Le “Donne per la Pace” si sciolgono, ma la lotta continua…

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Il gruppo ticinese della «Donne per la Pace» ha deciso di chiudere. Animato fino a pochi mesi fa da Esther Stella, Franca Cleis e Regula Matasci, sono proprio loro ad aver comunicato tramite la rivista «Nonviolenza» edita del Centro per la Nonviolenza della Svizzera Italiana (CNSI) dello scorso mese di marzo, di aver trovato il «coraggio di sciogliere definitivamente» lo storico sodalizio pacifista. Una decisione che, tuttavia, non è stata troppo sofferta «con queste prospettive di lotta»: in effetti le tre esponenti di «Donne per la Pace – Ticino» spiegano di riporre molta fiducia nelle nuove generazioni che si sono mobilitate recentemente ad esempio a favore delle istante ambientali.

Un storia lunga 43 anni…

Emanazione del movimento «Frauen für den Frieden» fondato da Aline Boccadoro e ancora oggi attivo a Zurigo, Basilea, Winterthur e Bienna, il gruppo ticinese era stato costituito nel 1977 dalla volontà di alcune militanti femministe che, nel contesto «all’allarme nucleare» di quegli anni di guerra fredda, ritenne necessario organizzare e «incoraggiare le donne in particolare a operare nell’impegno per la pace». Dal 1982 la responsabilità regionale dell’associazione in Ticino è stata assunta da Esther Stella.

No ai nuovi caccia dell’esercito svizzero!

Nella loro lettera di commiato non mancano riferimenti alle priorità di lotta politica dettate dall’attualità: innanzitutto viene condannato l’assassinio tramite un drone USA di «un importante esponente del popolo iraniano». Il riferimento è evidentemente all’omicidio di Qassem Soleimani, comandante delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane che ebbe un ruolo centrale nella lotta contro il terrorismo islamista di ISIS e Al Qaeda ma che gli Stati Uniti hanno voluto abbattere in un atto vile e criminale che avrebbe potuto provocare una guerra regionale con l’Iran. Ma non è tutto: le «Donne per la Pace» invitano anche alla mobilitazione per impedire alla Svizzera di acquistare nuovi aerei da combattimento (sul quale nel frattempo sono state consegnate le firme per indire un referendum popolare) e «addirittura droni di fabbricazione israeliana».

La lotta per la pace deve continuare…

Quali altre prospettive ci sono ora per chi vuole impegnarsi a favore della pace nella Svizzera Italiana? Sono sostanzialmente tre i movimenti presenti: il già citato CNSI diretto da Luca Buzzi, un pioniere del diritto all’obiezione di coscienza; il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) coordinato da Zeno Casella e Rudi Alves e che dispone al suo interno dello sportello «SOS-Reclute» per favorire il passaggio dei coscritti dal servizio militare al servizio civile e infine dal Movimento Svizzero per la Pace (MSP), rappresentato in Ticino da Stefano Araujo e che è in sostanza la sezione elvetica dello storico World Peace Council oggi in prima linea nella difesa della sovranità del Venezuela bolivariano aggredito dal golpismo atlantista.

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