Il numero dei morti l’abbiamo preso da Wikipedia

in Editoriali/Opinione/Ticino e Svizzera di
Il testo che segue riprende in sintesi quanto emerso dall'articolo «Die Zahl der Todesfälle haben wir aus Wikipedia entnommen» pubblicato su Republik. Le testimonianze non sono state da noi raccolte, così come l'evoluzione della situazione non ci è nota.


Pile di carta, errori umani, mancanza di digitalizzazione. Quante persone sono state testate finora in Svizzera? Quanti risultano positivi, quanti negativi? Chi è considerato guarito e quante persone sono morte?

Da una ricerca condotta da Adrienne Fichter e pubblicata il 20 marzo sul media digitale “Die Republik”, emerge come l’Ufficio Federale della Sanità Pubblica (UFSP) non sarebbe in grado di fornire risposte ad alcune di queste domande, perlomeno non in maniera accurata e aggiornata.

Questa affermazione giunge al termine di due settimane di interviste condotte dal portale con diversi dipendenti dei dipartimenti competenti. La realtà che emerge è quella di un dipartimento che adotta procedure obsolete, non garanti della privacy dei dati scambiati, costretto addirittura a stimare il numero dei contagi posando il numero di formulari su di una bilancia o a reperire il numero dei decessi attraverso Wikipedia.

Manca la digitalizzazione

Una delle problematiche, che obbliga i funzionari del dipartimento a operare tramite posta, fax e pile di fogli, è in parte dovuta alla legge. L’ordinanza del Dipartimento dell’interno (DFI) sulla dichiarazione di osservazioni relative alle malattie trasmissibili dell’essere umano (link) concernente la notifica delle osservazioni di malattie trasmissibili dell’uomo emanata dal DFI prevede che le notifiche all’UFSP siano effettuate per posta, corriere o fax. Tuttavia, lo stesso articolo menziona anche la possibilità di inoltrare i rapporti per via elettronica in un “sistema designato dall’UFSP”. L’UFSP ha infatti annunciato una tale innovazione digitale per le notifiche di laboratori e medici in una valutazione globale nel 2014.

Tale innovazione digitale annunciata già nel 2014 nell’ambito di una valutazione globale non è però mai stata attuata, e solo nel 2019 è stato pubblicato il concorso sul sito del Sistema informativo sulle Commesse pubbliche in Svizzera. Il portavoce dell’UFSP Daniel Dauwalder afferma che si tratta di un progetto a lungo termine che non può essere accelerato a causa dell’attuale situazione sanitaria.

Per ora bisognerà continuare a operare in formato analogico, con database e canali di comunicazione obsoleti.

Questo chiaramente può essere fonte di problemi di sicurezza nella trasmissione dei fax, essendo state abolite le linee di telecomunicazioni analogiche a favore del digitale che, in assenza di una connessione sicura, non risultano criptati.

Sembrerebbe inoltre che ogni dieci fax uno non giunga a destinazione (link) e che gli aggiornamenti vengano dimenticati continuamente, complice anche sicuramente il numero ridotto di effettivi nella raccolta dati, che in questo particolare contesto sono sovraccarichi di lavoro.

Le statistiche sono “inutili”

Vista l’ampia diffusione del virus in Svizzera, solo le persone appartenenti alle cosiddette “categorie a rischio” vengono sottoposte al tampone. La realtà dei numeri è quindi sconosciuta in ogni Cantone e l’UFSP a sua volta non ha un’accurata visione di insieme dei test effettuati, così come dei ricoverati e dei guariti. Per assurdo personalità del settore medico hanno contattato direttamente Tamedia che tiene statistiche quotidiane tramite altre fonti.

Eppure, vi sono degli esempi cantonali che sembrano dimostrare una via più virtuosa. Il servizio “Open Government Data” del Cantone Zurigo ha caricato dalla scorsa settimana i propri dati in forma leggibile sulla piattaforma per la gestione dello sviluppo di software di tipo collaborativo GitHub (link)

L’UFSP è invece in ritardo a causa del “blocco” del flusso di informazioni dovuto all’insufficienza (o alla mancanza) con cui vengono riportati i risultati clinici, dall’enorme carteggio presente negli uffici e da quanto smarrito per fax, arrivando agli episodi sopracitati di stima dei contagi tramite bilancia, pratica che sembra essere ormai la quotidianità.

Sempre secondo Republik, i collaboratori sono stati recentemente incaricati di restringere i criteri di notifica per gli ospedali, che avrebbe comportato una minore notifica di casi. Un progetto fortunatamente abbandonato a seguito di una forte resistenza interna.

Quello che però non giunge praticamente più sulle scrivanie è il numero dei risultati di test negativi. Sembra infatti che nessuno conservi gli stessi per allestire delle statistiche, ma che il tutto venga inviato direttamente ancora una volta in formato cartaceo, richiedendo nuovamente l’intervento delle bilance sopracitate per il conteggio dei casi.

Non esiste inoltre nessuna indicazione sui rapporti supplementari da effettuare. Queste informazioni, effetto delle misure applicate, durata del ricovero in cure intense ecc. sono tuttavia una base fondamentale per ottenere una prospettiva più accurata del contesto e conseguentemente per il processo decisionale.

Il portavoce dell’UFSP non ha voluto entrare nel merito delle segnalazioni mancanti limitandosi ad affermare che “l’attuale dinamica di diffusione del Covid 19 è una sfida per tutti gli attori del sistema sanitario”.

Parole più dure giungono invece dagli esperti. Per Marcel Salathé, epidemiologo del Politecnico federale di Losanna: “La situazione è indegna della Svizzera” (…) “Dal punto di vista epidemiologico, il fatto che nel 2020 abbiamo perso il controllo dopo soli 10 giorni a causa di processi obsoleti e non abbiamo più una visione d’insieme del numero di casi è una catastrofe”.

6,462 Visite totali, 201 visite odierne

Alberto Togni (1994) è membro della Direzione del Partito Comunista (Svizzera) e consigliere comunale a Gordola. In passato ha ricoperto ruoli nel Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA).