Lanciata una nuova campagna di calunnie e fake-news contro i comunisti portoghesi

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Che il Partito Comunista Portoghese (PCP) – alleato istituzionale del governo socialista di António Costa – sia ostacolato dal grande capitale nazionale ed europeo per la sua coerente lotta per un Portogallo indipendente e sovrano, non è una novità. Ma il livello delle calunnie e la dimensione della campagna di diffamazione a cui si assiste negli ultimi tempi assume contorni sempre più gravi. Già in occasione delle elezioni europee del 2019 e delle elezioni legislative nazionali di ottobre 2019, si è assistito a una campagna massiccia di calunnie, degna del più becero anticomunismo di memoria maccartista, principalmente promossa dai media televisivi privati, presuntamente liberi e indipendenti ma, guarda caso, legati in realtà a doppio filo con i più importanti gruppi economici monopolistici portoghesi ed europei.

I giornalisti di regime ripetono: «Tutti i partiti sono uguali»

Si è accusato il Partito di guadagnare cifre sproporzionate con la proprietà di un certo numero di immobili, quando in realtà i bilanci sono in pareggio e le sedi del Partito sono proporzionate all’attività di un partito di massa ben radicato territorialmente come è il PCP. Non bastasse ciò, negli stessi media, sempre più dediti al gossip e agli scandali che alla vera analisi politica, si è assistito a una campagna populista generale contro tutti i partiti dell’arco parlamentare. Vediamo dunque messi in mezzo al pensiero qualunquista del “tutti sono ladri, tutti sono corrotti, nessun politico fa gli interessi della popolazione” pure i comunisti, che ad oggi, non presentano alcuna minima accusa di corruzione o mala-politica rivolta a propri rappresentanti. Non è un caso se a spiccare nelle maggiori testate giornalistiche private sia tale André Ventura, leader del partito di estrema destra – il “Chega”, ossia “Basta”- il primo entrato in Parlamento dai tempi della Rivoluzione dei Garofani.

La borghesia portoghese vuole ostacolare la «Festa do Avante!»

Tornando all’attualità più vicina a noi, la campagna diffamatoria nei confronti dei comunisti portoghesi è ricominciata a pieno regime, con obiettivo centrale la Festa do Avante! La Festa ufficiale del giornale del Partito (l’Avante!), che si svolge normalmente nel primo fine settimana di settembre, rappresenta il più grande evento politico nazionale, vista l’ingente offerta di dibattiti, di attività culturali, di momenti di internazionalismo ineguagliabile a livello europeo. Ogni anno, in media la Festa attira più di 25’000 partecipanti, simpatizzanti e non del PCP. Inoltre, si tratta dell’evento politico più importante dell’anno per i comunisti portoghesi.

Come da copione, con la scusa della situazione particolare legata alla pandemia da coronavirus, è partita l’ennesima campagna di calunnie. Già agli inizi di agosto abbiamo visto girare la notizia nei media secondo cui ogni anno il Partito guadagnerebbe 2 milioni di euro grazie alla Festa. Peccato che i bravi giornalisti indipendenti abbiano pubblicato i dati concernenti solo le entrate e non le uscite relative all’evento. Solo qualche giorno fa si è scoperto, infatti, che dal 2014 la Festa risulta addirittura in perdita. In 5 anni, il deficit accumulato è stato quasi di 2 milioni di euro (guarda caso, il dato singolo delle entrate condiviso dai media a inizio agosto); il che rappresenta un aggravio importante per il Partito giacché il 90% delle entrate secondo la contabilità è legata all’evento annuale.

Strumentalizzare il COVID-19 contro il PCP

Non contenti dell’aspetto finanziario, i giornalisti hanno montato ad arte una campagna strumentalizzando il contesto sanitario. Da più parti si è cercato infatti di fare pressione sulla Direzione Generale della Sanità, massima istituzione governativa per la salute pubblica del Paese, affinché negasse l’autorizzazione per la Festa. Da una parte abbiamo visto i festival musicali estivi, anch’essi legati direttamente ai maggiori gruppi monopolistici portoghesi, schierati contro lo svolgimento dell’evento concorrente, adducendo una discriminazione in realtà inesistente: la Festa do Avante! è un evento politico, non un festival di musica di tipo commerciale. Dall’altra, abbiamo visto di nuovo alla carica i media privati, come la emittente televisiva SIC che, noncurante del ridicolo, prima pubblica una falsa copertina del «New York Times», in cui si definisce la Festa come un “suicidio di massa”, spacciandola per vera, per poi scusarsi pubblicamente 15 minuti dopo, appena scoperto che si trattava di una “fake-news”, creata ad hoc dagli oppositori dell’evento.

Nonostante la campagna di disinformazione e di pressione, la Festa do Avante si è infine svolta lo stesso, in barba alla volontà dei grandi gruppi capitalistici e dell’informazione. Tutte le misure sanitarie, concordate direttamente dal Partito con la Direzione Generale della Sanità, sono state rispettate scrupolosamente, mentre l’affluenza non è mancanta, nonostante il terrorismo mediatico a cui si è assistito negli ultimi mesi.

Come ben rimarcato nel comizio finale dal Segretario Generale del PCP, Jerónimo de Sousa: “volevano farci stare zitti? Non ce l’hanno fatta!”. Lo stesso ha anche sottolineato come “in questi tre giorni abbiamo riscattato l’allegria della vita!”. Volevano zittire il PCP e la sua lotta in nome del popolo, della libertà, della democrazia, della sovranità nazionale, ma il risultato ha zittito i grandi media main-stream.

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Stefano Araujo, classe 1993, dopo il bachelor in scienze politiche e sociologia all'Università di Zurigo, ha conseguito il diploma di master in scienze politiche presso l'Università di Ginevra. E' membro del Comitato Centrale del Partito Comunista (Svizzera).