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Thomas Bruderer: è un pirata la giovane promessa della destra economica svizzera?

Thomas Bruderer, fondatore del Partito Pirata

Il Partito Pirata Svizzero è una novità, dovrebbe avvicinare i giovani alla politica e dovrebbe permettere di parlare dei temi della libertà di informazione e di comunicazione nei meandri della vita politica istituzionale piuttosto conservatrice della Confederazione. Un chiaro programma nazionale ancora non c’è, ma se il loro fondatore, nonché Presidente, Thomas Bruderer, è rappresentativo della linea politica del neo-partito quello che si nota è che se sui diritti civili i pirati dimostrano effettivamente molta apertura, di tutt’altro genere sembra la linea in quanto a diritti sociali ed economia. Totale appiattimento, insomma, agli interessi degli imprenditori e delle classi sociali benestanti.

I salari dei manager? No problem!

Come si può leggere sul suo Smartvote il presidente del Partito Pirata, il 30enne Thomas Bruderer, si schiera contro il salario minimo di Fr. 3’800. Il motivo lo spiega lui stesso: “i salari minimi portano alla disoccupazione”, essi sarebbero inoltre inadatti poiché favorirebbero le persone “non produttive”. “Non corrisponde alle mie idee liberali, quindi voterò no!”: questo è il commento, invece, sull’iniziativa dei giovani socialisti intitola “1:12”, che chiede che il salario più alto in un’azienda non superi il rapporto 1:12 rispetto al salario più basso. Un tentativo, insomma, di limitare i compensi milionari dei manager che al giovane pirata non va bene, forse anche lui guadagna così tanto? Insomma: anche qui il presidente del Partito Pirata dimostra di fare gli interessi dei soliti noti.

Liberalizzazioni in ogni salsa

In merito invece alla liberalizzazione delle aperture dei negozi, anche qui il capo-pirata si schiera con il grande padronato del commercio e se ne fa partigiano. E sullo scambio automatico dei dati fra paesi, per evitare che gli evasori fiscali o i criminali internazionali depositino soldi sporchi nelle banche svizzere? Il presidente dei pirati si schiera con la destra finanziaria e i banchieri: no!

Liberismo, una vecchia ideologia

Passiamo all’agricoltura: “lasciamo che il mercato si regoli da sé”! Questo è il consiglio di Bruderer per quanto concerne il mercato del latte. Il mercato è importante per il neo-“capitan uncino”, anzi è la parola che forse torna più spesso nelle sue risposte: il presidente del Partito Pirata si schiera infatti anche contro l’iniziativa per una cassa malati unica. Egli infatti ritiene che “senza concorrenza, i sistemi sono inefficienti”. Peccato che attualmente le casse malati siano proprio in concorrenza e il sistema continua ad aumentare i premi a scapito della popolazione. Di questo problema sociale però si guarda bene dal parlarne. Sembra insomma che il capo del Partito Pirata voglia solamente dare una riverniciata di modernità a concetti ideologici vecchi, che una volta si chiamavano “liberismo”.

Meno Svizzera, più Europa…

E occupiamoci ora della politica internazionale. Anche qui il Partito Pirata non sembra molto lontano dalla destra economica. Alla domanda se la Svizzera debba entrare nell’Unione Europea, il presidente dei pirati chiarisce che la domanda è “irrealista”, tuttavia risponde con un Sì convinto. Incredibile: oggi anche i più filo-europeisti come il PS e il PLR cercano di moderare i toni entusiastici, anche a seguito dei problemi di crisi dell’euro, ma il “nuovo che avanza” tira dritto come se niente fosse. Allo stesso modo Bruderer non vede niente di male nella libera concorrenza delle persone e, anzi, gli accordi bilaterali andrebbero estesi ulteriormente. La parola “dumping salariale” non appartiene al suo vocabolario. Insomma: la politica europeista delle autorità va benissimo, anzi andrebbe rafforzata. Altro che “nuovo modo di far politica”, sono le stesse idee trite e ritrite di chi comanda da decenni in Svizzera, le posizioni di Bruderer sono vecchie, andavano di moda negli anni ’90, quando si credeva che l’Europa fosse la soluzione a tutti i mali.

Militari svizzeri all’estero? Jawohl!

Thomas Bruderer, per quanto favorevole all’abolizione della leva militare obbligatoria (in questo stranamente affine al Partito Comunista), è però  favorevole alle missioni militari all’estero da parte dei soldati svizzeri, purché siano giustificate dall’ONU. E in merito alla neutralità? Essa andrebbe abolita perché si tratterebbe di un “relitto dell’epoca delle grandi potenze europee”. Inoltre il nostro Paese è “collegato e dipendente” da altri e quindi bisogna trovare soluzioni “pragmatiche”. Cosa questo significa esattamente non è dato a capire, ma quello che leggiamo è una lode alla globalizzazione economica capitalistica e anche un rifiuto della sovranità nazionale.

Che delusione…

Se questa è la linea, tutto si può dire del Partito Pirata, ma non che porta avanti idee nuove. Anzi sembrerebbe quasi una mossa tattica della destra economica svizzera di riuscire a riprendere il controllo sulle nuove generazioni spoliticizzate, creando per loro un nuovo movimento in cui si dica che tutto deve cambiare (più libertà in internet, più libertà di far festa, meno paranoie sui diritti d’autore)… ma che poi nella sostanza delle cose (le direttive economiche di fondo, i contratti di lavoro, le assicurazioni sociali) serve a mantenere tutto così com’è. Ci spiace, ma stando così le cose noi restiamo qui, ben saldi a sinistra e non ci lasceremo ingannare dalle chimere di un presunto “nuovismo”, “giovanilismo” o quant’altro.

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