La Posta continua a privatizzare!

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Questa pandemia pare non aver insegnato abbastanza a chi dirige i settori strategici della nostra economia. Nonostante sia palese ed evidente a tutti come sia lo Stato a doversi occupare del servizio pubblico, cosa che è lampante durante una situazione di crisi come questa, il Consiglio d’Amministrazione (CdA) de La Posta, l’organo che decide le politiche dell’azienda – senza essere eletto democraticamente, nonostante La Posta sia un servizio interamente pubblico – decide ormai da decenni, sempre di più di continuare il suo processo di esternalizzazione e liberalizzazione.

La strategia “Posta di domani” – descritta dal Presidente del CdA Urs Schwalle come una necessità di “essere al servizio della popolazione e dell’economia svizzera anche in futuro” – altro non è che un’ulteriore tassello nel processo di liberalizzazione e di conseguenza uno scadere del servizio pubblico. Il progetto consiste nel voler scorporare la rete di filiali in una SA indipendente che si aprirà a terzi; nient’altro che una decisione dettata dal profitto e dalle leggi del mercato, non sicuramente da una volontà di rendere il servizio pubblico il più universale possibile.

L’abbiamo visto negli ultimi 20 anni, dapprima con la riforma delle PTT che prevedeva lo scorporo delle telecomunicazioni, i cui utili permettevano di coprire le perdite derivanti da altri servizi meno redditizi come lo sono per esempio gli invii dei pacchi in periferia. La Posta, pur restando di diritto pubblico, ha assunto di fatto obiettivi (la ricerca del massimo profitto) e metodi gestionali tipici di un’azienda privata.

È facile notare gli effetti di queste scelte: uffici postali smantellati in piccoli paesi perché meno redditizi, conseguentemente a ciò tagli ai posti di lavoro e soluzioni “di comodo” come i servizi base all’interno di edicole e chioschi. Per la popolazione che vive in periferia questo crea tutt’ora parecchi disagi, e non si può pretendere che ognuno, soprattutto gli anziani, imparino dal nulla ad utilizzare i servizi digitali sostitutivi. Lo sportello postale di Malvaglia, ad esempio, verrà chiuso il mese prossimo nonostante non vi siano cifre che dimostrino un’effettiva diminuzione dell’affluenza e dell’attività.

Questa strategia si fa anche vanto di voler creare nuovi posti di lavoro, mentre la realtà è quella già descritta: ulteriori tagli, dettati dalle continue esternalizzazioni di servizi, liberalizzazioni e inseguimento di una logica di profitto, con la necessità di abbattere i costi. Tutto questo nella logica che un servizio pubblico non dovrebbe avere: quella di una SA che sa di non dover rispondere a nessuna esigenza del servizio pubblico, e quindi tagliando ancora di più ciò che non è ritenuto redditizio. Alla faccia della “posta di domani”, si tornerà sempre più indietro per una buona parte della popolazione!

Purtroppo bisogna costatare che non basta possedere il 100% delle azioni di un’azienda per definirla pubblica (come nel caso de La Posta, di cui la Confederazione detiene la completa proprietà), e che tutti i processi di privatizzazione degli ultimi 20 anni hanno fatto perdere il carattere pubblico e democratico dei servizi postali. Il CdA non viene eletto dal popolo, né vi è un controllo diretto da parte dei dipartimenti statali sulle strategia adottate dall’azienda. Nei prossimi mesi verrà votata in Gran Consiglio l’Iniziativa parlamentare del Partito Comunista per il ripristino delle ex regie federali, in cui è inclusa anche La Posta. Questa è la direzione per restituire democrazia e universalità al servizio pubblico, oltre che posti di lavoro sicuri e ben retribuiti. In alternativa, la situazione può solo peggiorare.

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Samuel Iembo è stato dal 2015 al 2020 coordinatore della Gioventù Comunista Svizzera. Dopo la maturità presso la Scuola Cantonale di Commercio di Bellinzona, ha iniziato un percorso accademico.