni della popolazione e la produzione di merci siano strettamente e razionalmente legati l’uno con l’altro, senza subire i diktat del mercato. Il peggioramento dell’ecosistema non ha infatti nulla a che vedere con una sorta di degenerazione etica della società in cui viviamo: ben al contrario essa è diretta conseguenza di quelli che sono i metodi di produzione volti alla massimizzazione del profitto a scapito di esseri umani e risorse naturali.

Occorre quindi, parlando di clima, di natura, di inquinamento, ecc. mettere nella propria agenda politica dei primi passi verso cambiamenti strutturali della società attuale, consistenti in un superamento delle modalità produttive incontrollate che fomentano il consumismo. La lotta ecologista per vincere ha la necessità di porre in agenda due questioni basilari: il superamento di un capitalismo sempre più insostenibile (anche con modalità graduali – sia chiaro – purché incisive nella struttura economica del nostro Paese!); e assumere una chiara impostazione anti-imperialista (cioè di contrarietà allo sfruttamento neo-coloniale delle risorse dei paesi poveri e della loro conquista militare).

Bisogna insomma affrontare le cause reali dei problemi, perché se si applicheranno unicamente dei cerotti sugli effetti prodotti da una cultura che chi osanna il libero mercato evita di vedere (di far vedere e di insegnare), questo movimento durerà anche a lungo ma rischia di trasformarsi in una illusione.

Manifestare con slogan generici (per quanto “belli” e accettati da tutti) non sortirà alcun effetto anche se in piazza a Bellinzona ci saranno oggi (e me lo auguro) decine di migliaia di persone: qui servono rivendicazioni concrete, necessariamente conflittuali con chi oggi detiene (in maniera insostenibile) il potere economico, e soprattutto tali rivendicazioni vanno rivolte alle istanze politiche del proprio territorio.

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Massimiliano Ay è segretario politico del Partito Comunista della Svizzera Italiana, dal 2008 al 2017 è stato consigliere comunale di Bellinzona e dal 2015 è deputato al parlamento della Repubblica e Cantone Ticino.