COVID-19: Kerala, la zona “Rossa” dell’India

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Lo Stato del Kerala, uno dei più a rischio epidemia della federazione indiana essendo al terzo posto per densità di popolazione, con 849 abitanti per km2, sotto la direzione politica e amministrativa del CPI(M) – il Partito Comunista d’India (Marxista) – ha saputo appiattire in modo esemplare la curva di contagi contando attualmente un numero di tre soli decessi per 33,5 milioni di abitanti. Questo nonostante lo scarso sostegno che al momento sta ricevendo dal governo centrale di Nuova Dehli, che esita ad inviare aiuti finanziari e alimentari agli stati membri.

Come riporta il ministro della sanità e della sicurezza sociale per lo Stato del Kerala, la professoressa K.K. Shylaja, che è pure membro del Comitato Centrale del CPI(M), il tasso di mortalità nella regione è circa dieci volte inferiore alla media mondiale, aggirandosi intorno allo 0,5%.

Gli ottimi risultati ottenuti dalla coalizione governativa del Fronte Democratico di Sinistra (a trazione comunista) sono da attribuirsi alla tempestiva risposta alla crisi, avendo analizzato con attenzione la situazione fin da gennaio, momento nel quale sono stati introdotti i controlli negli aeroporti isolando tutti i casi sospetti. Inoltre, lo Stato ha saputo riconoscere la necessità di una quarantena, avviandola prima degli altri, e al momento dell’introduzione delle nuove norme erano già pronte tutte le misure necessarie, come la fornitura dei beni di prima necessita a domicilio, un’efficiente rete di informazione, un esteso sistema di monitoraggio dell’infezione, l’aumento di capacità delle linee internet, un hotline di sostegno psicologico e molto altro.

Anche la tecnologia ricopre il suo importante ruolo: un esempio è il robot “Nightingale-19”, progettato dagli studenti del Chemberi Vimal Jyothi Engineering College con il supporto del Dipartimento della Sanità. Esso permette la distribuzione dei pasti e di altri beni ai pazienti, mettendoli anche in comunicazione con il personale medico senza i rischi di un contatto diretto.

Oltre alla prontezza nell’affrontare la situazione, va sicuramente riconosciuto che lo Stato a guida comunista è quello che in India investe maggiormente nella sanità, disponendo di medici, infermieri e paramedici in ogni villaggio. Inoltre, l’elevato grado di alfabetizzazione della regione ha permesso una diffusione più rapida ed efficiente delle informazioni utili a limitare l’espansione del virus.

Ciò ricorda l’importanza che settori strategici come sanità ed istruzione siano non solo sotto controllo statale, ma pure salvati da tagli, privatizzazioni e riduzione degli investimenti pubblici, come spesso accade anche nel nostro Paese per garantire ai privati forme di profitto sulle spalle dei cittadini.

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Davide Haas, classe 1997, è attualmente studente in ingegneria presso la HFTM di Bienne. Da qualche anno è un militante della Gioventù Comunista Svizzera.