35 anni dopo: la storia di Samantha Smith e il suo impegno per la pace

in Editoriali/Internazionale/Nord America/Opinione di

Il 25 agosto 1985, esattamente 35 anni fa, un piccolo aereo civile si schiantava nei pressi dell’Auburn-Lewiston Municipal Airport, nello stato del Maine (Stati Uniti). Tra le vittime (entrambi i piloti e tutti i sei passeggeri), anche l’appena tredicenne Samantha Smith, detta l’ “Ambasciatrice più giovane d’America”. Personaggio oggi dimenticato, all’epoca era tuttavia un’autentica celebrità.

Una lettera al Cremlino

Tutto era iniziato con la nomina di Yuri Andropov a Segretario Generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, nel novembre 1982. L’evento fu accolto con un’ondata di negatività da parte della propaganda capitalista. Risultava indigesto, alla stampa occidentale, il lungo operato di Andropov in qualità di direttore del KGB. Inoltre, le “guerre stellari” di Ronald Reagan davano il via a una nuova escalation nella corsa agli armamenti, facendo riaffiorare lo spettro della guerra atomica. Le relazioni tra i due blocchi erano dunque sensibilmente peggiorate, e ciò si rifletteva nell’intensificarsi della propaganda antisovietica negli Stati Uniti.

È in questo contesto che una bambina del Maine, impressionata dai toni apocalittici della propaganda, decide di scrivere una lettera direttamente ad Andropov. Samantha Smith, questo il suo nome, aveva dieci anni quando inviò al Segretario Generale le seguenti righe:

"Caro Sig. Andropov,
Mi chiamo Samantha Smith. E ho dieci anni. Congratulazioni per il vostro nuovo lavoro. Mi sono preoccupata a proposito di una possibile guerra nucleare tra Russia e Stati Uniti. State per votare per avere una guerra o no? Se non volete, ditemi per favore come farete per evitare che ci sia una guerra. A questa domanda potete non rispondere, ma mi piacerebbe sapere perché volete conquistare il mondo o almeno il nostro Paese. Dio ha creato il mondo per noi perché potessimo viverci insieme in pace, non per combatterci.
Sinceramente,
Samantha Smith"

Parole che riflettono la rozza efficacia della propaganda americana, ma che esprimono anche un sincero scetticismo verso quell’immagine di malvagità gratuita, attribuita al mondo comunista.

La risposta di Yuri Andropov

La lettera viene pubblicata sulla Pravda, e il 25 aprile 1983, inaspettatamente, Samantha riceve una risposta:

"Cara Samantha,
Ho ricevuto la tua lettera, che somiglia a molte altre giuntemi di recente dal tuo Paese e da altri Paesi di tutto il mondo. [...] Hai scritto che sei in ansia circa la possibilità che ci sia una guerra nucleare tra i nostri due Paesi. Ed hai chiesto se stiamo facendo niente per evitare che questa guerra scoppi. La tua domanda è la più importante tra tutte quelle che ogni uomo pensante possa mai porre. Ti risponderò con assoluta serietà ed onestà. Sì Samantha, noi nell'Unione Sovietica stiamo tentando di fare tutto il possibile perché non ci siano guerre sulla Terra. Questo è ciò che ogni uomo sovietico vuole. Ciò che il grande fondatore del nostro stato, Vladimir Lenin, ci insegnò. [...] Noi vogliamo la pace – abbiamo dell'altro da fare: far crescere il frumento, costruire e inventare, scrivere libri e volare nello spazio. Noi vogliamo la pace per noi stessi e per tutti i popoli del pianeta. Per i nostri figli e per te, Samantha. Ti invito, se i tuoi genitori saranno d'accordo, a venire in visita nel nostro Paese, il momento migliore sarebbe questa estate. Scoprirai il nostro Paese, incontrerai i tuoi coetanei, visiterai un campo internazionale per bambini – "Artek" – sulla riva del mare. E vedrai con i tuoi occhi: nell'Unione Sovietica, ognuno è per la pace e l'amicizia tra i popoli.
Grazie per la tua lettera. Ti auguro tutto il meglio per la tua giovane vita.
Y. Andropov

Visitare coi propri occhi un paese …normale

La risonanza mediatica che assunse l’evento è eccezionale. Samantha riceve telefonate da numerosi giornalisti, e reportage televisivi su di lei vengono trasmessi sia dalla TV americana che da quella sovietica. L’invito di Andropov è accettato, e nel luglio 1983 Samantha e i suoi genitori partono per l’Unione Sovietica. Samantha visita Leningrado e Mosca. Nella capitale visita il mausoleo di Lenin, e porta dei fiori alla tomba del Milite Ignoto e a quella di Yuri Gagarin. Inoltre è ospite per diversi giorni del campo pionieristico di Artek, in Crimea, dove trascorre il tempo insieme a suoi coetanei, con i quali stringe numerose amicizie. Proprio il campo di Artek rimarrà per lei il ricordo più bello del viaggio. Ovunque ha occasione di relazionare con normali abitanti dell’URSS e di osservare la società sovietica senza le lenti imposte dalla propaganda.

L’intero viaggio è seguito da giornalisti di tutto il mondo, e per molte persone in Occidente tali reportage sono il primo sguardo senza filtri sull’Unione Sovietica. Attraverso gli occhi di Samantha, si scopre una realtà diversa dalle cupe leggende sull’ “impero del male” e la “prigione dei popoli”. E questo è il messaggio con cui lei torna in patria: l’Unione Sovietica è abitata da persone normali, pacifiche e amichevoli, non da selvaggi guerrafondai. La pace tra i due paesi non solo è possibile, ma necessaria e indispensabile. Il valore simbolico di questo viaggio, un contatto amichevole tra due mondi nemici, è esaltato dalla stampa sovietica. Più divisa è quella americana: in molti ritengono Samantha un mero strumento della propaganda comunista. Nonostante ciò, è ormai una celebrità. Considerata un’attivista per la pace, viene invitata in televisione e intrattiene scambi epistolari con coetanei di tutto il mondo, ma soprattutto dell’URSS. Continua a parlare bene dell’Unione Sovietica, di cui conserva ottimi ricordi. Durante una trasmissione televisiva, all’insinuazione che i sovietici non le avrebbero mostrato “tutta la verità”, risponde: “Quando ricevo degli ospiti a casa mia, non gli mostro mica lo sgabuzzino più disordinato e polveroso.”

Il 25 agosto 1985, di ritorno in aereo dalle riprese per una serie televisiva nel Regno Unito, avviene l’incidente.

Un anniversario dimenticato

Oggi, abituati come siamo al ruolo mediatico dei bambini nelle battaglie politiche e sociali più disparate (qualcuno ha detto Greta Thumberg?), la vita di Samantha Smith può sembrare una patetica storiella strappalacrime. Le malelingue diranno che si è trattato di una montatura propagandistica filosovietica. Ma la verità è che, all’epoca, il coinvolgimento di un bambino nell’attivismo per la pace era un’assoluta novità. Non vi era nessun secondo fine dietro all’ingenua e sincera lettera ad Andropov. L’impatto del viaggio di Samantha fu positivo e reale. Se non migliorarono le relazioni tra i governi, di certo migliorarono quelle tra i popoli. Per questo, ieri Samantha è stata ricordata con affetto nei media russi. In quelli Occidentali, nonostante l’anniversario a cifra tonda, il silenzio più totale. Samantha è stata dimenticata, come vengono dimenticate tutte le cose che mostrano l’Unione Sovietica in una luce positiva. E forse questa è la migliore dimostrazione dell’importanza del suo contributo. Spetta dunque a noi onorare il coraggio di una bambina che ha saputo guardare oltre il muro della menzogna, riuscendo a scavalcarlo.

 25,535 visite totali,  4 visite odierne

Nil Malyguine, classe 1997, è studente in storia all'Università di Padova.