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I comunisti ne sono convinti: “esiste un’incompatibilità assoluta tra l’UE e la democrazia”

La critica all’Unione Europea viene propagandata continuamente quasi fosse una prerogativa delle destre cosiddette populiste e xenofobe. In realtà vi è pure una forte opposizione all’UE che arriva da sinistra e che parte da posizioni internazionaliste e non di sciovinismo egoistico. In Svizzera si conosce la posizione del Partito Comunista: non solo contraria all’adesione della Confederazione nell’UE, ma persino ostile al cosiddetto “cambio fisso” fra franco ed euro. Pubblichiamo di seguito alcuni estratti di una dichiarazione congiunta di due altre organizzazioni di orientamento marxista la cui analisi sull’UE ci sembra particolarmente interessante.

Il Fronte Popolare (Italia) e il Polo di Rinascita Comunista in Francia lottano per l’uscita dei nostri paesi, da sinistra, dall’Unione Europea e dalla sua moneta, l’euro, che sono le armi di distruzione di massa delle conquiste sociali strappate con dure lotte dalle nostre classi operaie e dai nostri popoli contro il capitalismo. La natura di classe dell’UE e dell’euro al servizio esclusivo del grande capitale, rende la costruzione europea irriformabile. “L’UE sociale e democratica” è una menzogna, una cortina fumogena, un’illusione mortale.

Esiste un’incompatibilità assoluta tra l’UE e il progresso sociale: tutte le politiche portate avanti congiuntamente dalla socialdemocrazia e dalla destra sono consistite nella demolizione mattone per mattone dei servizi pubblici e delle tutele del lavoro, nell’abbassamento dei salari e delle pensioni, nell’aumento dell’età pensionabile, nelle privatizzazioni, ecc. Ciò a causa non del debito o di una cattiva gestione, non della finanza che sarebbe folle, ma dell’esigenza del capitale di ottimizzare i suoi profitti e dunque di rafforzare lo sfruttamento dei proletari, messi in concorrenza gli uni contro gli altri col pretesto della “economia di mercato aperta al mondo, dove la concorrenza è libera e non falsata” con cui i trattati sovranazionali definiscono l’UE. I mandatari del potere del grande capitale, che sono i governi della destra e della finta sinistra, non fanno che applicare la tabella di marcia fissata dall’UE, braccio istituzionale del grande capitale e macchina da guerra imperialista impegnata in un partenariato strategico con la NATO.

dichiarazione-congiunta-2Esiste un’incompatibilità assoluta tra l’UE e la democrazia secondo ammissione dello stesso Juncker, presidente della Commissione Europea (ex primo ministro del Lussemburgo, dove si è conquistato i galloni agli occhi del capitale facendo del suo paese una zona di non-diritto per i capitali, ex governatore del FMI ed ex governatore della BERD), che dichiarava in occasione del referendum del 2005 in Francia sulla costituzione europea: “Se vince il SI, diremo: si va avanti; se vince il NO, diremo: si continua”. In effetti vinse il NO, ma la destra e il Partito Socialista commisero un tradimento ignorando la volontà del popolo. Nel 2015 egli dichiarò nuovamente, a proposito della Grecia: “Dire che tutto cambierà perché c’è un nuovo governo ad Atene, è scambiare i propri desideri per la realtà […] Non vi possono essere scelte democratiche contrarie ai trattati europei”. Com’è possibile osare affermare dopo ciò, come fa il Partito della Sinistra Europea (SE), che l’UE possa essere trasformata in strumento democratico, quando essa semplicemente nega la possibilità di tenere conto della volontà dei popoli? Ciò equivale a comportarsi da quinta colonna della borghesia in seno al movimento operaio e democratico.

È altresì vero che la SE ha abbandonato un’altra dimensione della democrazia: la difesa della sovranità nazionale. L’UE non soltanto non rispetta la sovranità dei popoli, ma demolisce le nazioni che sono lo spazio in cui si esprime la democrazia. Le nazioni che sono il fondamento dell’internazionalismo, ossia della fratellanza e della solidarietà nella lotta dei lavoratori di tutto il mondo contro il capitalismo. Come diceva Jaurès: “Poco internazionalismo allontana dalla patria, molto vi ci riconduce”. Quanto a Gramsci e Togliatti, rifiutano il nichilismo nazionale, come del resto Dimitrov. Antonio Gramsci rinfaccia ai fascisti: “Voi fascisti condurrete l’Italia alla rovina e a noi comunisti spetterà di salvarla”. I comunisti hanno vinto quando si sono identificati con la lotta per l’emancipazione sociale e per l’indipendenza nazionale.

Le nostre due organizzazione lottano anche per l’uscita dalla NATO. È noto a tutti che la NATO sia, come l’UE, uno strumento al servizio dell’imperialismo. La NATO è guerra. Ovunque questa struttura imperialista destabilizza, sovverte, sabota, aggredisce le forze progressiste o semplicemente patriottiche e i paesi che non accettano totalmente il giogo imperialista. La NATO minaccia gravemente la pace mondiale con la sua politica di provocazione, in particolare contro la Russia, e di sovra-armamento. Essa semina la guerra in Europa, in Medio Oriente, accendendo incendi che possono un domani bruciare il mondo. In Ucraina i dirigenti dell’UE e della NATO si spingono fino a sostenere un governo pro-nazista. Una delle condizioni per la pace è l’uscita dalla NATO, immediata e unilaterale.

(…) Per conseguire questi obiettivi, per dar vita a un processo rivoluzionario che permetta di porre il socialismo all’ordine del giorno, le nostre organizzazioni si richiamano agli orientamenti di principio del VII Congresso dell’Internazionale comunista e sottolineano il ruolo d’avanguardia svolto da Maurice Thorez nell’adozione della strategia di Fronte Popolare che ha permesso ai PC di svolgere un ruolo centrale e motore nella Resistenza antifascista e patriottica e poi nelle conquiste sociali della Liberazione. Esse ritengono che i comunisti debbano riunire intorno alla classe operaia i settori anti-monopolisti in fronti popolari per un’alternativa antifascista, patriottica, progressista, ecologica che apra la via al socialismo.

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