Svizzera-Cina: neutralità e multipolarismo

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“La Svizzera modificherà la sua posizione verso la Cina?” È questa la domanda che si pone l’editoriale dell’ultimo numero del settimanale Azione.

Il giornale della Migros si riferisce a un’intervista rilasciata da Ignazio Cassis al Blick ad inizio agosto. Il ministro degli esteri svizzero aveva dichiarato che “la Cina è cambiata”, che in quel Paese vi sarebbe una “situazione sempre più precaria dei diritti dell’uomo” e che la Cina starebbe compromettendo l’interesse di aziende svizzere ad Hong Kong.

Tralasciando la scarsa veridicità di quest’ultima affermazione (considerate le riforme di apertura economica in corso in Cina), queste dichiarazioni del consigliere federale PLR sono problematiche perché rischiano di avere ripercussioni sul piano diplomatico, politico ed economico: non si tratta di tentativi di dialogare anche criticamente con Pechino per un comune progresso, ma sono attacchi poco diplomatici che innalzano solo muri. Non solo un ministro degli esteri svizzero non dovrebbe lasciarsi andare ad affermazioni che minano la neutralità elvetica, ma così facendo Cassis mette in discussione persino gli stessi interessi del nostro Paese, che da sempre gode di buone e fruttuose relazioni con la Cina. 

Le motivazioni che spingono Cassis a esprimersi in tal modo non sono però di certo umanitarie anche perché sempre più cittadini cinesi vengono estrapolati dalla povertà, migliorando le proprie condizioni di vita. Ciò che sta alla base delle dichiarazioni del ministro degli esteri è innanzitutto la volontà di difendere la supremazia degli interessi geopolitici del campo euroatlantico (a trazione nordamericana) verso cui evidentemente il Consiglio federale vuole sciaguratamente portarci. 

Esemplari e nel contempo preoccupanti in tal senso sono le considerazioni di Ralph Weber, professore all’università di Basilea, che in un’intervista alla RSI ha affermato che “la Cina vuole ridefinire gli equilibri mondiali” e che “la reazione dei paesi occidentali è giustificata, e non giunge troppo presto, anzi, è piuttosto tardiva”. Stando alle idee di questo professore, che stanno anche alla base dell’atteggiamento del ministro Cassis e della maggior parte dei governi occidentali, il campo atlantico dovrebbe rifiutare di fatto la cooperazione e difendere al contrario la sua supremazia ai danni delle economie emergenti, ostacolando così Pechino, colpevole di voler costruire un mondo multipolare, fondato su relazioni di mutuo rispetto fra Stati indipendenti. 

A infastidire in realtà sia Weber sia Cassis è insomma la politica estera cinese che mette in crisi il dominio neo-coloniale dell’Occidente sui paesi poveri e in via di sviluppo. 

Cassis, infatti, non solo ha attaccato la Cina, ma nell’intervista al Blick ha anche affermato di voler aprire ancora di più le porte – guarda caso – all’Unione Europea (UE), in barba alla nostra sovranità e neutralità e agli interessi dei lavoratori svizzeri, che da decenni subiscono le conseguenze negative della liberalizzazione del mercato del lavoro imposto dall’UE. Cassis vorrebbe dunque sottoporre al Consiglio Federale una nuova strategia da adottare nei confronti della Cina e ha addirittura accusato la Cina di aver “deviato dal cammino verso un’apertura”. Insomma piuttosto che diversificare i nostri partner economici, approfittando del nostro status neutrale, Berna ci vuole far integrare in quel campo geopolitico (quello UE/USA) in evidente declino. Una scelta che rischiamo di pagare nel futuro!

Gli ultimi mesi di crisi sanitaria mondiale hanno dimostrato più volte come l’UE ed il campo atlantico nel suo complesso non si siano dimostrati né solidali né particolarmente affidabili (ci ricordiamo il “furto” di materiale sanitario alle frontiere?), al contrario di Paesi come la Cina, dimostratasi sempre pronta a cooperare nella lotta al Coronavirus.

Dichiarazioni come quelle di Cassis non sono dunque per niente auspicabili, perché, come già affermato in precedenza, minano la nostra neutralità e i nostri interessi nazionali. La Svizzera farebbe bene a distaccarsi sempre di più dall’Unione Europea e a variare i propri partner economici, favorendo così delle relazioni multilaterali e la costruzione di un mondo multipolare, sinonimo di pace.

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Luca Frei, classe 1998, è stato eletto coordinatore della Gioventù Comunista Svizzera nel marzo 2020. Dopo la maturità liceale ha iniziato gli studi universitari in storia ed è attivo nel Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).