L’ingiustizia sociale della nuova legge sulla CO2

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A causa delle numerose problematiche sociali che pone la nuova legge sulla CO2, è necessario prendere una posizione solida a sostegno del referendum e schierarsi contro le iniquità che verrebbero a nascere a causa di questa riforma. I numerosi motivi in opposizione alla legge e a sostegno del referendum vanno dall’inefficacia del progetto, alla completa mancanza di capacità nell’individuare i veri responsabili dei problemi che spingono a prendere delle decisioni legali a tutela dell’ambiente.

Andando per gradi: l’aumento del costo dei carburanti, specie della benzina, che si prevede verrà causato da questa riforma, non tiene conto delle differenze salariali, sicché saranno colpiti allo stesso modo tanto i miliardari, quanto i lavoratori a contratto interinale. Inoltre, è evidente che bisognerà aspettarsi un rincaro del costo della vita, dal momento che, all’aumentare delle spese di trasporto delle merci, corrisponderà un aumento del prezzo di vendita delle stesse e, in maniera analoga, le pigioni aumenteranno con il crescere della tassa sull’olio combustibile. Un punto ulteriore che è bene mettere in luce è la miopia delle autorità nel riconoscere i veri responsabili dell’inquinamento, vale a dire la piazza finanziaria, con gli investimenti nei carburanti fossili delle banche svizzere, responsabili per l’equivalente di 22 volte la quantità di CO2 prodotta dalla nazione intera, e le grandi imprese fortemente inquinanti che, acquistando sul mercato i “diritti di emissione”, potranno tranquillamente continuare con la loro sporca attività.

In questo modo invece, vengono colpite le vittime del problema, che si servono degli stessi combustibili fossili anche e soprattutto per recarsi a lavorare in questi stabilimenti inquinanti. Ma non è tutto, la proposta è in sé farcita di un certo grado di infantilità, poiché è illusorio credere che le modalità in cui le persone si spostano possano cambiare per costrizione, specie nel caso in cui non venga fornita una valida alternativa, rappresentata, in questo caso, da un rafforzamento dei trasporti pubblici e da un calmiere dei prezzi per gli abbonamenti e i biglietti, ad oggi ancora proibitivi per una buona fascia della popolazione. In sostanza quindi questa proposta consiste, in termini di paragone, a bastonare il ginocchio sano di uno zoppo e dargli una stampella troppo corta a cui appoggiarsi, la quale altro non farà che fargli venire la gobba, mentre, al tempo stesso, il responsabile dello stato di quest’ultimo guarda, senza essere intaccato dalla situazione.

In conclusione, è necessario aggiungere un punto fondamentale, tanto per me, quanto per il Partito Comunista, nella cui gioventù ho trovato un punto di riferimento: è essenziale, ogni giorno più di quello precedente, mettere lo Stato alla testa dell’iniziativa economica, compreso per quanto riguarda l’ambito energetico, soprattutto dopo aver preso in considerazione le conseguenze causate dalla liberalizzazione sfrenata dei mercati. Perciò, è propedeutico al raggiungimento di questo scopo nazionalizzare le imprese attive in questo processo di produzione e funzionali a provvedere a un’alternativa, come i servizi di trasporto pubblico, ma anche la produzione di energia da fonti rinnovabili e il risanamento edilizio, così come diverse altre. È quindi necessario capire che questa riforma, invece di risolvere i problemi ambientali, amplifica ulteriormente le differenze e le problematiche sociali, senza provvedere ad offrire un aiuto valido a chi lo necessita.

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Militante della Gioventù Comunista dal 2019, Fabio Marchioni (classe 2001) è studente di lingua, letteratura e civiltà italiana all'Università della Svizzera italiana.