Le nuove frontiere del Medioriente

in Internazionale/Medio Oriente di

Un Kurdistan indipendente è il progetto imperialista e sionista nel Medioriente, come le cartine geografiche utilizzate dalle scuole militari statunitensi (vedi sotto) dimostrano. Il loro obiettivo strategico, tanto di Israele, quanto degli Stati Uniti, è l’idea di una un Kurdistan nemico di tutti i suoi vicini e funzionale ai loro interessi e da loro dipendente.

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Il governo israeliano è molto interessato a tale progetto e interviene ripetutamente a favore dell’indipendenza del Kurdistan, l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti è intervenuto recentemente riaffermando che i curdi sono i migliori alleati d’Israele in Medioriente.

La guerra in Siria ha oggi anche l’obiettivo della creazione di una zona kurda autonoma nel Nord, al fine di offrire un corridoio al mare per il futuro Kurdistan e anche una via d’esportazione per il petrolio, tanto verso l’Europa, quanto verso Israele. L’intervento russo ha bloccato, almeno per il momento, la realizzazione di uno stato siriano frammentato in autonomie locali, una federazione etnica sul modello irakeno, questo resta tuttavia il progetto statunitense che la NATO vorrebbe imporre al governo siriano attuale o uno nuovo imposto con le armi e contro il consenso popolare.

Questo progetto vorrebbe coinvolgere una parte del territorio turco e per questa ragione la Turchia è entrata a far parte della lista nera dei nemici degli Stati Uniti perché non accetta una nuova Costituzione che divida il paese in gruppi etnici e settari, per questo motivo gli imperialisti hanno appoggiato l’avvento al potere di Edogan, ma le forze armate turche, nel solco della tradizione kemalista di partecipazione popolare all’unità nazionale, hanno respinto questo progetto, contrastando i gruppi armati del PKK, che è la forza politica e militare centrale della strategia imperialista, ben al di là di una effettiva rappresentanza di questo movimento dei kurdi.

Si sta vivendo una crisi profonda: due ex ambasciatori statunitensi in Turchia hanno scritto sul “Washington Post” ai primi di marzo, intimando al governo turco o di accettare una Costituzione federale o di abbandonare la guida del paese. Erdogan è di fronte a una alternativa, da un lato può sottomettersi agli interessi statunitensi, dall’altro può, in modo corrispondente agli interessi del popolo turco, operare una radicale svolta verso una politica attenta alle nazioni emergenti, a partire dalla Cina e della Russia, per un mondo e un’Asia di pace e cooperazione, a partire dal Medioriente.

È probabile che il popolo turco necessiti di un nuovo governo per intraprendere questo cammino, il solo che possa essere capace di liberare anche i curdi dagli interessi soffocanti dell’imperialismo.

Yunus Soner, vice-presidente del Partito Vatan di Turchia

(Traduzione parziale da un intervento durante un Seminario a Città del Messico)

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