La lotta al cambiamento climatico non deve pesare sulle spalle dei lavoratori!

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Il seguente scritto si riferisce a una dichiarazione sui social di Jacopo Scacchi, membro del comitato dei Giovani Verdi, con la quale invitava la sezione ticinese dello Sciopero per il Clima a non aderire al referendum contro la Legge sul CO2, annunciato venerdì da alcune sezioni regionali del movimento ecologista. Secondo Scacchi questa legge sarebbe un buon compromesso e un passo avanti nella lotta alle emissioni di CO2. Come già rimarcato dal Partito Comunista e dalla Gioventù Comunista questa revisione ha un forte carattere antisociale di cui Scacchi non tiene conto, che vorrei portargli all’attenzione rispondendo così al suo post:

Caro Jacopo,

mi è capitato di leggere un tuo post su Facebook, dove indicavi, alle ragazze e i ragazzi dello sciopero per il clima, la soluzione al dilemma etico che gli sta ponendo la revisione della legge sul CO2. Ovviamente è la soluzione del tuo fronte, che rispetto ma non condivido, e vorrei di seguito spiegarti perché.

Partiamo dal presupposto che in politica, come in tanti aspetti della vita, il paternalismo è poco simpatico e non porta da nessuna parte; ma questo è un appunto di forma; passerei quindi alla sostanza. Parti iniziando, e fondi tutta la tua posizione, sulla “democrazia del consenso” (formula che non mi è del tutto chiara) per legittimare il compromesso come soluzione non solo accettabile ma desiderabile. Se così fosse, allora non capisco perché ritieni che un “primo passo” sia un compromesso desiderabile. Non capisco come ritieni desiderabile lo scaricare addosso ai cittadini la colpa delle emissioni. L’abbiamo detto noi, l’avete detto voi e l’ha detto il movimento Sciopero per il clima: la piazza finanziaria svizzera è responsabile di una quantità di emissioni 22 volte più grande di quella di tutte le economie domestiche svizzere. Tutti questi grandi inquinatori non sono toccati dalla revisione, che va a penalizzare le classi medio-basse senza fornirgli alternative con investimenti che migliorino frequenza del e accessibilità al trasporto pubblico. Inoltre non dimentichiamo che anche per trasportare i generi alimentari che noi acquistiamo nei negozi viene usata la benzina; aspettiamoci dunque un aumento dei prezzi al consumo. Insomma, questo primo passo mi sembra che sia di un piede benestante e industriale su una faccia lavoratrice e bisognosa; però c’è da dire che almeno chiederà: “com promesso?”.

Vedo anche delle leggerezze logiche che non mi sarei aspettato. Mi chiedo come puoi fondare il tuo discorso sul compromesso. Mi spiego: il compromesso, per sua natura, tende ad accontentare tutti, ed è quindi un primo passo in tutte le direzioni. Ma tra queste, quale è quella buona? Prendiamo un esempio recentissimo, la legge sulla caccia. Approvata dal parlamento federale, era di fatto un compromesso tra una parte del mondo ambientalista e quello contadino; cioè era un primo passo per tutti. Quindi teoricamente non c’era bisogno di referendum; non ce ne sarebbe mai bisogno. Ma se il tuo partito ha sostenuto questo referendum immagino sia perché avrà giudicato che tra i due passi uno era più lungo. Bene, qui non è il giudizio mio o del mio partito, sta nei fatti che i penalizzati da questa riforma, quelli che faranno il passo sul posto, sono, in termini di emissioni, meno di 1/23 dei responsabili. Il dato politico sta nel riconoscerlo e decidere con chi stare: con chi produce emissioni per vivere o con chi produce emissioni per fare profitto? A te la scelta.

Alle ragazze e ai ragazzi dello sciopero per il clima auguro di non farsi influenzare da interessi partitici nella valutazione che faranno di questo oggetto, anche se la mia posizione è chiara.

Non ti prendo altro tempo,

Martino

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