Una strategia di guerra più ampia nel Nord della Siria

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Il 15 giugno 2015 l’organizzazione separatista curda YPG ha conquistato la città di Tel Abyad nel Nord della Siria, precedentemente occupata dai terroristi dello Stato Islamico (ISIS). Il successo militare curdo è stato celebrato in larga parte dalla stampa occidentale, facendo riferimento a due avvenimenti principali: Secondo le agenzie di stampa, dalla presa di Tel Abyad (una delle principali città di confine con la Turchia), le vie di rifornimento dell’ISIS sono state ridotte. Inoltre la conquista della città ha consentito di mantenere l’integrità territoriale tra i due “cantoni” curdi di Hasake e Kobane. Ecco che così, dopo la guerra che ha riguardato la città di Ayn el Arab (detta anche Kobane), i separatisti curdi si sono ancora una volta presentati all’opinione pubblica progressista europea come la principale forza in grado di contrastare l’ISIS, aggiungendo la loro autonomia territoriale come precondizione necessaria. Cerchiamo di analizzare con maggiore accuratezza i recenti sviluppi, di comprendere il progetto nordamericano nella regione ed il relativo ruolo del popolo curdo in questo disegno imperialista.

Una strategia di guerra più ampia

Sin dall’inizio del conflitto siriano è stata applicata la seguente strategia:

  1. L’ISIS o altre forze simili indeboliscono il governo centrale siriano, principale nemico degli USA, in un’area particolare del Paese, costringendolo alla ritirata e proclamando l’autonomia regionale;
  2. Se la regione in questione è parte integrante del cosiddetto Corridoio Curdo, le forze americane iniziano pesanti bombardamenti nei confronti dell’ISIS;
  3. Una volta indeboliti gli islamisti, la fanteria curda fa irruzione nella regione o nella città, liberandola dalle forze islamiste.

La creazione del Kurdistan

1-4593-620ff-6-086f6Se si estende l’analisi, si può notare come il disegno statunitense sia rimasto immutato negli ultimi vent’anni: la creazione di un Kurdistan indipendente. Persino nel conflitto in Iraq nel 1991 la prima mossa americana fu quella di indire una no-fly zone sopra le regioni settentrionali del paese, l’area controllata dai curdi iracheni. Da quel momento, gli Stati Uniti si sono prodigati in favore dell’autonomia del Kurdistan iracheno, nominando la Turchia come potenza principale per l’autonomia regionale.

In Turchia, i processi di negoziazione per un sistema federale che prevede una regione autonoma curda sono sempre stati supportati dagli Stati Uniti. Le esitazioni in materia del Presidente della Repubblica Recep Erdogan hanno creato non pochi problemi nei rapporti tra la Turchia e gli USA, ma tale resta l’orientamento di Washington. La mossa tattica prevista dagli Stati Uniti per il futuro contempla un sistema federale in Turchia, Siria e Iraq, capace di apportare una maggiore integrazione di ogni singola comunità curda presente nei vari Paesi, come testa di ponte degli interessi americani.

Federalismo in Siria e Corridoio curdo

Uno degli obiettivi strategici americani in Siria è la riforma federale dello Stato siriano e la creazione di un corridoio curdo. Le autorità siriane hanno sempre confermato le pressioni americane rivolte a Damasco in merito al riconoscimento dell’autonomia curda e alle riforme federali da adottare nel Paese, per indebolire il potere dell’attuale governo nazionale di Bashar Al-Assad composto oltre che dai socialisti del Partito Baath anche da due Partiti Comunisti. Non si tratta peraltro di un mistero poiché sin dalla guerra di Kobane, il governo di Barak Obama dichiara questo obiettivo sempre più apertamente:

  • Obama dichiara in diverse occasioni la “necessità di una soluzione per i Sunniti da Damasco a Bagdad”, non curandosi dell’esistenza di uno stato Siriano (per maggiori informazioni: https://www.youtube.com/watch?v=zD3JKrGZZp4);
  • Ogniqualvolta che il cosiddetto Corridoio curdo è in pericolo, si manifesta un coinvolgimento delle truppe americane. Mentre gli Stati Uniti osservano l’ISIS prendere il controllo di Mossul, si manifesta un attacco aereo o terreno ad Abril;
  • Gli Stati Uniti hanno dichiarato che i “Curdi sono i migliori alleati sul campo in grado di combattere l’ISIS”, non curandosi del fatto che esista un governo centrale siriano che legittimamente governa su uno Stato sovrano e laico e che dispone di un regolare esercito nazionale (Per maggiori informazioni: Obama dichiara che il PYD sono “friends on the round”: https://www.youtube.com/watch?v=3lD4I0RJ0FM);
  • I media americani hanno affermato che una “balcanizzazione” è in corso nel Medio Oriente, pronti a chiamare in causa il loro governo per sostenere direttamente i loro alleati con armi, addestramenti e aiuto politico (per maggiori informazioni: editoriale del Washington Post: http://www.washingtonpost.com/opinions/a-strategy-for-iraq-and-syria/2015/06/18/20a52e28-15f1-11e5-9518-f9e0a8959f32_story.html);
  • Differenti organi di stato riportano che i due gruppi para-militari curdi, il PYD attivo in Siria e il PKK  attivo in Turchia, ricevono materiale bellico e consigli politici dagli Stati Uniti;
  • Le principali testate occidentali hanno in larga parte raccomandato di votare per l’HDP alle elezioni politiche turche di giugno 2015. L’HDP è il partito a cui fa riferimento il PKK (Per maggiori informazioni: the Economist, 30 maggio 2015: http://www.economist.com/news/leaders/21652320-it-best-way-stopping-their-countrys-drift-towards-autocracy-why-turks-should-vote-kurd);

Al momento, la consolidazione del corridoio con i due cantoni curdi sembra essere un progetto strategico. Tuttavia, il corridoio curdo necessita di uno sbocco sul Mediterraneo per poter esportare il petrolio dalla regione di Abril.

E l’ISIS?

Il coinvolgimento militare americano spiana la strada ad una creazione de facto di un corridoio curdo, forzando l’ISIS a spostarsi dalle regioni di Damasco e Aleppo. Perciò, con il supporto dato al PYD, il centro della guerra organizzata dagli Stati Uniti in Siria si rivolge contro le forze leali al governo socialista di Assad.

La posizione degli anti-imperialisti turchi

ip_sosyalist_perincekIl Partito “Vatan”, organizzazione anti-imperialista che unisce comunisti e kemalisti turchi e in ottime relazioni con il Partito Socialista Arabo “Baath”, respinge categoricamente l’idea di una creazione di territori settari ed etnici all’interno uno stato-nazione del Medio Oriente, così come rigetta qualsiasi tipo di riforma federale del territorio. Queste decisioni sono da considerarsi come facenti parte del piano a lungo termine di distruggere gli stati che minano la sicurezza della dominazione americana ed israeliana. Conseguentemente il Partito “Vatan” respinge categoricamente l’intento statunitense di armare e sostenere i gruppi settari ed etnici, poiché questo tipo di supporto si può considerare come una preparazione all’inasprimento della guerra civile mediorentale, per questo gli anti-imperialisti turchi propongono una cooperazione di sicurezza regionale tra la Turchia, l’Iraq, l’Iran, la Siria e il Libano, di cui hanno già parlato a Damasco in un recente incontro col governo siriano.

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